Dalla Santa Sede
Visita Pastorale ad Assisi: Incontro del Santo Padre con i Giovani partecipanti al "Go! Franciscan Youth Meeting 2026" (Piazza Santa Maria degli Angeli, 6 agosto 2026)
Domanda di Karolina (Zagabria)
Santo Padre,
mi chiamo Karolina, vengo dalla Croazia, dalla parrocchia e basilica di Sant’Antonio di Padova in Zagabria. Siamo cresciuti nelle parrocchie francescane, accompagnati dai frati, imparando da san Francesco che il Vangelo si annuncia anzitutto con la vita, attraverso la gioia, la semplicità, la fraternità e la vicinanza a ogni persona. Grazie a questa esperienza abbiamo scoperto una fede viva, che non rimane chiusa nelle chiese, ma diventa servizio, accoglienza e speranza per gli altri. Oggi, però, viviamo in un mondo che cambia rapidamente, dove molti giovani faticano a trovare punti di riferimento, a costruire relazioni autentiche e ad aprire il cuore a Dio. Anche noi desideriamo essere testimoni credibili del Vangelo nei luoghi in cui viviamo, studiamo e lavoriamo, portando la luce di Cristo con lo stile semplice e fraterno di san Francesco.
Santo Padre, quale consiglio darebbe a noi giovani che siamo cresciuti nella spiritualità francescana, affinché possiamo rimanere autentici discepoli di Cristo e portare speranza ai nostri coetanei, senza perdere la gioia del Vangelo, la semplicità del cuore e quella vicinanza alle persone che rende credibile ogni testimonianza cristiana?
Risposta del Santo Padre
Grazie, Karolina, per questa domanda. E innanzitutto buongiorno a tutti voi! Un saluto anche ai giovani che già sono dentro la basilica, che ci accompagnano anche, credo, con gli schermi. Sono veramente contento di essere qui con voi! Allora, Carolina, grazie per questa domanda. Credo che molti, ascoltandola, abbiano sentito che conteneva già una parte della risposta, perché hai dato una testimonianza dello stile di semplicità, fraternità e vicinanza che ti ha convinta e ti ha consentito di maturare nella fede, appartenendo a una comunità, ma aperta a tutti. Questo è avvenuto in una regione dell’Europa che solo trent’anni fa ha conosciuto la guerra e il pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo. In realtà, la presenza dei francescani aveva ispirato per secoli il dialogo e aiutato la convivenza pacifica tra cattolici, ortodossi e musulmani. Oggi, essere fedeli a questa tradizione di prossimità significa andare controcorrente, lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione.
Ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace all’interno di società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità. Essere testimoni di Cristo rimane quindi affascinante e impegnativo, perché allarga la mente e il cuore oltre confini artificiali, cioè al di là di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio. Sottrarsi alla cultura della potenza e costruire la civiltà dell’amore non è subito compreso e accettato. Da San Francesco, però, imparate la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo: non rende ciechi e violenti, ma sensibili, attenti, sempre alla sequela di Gesù e quindi umili, accoglienti verso tutti. Non è facile, ma dà molta gioia.
Provate ora a immaginare, per un momento, il luogo dove ci troviamo, ma otto secoli fa. Qui, in aperta campagna, si erano radunati con Francesco centinaia di giovani fratelli da tutta Europa. Cercate di vederli, come raccontano le Fonti, «schiera a schiera, qui quaranta, ove cento, dove ottanta insieme, tutti occupati nel ragionare di Dio, in orazioni, in lagrime, in esercizi di carità; e stavano con tanto silenzio e con tanta modestia, che ivi non si sentía uno rumore» (cfr Fonti Francescane, 1848). Quel silenzio è il contrario della guerra, con le sue violenze, grida e crudeltà. Le stuoie di quei frati, come oggi i vostri sacchi a pelo, raccontano la pace. Ecco la Chiesa: un’assemblea di fratelli e sorelle, alla quale tutti sono invitati. Cari giovani, come è bello stare insieme a “ragionare di Dio” e così, alla sua luce, della vita stessa, nella sua bellezza, nel suo mistero, nella sua serietà! Testimoniate questo stile dappertutto, specialmente in un tempo in cui la tecnologia disabitua a stare insieme, fra persone in carne ed ossa.
San Francesco ha intuito che scegliere la povertà può avvicinare i lontani, incoraggia l’incontro e invita allo scambio di doni. Egli ha intuito, così, che il Vangelo non è separabile dalle scelte di Gesù Cristo, il quale si è fatto povero per arricchirci (cfr 2Cor 8,9): il Vangelo è la sua vita, il suo cammino, la sua incrollabile fiducia nel Padre. Se ci raduniamo nel suo nome, Lui viene in mezzo a noi (cfr Mt 18,20) e la gioia che ci riempie il cuore è libera e sincera (cfr Gv 20,20). Questa gioia evangelizza, più delle parole, e non si può nascondere. Grazie.
Domanda di Giovanni (Bologna)
Santo Padre,
mi chiamo Giovanni, ho 27 anni e vengo da Bologna. Noi giovani viviamo immersi in un mondo dove regna la cultura del provvisorio e in cui ci spaventano le scelte di vita definitiva. Nonostante ciò, Dio, in modo unico e amorevole, continuamente ci parla e ci chiama a seguirlo, con una promessa di vita e di gioia, svelandoci con gradualità la nostra vocazione.
Ecco la mia domanda: Come potergli dire un sì pieno, coraggioso, evitando di “mettere mano all’aratro per poi volgere indietro lo sguardo”, dando un eccessivo peso alle fatiche e alle rinunce del cammino? Cosa ha aiutato lei nel suo percorso vocazionale?
Risposta del Santo Padre
Grazie, Giovanni, per questa domanda direi coraggiosa, piena del desiderio per ciò che non passa. Siamo portati oggi a parlare negativamente del provvisorio. Una volta era invece la Chiesa a educare con insistenza al senso del provvisorio: passa questo mondo, il tempo corre, le cose terrene sono mutevoli. Dio solo rimane, Dio è eterno. Dobbiamo allora chiederci che cosa sia cambiato, per non essere fra quelli che rimpiangono il passato e così non affrontano il presente e non si assumono responsabilità per il futuro.
Sta scomparendo, quasi ovunque nel mondo, la stabilità delle società tradizionali, quella per cui intere generazioni potevano vedere soltanto minimi cambiamenti nel corso di una vita. Al loro interno tutto era molto regolato e predeterminato. Allora la testimonianza della Chiesa invitava a non adagiarsi in un destino già scritto, a discernere il valore di ogni singolo gesto in rapporto all’eternità. Oggi, invece, con una lettura a volte confusa della libertà, ci illudiamo che la vita non si risolva mai una volta per tutte, perché il contesto che abitiamo muta rapidamente e cambiamo parecchio anche noi. Con ciò, però, aumentano anche la paura e la possibilità di perdersi. In questo contesto, il coraggio di compiere una scelta definitiva è forse l’atto più rivoluzionario.
Decidere per sempre non ci rinchiude in una gabbia, ma ci apre a un dinamismo più grande. Amare è un esodo, una strada da scoprire, un cammino che Dio percorre con noi, e questo è il vero senso di ogni vocazione. La Bibbia ci ispira a vivere così: come chi è chiamato ad alzarsi, a percorrere la propria storia ricevendo come un dono direzione e senso dal Signore, per amare secondo i suoi disegni (cfr 1Cor 13 e 1Gv 4). La fede, la fiducia, l’affidabilità rivelano qui il loro indissolubile intreccio. In questo modo, nella fede smascheriamo l’illusione che i problemi si risolvano scappando, o tradendo, o provando a fare pochi passi su strade sempre diverse, senza mai andare lontano. Si possono infatti moltiplicare esperienze, contatti, consumi, restando però sempre allo stesso punto. Il costo umano è alto e il vuoto interiore è profondo. Non di rado si arriva a usare le persone e a esserne usati. Il “per sempre”, allora, è una grazia alla quale Dio stesso ci aiuta a rispondere con la nostra fedeltà, per una pienezza di vita (cfr Gv 10,10).
Fin dall’adolescenza è importante perciò imparare a conoscersi, decidersi e giocarsi – cioè a rispondere al Signore che chiama – senza smettere di farlo nell’età adulta, all’interno delle decisioni già avvenute e davanti a quelle ancora da prendere. È un’avventura in cui nessuno deve sentirsi solo e che, come la fede, durerà fino all’ultimo istante. Nella mia esperienza posso dire che il Signore mai mi ha lasciato solo: mi ha sempre accompagnato, donandomi anche delle persone con le quali camminare. Così, nella vocazione ad essere sacerdote, membro della comunità agostiniana, missionario, ho trovato come una luce che mi ha guidato fino ad oggi, fino a quando ho dovuto dire “sì” anche a una chiamata tutta speciale: quella ad essere Papa.
Nell’adesione al progetto unico che Dio manifesta per ciascuno di noi, la chiamata fondamentale, scritta in ogni cuore, è una chiamata alla comunione e non si ascolta una volta sola, ma ogni giorno. Il peccato inquina la chiarezza su questo punto, introducendo nei legami fondamentali diffidenza, competizione e sospetto. Grazie a Dio, invece, ogni vocazione è anche un cammino di redenzione e guarigione. L’invito di Gesù, che ci chiama a seguirlo, illumina la nostra dignità e ci fa onorare quella altrui, provando fiducia e dando fiducia: questa dinamica è così liberante, che merita tutta la nostra passione. Grazie.
Domanda di Luigi (Paternò, Sicilia)
Santo Padre,
sono Luigi ho 22 anni e vengo da Paternò, un paesino in Sicilia. Mi faccio portavoce della Gioventù Francescana di Sicilia, un gruppo di giovani che seguono il carisma francescano. Vorrei rivolgerle una domanda in merito a un aspetto di San Francesco che mi colpisce molto. “Frate Francesco promette obbedienza e riverenza al signor Papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa Romana” (RB I). Nonostante viva in un’epoca in cui la Chiesa era segnata da contraddizioni e difficoltà interne, non sceglie la via dell'eresia; non attacca o giudica la Chiesa di quel tempo, ma preferisce obbedire al Papa. La sua è una scelta libera e rivoluzionaria, in pieno stile “minore”, che ha come unico obiettivo quello di vincere la miseria del giudizio con la compassione e la riparazione che solo l’Amore può dare.
Oggi tanti giovani dicono di “credere, ma non alla Chiesa” e, a partire dalle nostre comunità, osserviamo a volte una Chiesa con le sue contraddizioni e le sue crisi interne, allora mi chiedo, come facciamo a rimanere in questo Amore riparatore? Perché viene difficile al giorno d’oggi vedere la Chiesa come una Madre, che, anche con le sue ferite, è sempre pronta ad accoglierci e ad amarci?
Risposta del Santo Padre
Grazie, Luigi. La tua è una domanda attuale, che ci porta al cuore dell’esperienza di San Francesco. Affrontarla significa condividere un desiderio: il desiderio del Signore Gesù sulla Chiesa. Francesco lo ha ascoltato, contemplando il Crocifisso. Noi dovremmo sempre tornare a questo desiderio. Molte persone nella storia, e anche oggi, non hanno potuto fare esperienza della Chiesa, come Gesù Cristo vuole che sia. Questo fa soffrire, lascia ferite e delusioni e per qualcuno può diventare persino di impedimento a credere.
Nel Vangelo, Gesù mette in guardia da questo tipo di inciampo, cioè dallo scandalo che i suoi discepoli possono procurare ad altri, specialmente ai piccoli e ai poveri. Il desiderio di Gesù, lo vediamo nel gruppo che dall’inizio si crea attorno a lui, è di radunare un popolo, in cui sia superato quello che in genere divide gli esseri umani. Attorno a Gesù diventano fratelli e sorelle uomini e donne che altrimenti non si sarebbero mai incontrati o frequentati. Quando questo miracolo della Chiesa continua ad avvenire, grazie a Dio, rimane sorprendente anche oggi nelle nostre città, piene di muri invisibili che separano gli uni dagli altri. Quante discriminazioni e diseguaglianze possono finire subito, appena ci riconosciamo fratelli e sorelle!
C’è poi un altro aspetto di questa rivoluzionaria unità. Gesù dice: «Tra voi però non è così» (Mc 10,43), cioè non deve andare come tra i grandi della Terra e i potenti del mondo, che cercano visibilità e sovrastano gli altri. Al contrario, Gesù ci dice: «Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti» (vv. 43-44). Il desiderio di Gesù per la Chiesa è chiaro: si tratta di diventare il suo corpo e manifestare la sua vita, di seguire il suo esempio ed esercitare un diverso tipo di forza, che non umilia, ma solleva.
La Parola di Dio, i Sacramenti e la pratica dell’amore fraterno sono vie di trasformazione per realizzare in noi l’immagine di Cristo. Francesco le ha percorse: non dominare, ma servire; non afferrare, ma ricevere; non trattenere, ma restituire: è la vita di Dio che ripara la Chiesa e la rende un popolo libero, un luogo di respiro e di salvezza. «Francesco, va’ e ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina!» (FF 1038): ognuno di noi ha un ruolo in questo cantiere sempre aperto. Abbiamo diverse responsabilità e vocazioni, ma camminiamo insieme, ispirandoci, aiutandoci e correggendoci a vicenda. È importante fare la nostra parte. Allora parleremo della Chiesa con l’affetto col quale si parla di una Madre, perché riconosceremo di appartenerle. Sarà un modo sincero di voler bene a quelle persone e a quella storia in cui Gesù Cristo viene a noi e rimane con noi. «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Umilmente, è questo il Vangelo che annunciamo. Per condividere il desiderio del Signore, allora, non serve mostrarci migliori di come siamo. Occorre riconoscere e lasciare agire Gesù Risorto nella nostra vita, nella storia di tutti noi. Grazie.
Concludiamo questa prima parte chiedendo la grazia di Dio, la benedizione del Signore ad ognuno e a tutti noi. [benedizione]
Visita Pastorale del Santo Padre ad Assisi (6 agosto 2026)
ore 8.30 atterraggio nel campo sportivo "Migaghelli" a Santa Maria degli Angeli
Il Santo Padre è accolto da:
-S.E. Mons. Felice Accrocca, Arcivescovo-Vescovo di Assisi
-On. Alfredo Mantovano, Sottosegretario alla Presidenza del C.d.M.
-On. Stefania Proietti, Presidente della Regione Umbria
-Dott. Francesco Zito, Prefetto di Perugia
-Dott. Valter Stoppini, Sindaco di Assisi
-Dott. Massimiliano Presciutti, Presidente della Provincia di Perugia
immediato trasferimento in auto alla Basilica di Santa Maria degli Angeli;
all'arrivo al Convento, il Santo Padre è accolto dai Ministri Generali degli Ordini Francescani:
-Fra Massimo Fusarelli, O.F.M.
-Fra Carlos Alberto Trovarelli, O.F.M. Conv.
-Fra Roberto Genuin, O.F.M. Capp.
* il Santo Padre risponde a tre domande dei Giovani
- saluto ai Vescovi presenti
- saluto ai membri del Comitato Nazionale per l'Ottavo Centenario della morte di S. Francesco d'Assisi
* omelia del Santo Padre
prima della Benedizione finale: un Giovane ringrazia il Santo Padre per l’incontro
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Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 19 febbraio 2026
Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 30 luglio 2026
Udienza Generale del 5 agosto 2026 - I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 5. La preghiera della Chiesa
I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 5. La preghiera della Chiesa
Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
in questa catechesi riprendiamo la riflessione sulla Costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium (SC). Oggi ci soffermiamo sulla dimensione ecclesiale della preghiera liturgica.
Come suggerisce l’Apostolo Paolo, è lo Spirito Santo che ci insegna a pregare. Dal giorno di Pentecoste, lo Spirito abita la Chiesa, ispirando ogni sua attività e, in particolare, la preghiera. La vita della prima comunità, nata a Gerusalemme dopo la Pasqua di Gesù, è vita nello Spirito donato dal Signore risorto. «Da allora – dice il Concilio – la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo “in tutte le Scritture ciò che lo riguardava” (Lc 24,27), celebrando l’Eucaristia, nella quale vengono resi presenti la vittoria e il trionfo della sua morte e rendendo grazie “a Dio per il suo dono ineffabile” (2Cor 9,15) nel Cristo Gesù, “a lode della sua gloria” (Ef 1,12), per virtù dello Spirito Santo» (SC, 6).
Nel nostro tempo, nei contesti dominati dalla mentalità efficientistica e consumistica, la preghiera può sembrare qualcosa di inutile e di irrisorio. In un mondo dove la scienza e la tecnica pretendono di dare tutte le risposte, pregare può apparire come una forma di evasione. Inoltre, anche in diverse famiglie cristiane non avviene più la trasmissione della preghiera, mentre numerose persone rischiano di confonderla con una tecnica tra le altre, di natura psicologica e finalizzata al benessere personale. La preghiera, invece, in quanto dimensione fondamentale della nostra umanità, merita di essere riscoperta nella sua verità.
La Costituzione Sacrosanctum Concilium ha preso sul serio tale esigenza. E ciò rallegrava profondamente il Papa San Paolo VI, il quale, promulgando questo primo documento approvato dal Concilio Vaticano II, affermò: «Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale» (Discorso, Basilica di San Pietro, 4 dicembre 1963).
Nella Costituzione, infatti, il termine “la preghiera” designa tutta la liturgia. Questa prospettiva è decisiva, perché ha orientato la riforma liturgica dandole come asse portante la partecipazione attiva dei fedeli. La liturgia è presentata anzitutto come il luogo dell’incontro, dell’iniziativa di Dio che si fa prossimo all’umanità nel suo Figlio, «il Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo» (SC, 5), al quale possiamo rispondere «per Cristo, con Cristo e in Cristo, nell’unità dello Spirito Santo», vale a dire grazie alla «preghiera che Cristo unito al suo Corpo eleva al Padre» (SC, 84).
Per questo San Paolo VI desiderava ardentemente che la Liturgia delle Ore, cioè la preghiera pubblica quotidiana della Chiesa, inseparabile dall’Eucaristia, pervadesse profondamente, ravvivasse, guidasse ed esprimesse tutta la preghiera cristiana e alimentasse efficacemente la vita spirituale del popolo di Dio (cfr Cost. ap. Laudis canticum).
Perché tale desiderio si realizzi, la Liturgia delle Ore chiede di essere sempre più accolta e vissuta nella vita ordinaria dei battezzati e delle comunità. A tante persone che vogliono imparare a pregare, in particolare ai catecumeni, essa può offrire il cammino e la scuola della preghiera cristiana.
Ogni settimana e ogni giorno, l’Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa che fa circolare lo Spirito Santo attraverso il suo Corpo. In questa preghiera, Cristo «unisce a sé tutta l’umanità e se l’associa nell’elevare questo divino canto di lode» (SC, 83); così, di giorno in giorno, siamo associati sempre di più al mistero pasquale e conformati a Lui.
Afferma Sant’Agostino: «Quando parliamo a Dio nella preghiera, non dobbiamo separare da lui il Figlio; e quando prega il corpo del Figlio, non separi da sé il proprio capo; sia dunque lo stesso unico salvatore del suo corpo, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, colui che prega per noi, che prega in noi e che è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo dunque in lui la nostra voce, e la sua voce in noi» (Enarr. in psalmum LXXXV: PL 37, 1081).
Legata all’Eucaristia, di cui prolunga la luce, la Liturgia delle Ore santifica il tempo della nostra vita quotidiana: al mattino, iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno, chiediamo la forza della fedeltà in mezzo alle fatiche; la sera, finito il lavoro, i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte, ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio. Ogni Ora è un atto di speranza: durante il pellegrinaggio terreno, vegliamo attendendo con tutta la Chiesa il ritorno glorioso del Signore.
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Saluti
Je salue cordialement les pèlerins de langue française. Frères et sœurs, je vous invite à profiter de ce temps d’été, et peut-être de vacances pour certains d’entre vous, pour cultiver votre votre vie intérieure en passant un peu plus de temps avec le Seigneur dans la prière. Toutes nos activités lui appartiennent, y compris les loisirs et le repos, et peuvent être sanctifiées par sa présence qui nous porte à la rencontre fraternelle avec les autres. Que Dieu vous bénisse.
[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese. Fratelli e sorelle, vi invito ad approfittare di questo periodo estivo, e forse di vacanza per molti di voi, per coltivare la vostra vita interiore trascorrendo un po’ più di tempo con il Signore nella preghiera. Tutte le nostre attività appartengono a Lui, compresi il tempo libero e il riposo, e possono essere santificate dalla Sua presenza, che ci porta all’incontro fraterno con gli altri. Dio vi benedica.]
I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Malta and the United States of America. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!
Liebe Brüder und Schwestern, am heutigen Gedenktag der Weihe der Basilika Santa Maria Maggiore wollen wir die heilige Jungfrau bitten, dass sie uns helfe, im Gebet treu zu sein, damit Gott stets den ersten Platz in unserem Leben einnehme.
[Cari fratelli e sorelle, oggi, nella memoria della dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore, chiediamo alla Santa Vergine che ci aiuti ad essere fedeli nella preghiera perché Dio sia sempre al primo posto nelle nostre vite.]
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. Los invito a valorar la Eucaristía y la Liturgia de las Horas como grandes tesoros milenarios de la Iglesia, y que, a través de nuestro amor a ellas, podamos día a día ir santificando nuestras vidas. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.
我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们,愿你们藉着祈祷,即灵魂不可或缺的食粮,支撑你们的日常行动。我衷心地降福你们!
[Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, sostenete le vostre azioni quotidiane con la preghiera, alimento indispensabile dell’anima. Vi benedico di cuore.]
Uma cordial saudação a todos os fiéis de língua portuguesa, em particular ao grupo de escuteiros de Setúbal e aos peregrinos vindos do Rio Grande do Sul. Reavivemos nas nossas famílias e nas nossas comunidades paroquiais a oração litúrgica, que nos une como Povo de Deus a caminho. Abençoo-vos de coração!
[Un cordiale saluto a tutti i fedeli di lingua portoghese, in particolare al gruppo di scouts di Setúbal e ai pellegrini venuti dal Rio Grande do Sul. Ravviviamo nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità parrocchiali la preghiera liturgica, che ci unisce come Popolo di Dio in cammino. Vi benedico di cuore!]
أُحيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ باللُغَةِ العَرَبِيَّة. نَحنُ مَدعُوُّونَ إلى أَنْ نُصَلِّيَ في كُلِّ لَحظَة، وفي كُلِّ حالَة، لأنَّ السَّيِّدَ المَسِيحَ يُصغِي إلَينا. وَعِندَما تَكُونُ صَلاتُنا بِحَسَبِ قَلبِه، فإنَّها تُحَقِّقُ المُعجِزات. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شَرّ!
[Saluto i fedeli di lingua araba. Siamo chiamati a pregare in ogni momento e in ogni situazione, perché Cristo ci ascolta. E quando la nostra preghiera è secondo il Suo cuore, ottiene miracoli. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!]
Pozdrawiam serdecznie Polaków. W tych dniach z wielu polskich diecezji na Jasną Górę zmierzają piesi pielgrzymi, którym duchowo towarzyszą wierni w parafiach. Niech to świadectwo, trud drogi, wspólna modlitwa i spotkanie z Maryją umocnią wiarę i nadzieję rodzin oraz wspólnot. Wraz z wami proszę o pokój na świecie i o nowe powołania kapłańskie i zakonne. Wszystkich was błogosławię!
[Saluto cordialmente i polacchi. In questi giorni, da numerose Diocesi della Polonia, pellegrini a piedi si dirigono verso Jasna Góra, sostenuti spiritualmente dai fedeli nelle Parrocchie. Questa testimonianza, la fatica del cammino, la preghiera comune e l’incontro con Maria rafforzino la fede e la speranza delle famiglie e delle comunità. Insieme a voi prego per la pace nel mondo e per nuove vocazioni sacerdotali e religiose. Vi benedico tutti!]
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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana: incoraggio ciascuno a perseverare nella fedeltà ai propri doveri, confidando sempre nell’aiuto del Signore.
Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Esorto tutti a rimanere saldi nella speranza, abbandonandovi nelle mani di Gesù che, con il suo sacrificio d’amore irrevocabile, ci ha salvati.
A tutti la mia benedizione!
Videomessaggio del Santo Padre in occasione della 144ma "Supreme Convention" dei Cavalieri di Colombo [Denver, 4-6 agosto 2026] (4 agosto 2026)
Sono lieto di salutare tutti voi che state partecipando alla 144a Supreme Convention dei Cavalieri di Colombo, che si tiene a Denver, in Colorado. Assicuro anche la mia vicinanza spirituale a quanti stanno prendendo parte virtualmente alle cerimonie di apertura.
Mentre vi riunite per queste giornate di confronto, fraternità e preghiera, con il motto “In Colui che è Uno, siamo uno”, vorrei riflettere brevemente con voi sull’importanza di promuovere le virtù di unità e carità, due principi fondanti del vostro Ordine.
Anzitutto, l’unità. Nell’Ultima Cena, Gesù pregò per i suoi Apostoli affinché fossero tutti una sola cosa (cfr. Gv 17, 21). Ma nostro Signore chiese che quel dono dell’unità non fosse dato solo a loro, ma anche a quanti avrebbero creduto in lui grazie alla loro parola nel corso dei secoli (cfr. Gv 17, 20). Tuttavia, custodire l’unità non è spesso facile, e non può essere dato per scontato. Deve essere attivamente coltivato attraverso un dialogo sincero e umile.
A tale proposito, incoraggio tutti voi a continuare a rendere testimonianza di quella concordia che Gesù desidera così ardentemente nella vostra famiglia, nelle vostre parrocchie e nelle comunità più ampie in cui vivete e servite. In un tempo troppo spesso segnato da divisione e aspra retorica, c’è un gran bisogno di profeti di armonia che cerchino di costruire ponti e si adoperino per riconciliare posizioni contrapposte, dove possibile.
Le opere di carità, la seconda virtù, possono essere spesso un modo per promuovere l’unità. Come molti di voi hanno probabilmente sperimentato, quando ci attiviamo per aiutare quanti sono nel bisogno, lì spesso si sviluppa una certa concordia tra coloro che danno e coloro che ricevono, come pure tra coloro che lavorano insieme per assistere i propri fratelli e le proprie sorelle. La carità diventa così non solo una risposta alla sofferenza umana, ma anche un potente mezzo per favorire la fraternità e rafforzare la comunione che è al centro della vita cristiana.
La vostra stessa storia rende un’eloquente testimonianza di questa verità. Proseguendo l’opera iniziata dal vostro nobile fondatore, il beato Michael McGivney, voi, Cavalieri di Colombo, avete lavorato insieme per ben oltre un secolo per mostrare l’amore di Cristo ai nascituri, alle madri in attesa, ai cristiani perseguitati, alle vittime della guerra o della tratta di esseri umani, ai poveri e ai vulnerabili, e a quanti vivono ai margini della società. Attraverso iniziative intraprese dai vostri Consigli locali, come pure a livello nazionale e internazionale, innumerevoli persone hanno beneficiato della vostra bontà. Da parte mia, esprimo profonda gratitudine per la costante generosità del vostro Ordine verso i meno fortunati, e confido che i vostri sforzi continueranno a recare frutto per molti anni a venire.
Con queste brevi riflessioni, porgo cordiali auguri per il lavoro della Supreme Convention, che affido all’intercessione di Maria, Madre della Chiesa, e a quella del beato Michael McGivney. Ora vi imparto la mia Benedizione Apostolica, che estendo volentieri a tutti i membri dei Cavalieri di Colombo e alle loro famiglie.
La benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 177, mercoledì 5 agosto 2026, p. 2.
Videomessaggio del Santo Padre in occasione della VII Giornata Nazionale della Gioventù in Ecuador [Ibarra, 31 luglio-2 agosto 2026] (2 agosto 2026)
Cari giovani dell’Ecuador,
vi saluto con affetto mentre vi preparate per la VII Giornata Nazionale della Gioventù, che si terrà a Ibarra, con il motto: “Fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Gv 16, 33).
Vi incoraggio ad ascoltare la chiamata del Signore e a seguirlo con decisione. L’incontro con Gesù Cristo colma il cuore di gioia e ci dà la forza per essere testimoni del suo amore e della sua misericordia.
Cari amici e care amiche, oggi la Chiesa ha bisogno della vostra gioia, del vostro coraggio e della vostra testimonianza affinché molti altri possano incontrare Cristo. Lasciatevi trasformare dal suo amore e siate promotori di perdono, riconciliazione e pace.
Affido tutti i giovani dell’Ecuador a Nostra Signora della Presentazione. Che Maria sia il modello che vi ispiri a vivere il Vangelo e a dedicarvi, come ha fatto Lei, al progetto di Dio per la vostra vita.
Vi benedico di cuore, in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 175, lunedì 3 agosto 2026, p. 2.
Angelus, 2 agosto 2026
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Quando ascoltiamo il Vangelo, sentiamo spesso raccontare dei segni compiuti da Gesù: sono gesti che manifestano la sua speciale dedizione per noi, cioè la salvezza che Egli porta nel mondo. Il Signore viene ricordato come Colui che dà senso alla vita, liberandola dal male e dal peccato.
Mentre dà la vista ai ciechi e ai sordi l’udito, Cristo non compie soltanto azioni portentose, ma annuncia a tutti che il Regno di Dio è vicino. Perciò il Vangelo di quest’oggi (Mt 14,13-21) testimonia che Gesù non si limita a dare i sensi a chi ne manca, ma dà gusto ai nostri sensi. Al sordo, che torna a sentire, il Signore rivolge la Buona Novella da ascoltare; al cieco, che torna a vedere, mostra la splendida opera della redenzione che si compie per lui. Allo stesso modo, Gesù dona a chi ha fame il cibo da mangiare: l’episodio della moltiplicazione dei pani significa che l’incontro col Signore è un’esperienza nutriente. Nel deserto, cioè nel luogo del nostro bisogno, Cristo è pane di vita. Con Lui l’essenziale è sovrabbondante: «Tutti mangiarono a sazietà» e ne avanzarono «dodici ceste piene» (v. 20). Questo numero evidenzia che il dono del Signore è universale, e che la sua provvidenza per noi non viene mai meno.
Carissimi, Cristo sazia davvero la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita. Al contempo, il suo gesto ci insegna che nulla va sprecato, quando viene condiviso. L’accumulo e lo scarto, invece, sono due lati di uno stesso male: l’ingordigia. Questa malattia dell’animo fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete. E così, davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace.
Nel deserto della guerra e dell’arroganza, guardiamo con quanta benevolenza il Signore «alzò gli occhi al cielo», «recitò la benedizione», «spezzò i pani e li diede» ai suoi discepoli, perché li distribuissero alla folla (cf. v. 19). In questo miracolo della carità riconosciamo le azioni tipiche di Gesù, che trovano nell’Ultima Cena il loro culmine. Allora, infatti, il Figlio di Dio ci consegna la sua stessa vita come nostro fratello in umanità. Mentre gustiamo la grazia dell’Eucaristia, impegniamoci a testimoniare la sua bellezza nei nostri gesti quotidiani, a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra amici. In compagnia di Gesù, anche le vacanze possono diventare tempo di fraterna serenità, coinvolgendo chi, accanto a noi, è nel bisogno.
Chiediamo dunque alla Vergine Maria, madre premurosa, di farci crescere nella carità, perché a nessuno manchi il pane quotidiano.
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Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
sigo con preocupación la alarmante situación en Ceuta, pidiendo a Dios, por medio de la intercesión de Nuestra Señora de África, que se puedan encontrar soluciones de paz, de estabilidad y de justicia.
Continuiamo a pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati. Il Signore conforti coloro che soffrono e benedica l’opera di chi porta aiuto e consolazione.
In questi giorni ricorre il “Perdono di Assisi”. San Francesco ottenne questa Indulgenza da Papa Onorio III, nel 1216, ispirato, mentre era in preghiera alla Porziuncola, da una visione di Gesù e di Maria, circondati dagli Angeli. Ringraziamo il Signore per tale grande dono e facciamone tesoro, specialmente nell’ottavo centenario del “Transito” del Poverello di Assisi, che proprio alla Porziuncola morì il 3 ottobre 1226.
Saluto tutti voi, romani e pellegrini provenienti da vari Paesi: in particolare i “Giovanissimi” delle Parrocchie di Saccolongo e Creola (Padova), i giovani della Parrocchia di San Giovanni Bosco in Altamura e i ragazzi della Collaborazione Pastorale di Castelfranco Veneto, accompagnati dai loro sacerdoti e animatori.
A tutti auguro una buona domenica!
Messaggio del Santo Padre in occasione della III Giornata Nazionale della Gioventù [Stadio Banorte di Monterrey (Messico), 15-16 agosto] (1° agosto 2026)
Cari giovani,
ora che, riuniti nell’Arcidiocesi di Monterrey, celebrate la Giornata Nazionale della Gioventù nell’amata terra messicana, desidero essere presente tra voi con alcune brevi parole per percorrere insieme questo cammino di fede. È una bella occasione d’incontro tra tutti voi, insieme con i vostri pastori, che scaturisce dalla comunione con Cristo, per mostrare al mondo qual è lo scopo della nostra vita: unirci a Lui e raggiungere così, partecipando alla sua vita, la santità alla quale siamo chiamati. Il tema di questo incontro lo mette in evidenza, poiché è Cristo stesso a dirci: «Anche voi date testimonianza, perché siete con me» (cfr. Gv 15, 27).
Cari giovani, abbracciate queste parole con la vostra stessa vita, perché solo uniti a Cristo possiamo far sì che il mondo creda in Lui, anche in mezzo ai problemi che vedete intorno a voi a causa della violenza, dell’indifferenza e della mancanza di senso. Siate capaci di fermarvi e di concedervi del tempo nel silenzio per discernere ciò che veramente conviene ed edifica (cfr. 1 Cor 10, 23). In questo modo, uniti al Maestro, potrete essere suoi testimoni, segni di speranza.
Incoraggiandovi a partecipare a questa giornata con gioiosa allegria, vi affido alla protezione materna di Santa Maria di Guadalupe e vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.
Vaticano, 1° agosto 2026
Leone PP. XIV
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 185, lunedì 17 agosto 2026, p. 6.
Videomessaggio del Santo Padre ai partecipanti alla Giornata Nazionale della Gioventù in Perù [Chulucunas, 30 luglio-2 agosto 2026] (1° agosto 2026)
Cari giovani
è giunto il momento tanto atteso e che avete preparato con tanto entusiasmo negli ultimi mesi: la Giornata Nazionale della Gioventù a Chulucanas. Grazie di cuore per aver risposto a questa iniziativa, che rinnova e rafforza la vita della Chiesa.
Il motto che vi riunisce in questo incontro è: “Sii coraggioso, Cristo vive”. Proprio la certezza della presenza viva del Signore in mezzo a noi è il fuoco interiore che ci spinge a essere coraggiosi e a uscire dalla nostra zona di confort dell’individualismo, per far parte di una comunità di fratelli e sorelle nella fede, per forgiare autentici vincoli di amicizia e testimoniare così che è possibile vivere uniti in Cristo.
Vi invito a spalancare i vostri cuori per accogliere i doni che il Signore vorrà riversare su di voi in questi giorni. E ciò che vivrete in questa Giornata non tenetelo solo per voi, che non rimanga solo nelle foto dei vostri cellulari o in video sui social media; condividetelo, riflettetelo con la vostra vita, perché molte persone hanno oggi bisogno di quella testimonianza gioiosa e contagiosa che un giovane innamorato di Cristo può trasmettere. Non abbiate paura di essere strumenti di Dio per riaccendere la speranza di tanti, tanti cuori che soffrono.
Vi affido alla materna intercessione di Nostra Signora dell’Evangelizzazione. Che interceda per voi, affinché siate “sale e luce” di Cristo in questa amata terra peruviana. Che Dio vi benedica!
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 174, sabato 1 agosto 2026, p. 2.
Videomessaggio "Prega con il Papa" - Agosto 2026: Per l’evangelizzazione nelle città
AGOSTO: Per l’evangelizzazione nelle città
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Signore Gesù, Buon Pastore,
Tu percorri le nostre strade e piazze,
entri nei palazzi prestigiosi e nei quartieri più umili,
e accompagni silenziosamente milioni di persone
che cercano senso in mezzo al rumore e alla fretta.
Tu conosci, Signore, il cuore della città:
le sue luci e le sue ombre, il suo frastuono e la sua solitudine.
Sappiamo che le città sono chiamate ad essere luoghi di libertà e opportunità,
ma possono anche trasformarsi in spazi di anonimato e isolamento.
Per questo oggi ti chiediamo uno sguardo nuovo,
capace di scoprire nella vita urbana
un terreno fecondo per annunciare il tuo Vangelo.
Donaci una fede creativa e profonda,
che non si fermi alle parole,
ma si incarni in gesti semplici e vicini.
Rendici una Chiesa in uscita,
capace di tendere la mano alle periferie,
di portare consolazione nella solitudine
e di seminare fraternità dove regna l’indifferenza.
Signore, fa’ che le nostre comunità urbane
siano case aperte e accoglienti,
luoghi dove si condivide la speranza,
dove nessuno si senta invisibile
e dove la gioia del tuo Vangelo illumini
la vita nascosta di tanti fratelli e sorelle.
Rendici tuoi testimoni nella città,
missionari coraggiosi e creativi,
che annunciano con la vita il tuo Amore,
capace di superare la fretta, il rumore e l’anonimato.
Amen.
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Legge Fondamentale dello Stato della Città del Vaticano (31 luglio 2026)
- Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano
- Allegati: A, B, C
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La necessità di tener conto di nuove esigenze di governo e di alcune importanti modifiche normative intervenute nel corso degli ultimi anni sollecita l’emanazione di una nuova Legge fondamentale.
Questa Legge – che per sua natura serve a dare costitutiva fisionomia allo Stato della Città del Vaticano, posto dal Trattato Lateranense come strumento per assicurare alla Santa Sede l’assoluta e visibile indipendenza e per garantirle la sovranità anche nel campo internazionale – conferma e integra le suddette modifiche.
Posta a fondamento e riferimento di ogni altra normativa e regolazione nello Stato, la Legge fondamentale riafferma la singolare peculiarità e l’autonomia dell’ordinamento giuridico vaticano e il compito del Governatorato, che concorre alla missione propria dello Stato ed è al servizio del Successore di Pietro, a cui direttamente risponde.
Come già in passato, agli Organi di governo e a quanti, con diverse funzioni di responsabilità e animati da vero spirito ecclesiale, svolgono stabilmente il loro servizio per lo Stato, è conferito l'esercizio di ogni potere conseguente sul territorio definito dal Trattato lateranense e negli immobili e nelle aree dove operano istituzioni dello Stato o della Santa Sede e sono vigenti, in forza del diritto internazionale, garanzie e immunità personali e funzionali.
Di conseguenza, con la pienezza della sovrana autorità e certa scienza, stabilisco e ordino quanto appresso, da osservarsi come Legge fondamentale dello Stato:
Titolo I
Disposizioni Generali
Articolo 1
Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza della potestà di governo, che comprende il potere legislativo, esecutivo e giudiziario.
Articolo 2
1. Lo Stato della Città del Vaticano assicura l’assoluta e visibile indipendenza della Santa Sede per l’adempimento della Sua alta missione nel mondo e ne garantisce l’indiscutibile sovranità anche nel campo internazionale.
2. Lo Stato e il suo ordinamento sono distinti dalla Curia Romana e dalle altre Istituzioni della Santa Sede.
3. Le funzioni proprie dell’ordinamento statale sono esercitate dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano in conformità alle leggi e alle altre disposizioni normative.
Articolo 3
1. Durante il periodo di Sede Vacante il Collegio dei Cardinali assicura la continuità delle funzioni dello Stato e ne esercita i poteri.
2. Il Collegio, tuttavia, può emanare disposizioni legislative solo in caso di necessità e urgenza e con efficacia limitata alla durata della vacanza, salvo che esse siano successivamente confermate dal Sommo Pontefice.
Articolo 4
1. Lo Stato esercita la sovranità e ogni potere conseguente sul territorio come stabilito dal Trattato lateranense dell’11 febbraio 1929.
2. I suoi organi esercitano parimenti i poteri a essi attribuiti, oltre che sul territorio dello Stato, anche negli immobili e nelle aree dove operano istituzioni dello Stato o della Santa Sede in cui vigono le garanzie e le immunità previste dal diritto internazionale.
Articolo 5
Fanno parte della comunità dello Stato i cittadini, i residenti e quanti, ad altro titolo e con diverse funzioni e responsabilità, svolgono stabilmente il loro servizio, con spirito ecclesiale, per lo Stato o per la Santa Sede.
Articolo 6
1. La rappresentanza dello Stato della Città del Vaticano nei rapporti con gli Stati e con altri soggetti di diritto internazionale, nelle relazioni diplomatiche e per la conclusione dei trattati, è riservata al Sommo Pontefice, che la esercita mediante la Segreteria di Stato.
2. Negli altri casi la rappresentanza è esercitata dal Presidente del Governatorato.
3. Il Governatorato partecipa alle Istituzioni internazionali delle quali la Santa Sede è membro in nome e per conto dello Stato.
4. Il Governatorato, attesa la condizione di enclave dello Stato, mantiene rapporti e sottoscrive, con organismi ed enti esteri, atti necessari per assicurare gli approvvigionamenti, i collegamenti, le dotazioni e i servizi pubblici, avendo a riferimento l’art. 6 del Trattato lateranense.
Titolo II
Funzione Legislativa
Articolo 7
La funzione legislativa, salvi i casi che il Sommo Pontefice intenda riservare a Sé stesso o delegare eccezionalmente ad altro organo, è esercitata dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.
Articolo 8
1. La Pontificia Commissione è composta da Cardinali e da altri Membri, tra cui il Presidente, nominati dal Sommo Pontefice per un quinquennio.
2. In caso di assenza o impedimento del Presidente, la Pontificia Commissione è presieduta dal primo dei Cardinali Membri con maggiore anzianità di nomina e poi di età.
Articolo 9
1. La Pontificia Commissione esercita i poteri che le sono attribuiti in conformità alle leggi e alle altre disposizioni normative.
2. Le adunanze della Pontificia Commissione sono convocate e presiedute dal Presidente. Partecipa, con funzioni consultive, il Segretario Generale e, ove nominato, il Vice Segretario Generale del Governatorato; il Presidente della Pontificia Commissione può invitare a partecipare il Consigliere Generale, con funzioni consultive. Possono essere consultati componenti di organismi dello Stato, di istituzioni della Curia Romana o altri esperti.
3. La Pontificia Commissione può disciplinare, con apposito regolamento, il proprio funzionamento.
Articolo 10
1. La Pontificia Commissione approva le leggi e le altre disposizioni normative. Per l’elaborazione dei relativi progetti, si avvale della collaborazione dei Consiglieri dello Stato, dell’Ufficio Giuridico del Governatorato o di altri esperti.
2. Prima della promulgazione, le leggi approvate dalla Pontificia Commissione sono sottoposte alla diretta considerazione del Sommo Pontefice.
3. L’interpretazione autentica delle leggi dello Stato è riservata alla Pontificia Commissione.
4. La Pontificia Commissione emana regolamenti generali nelle materie che non sono riservate alla legge o per la disciplina di materie per quali la legge rinvia a regolamenti fissandone i principi.
Articolo 11
1. Il Presidente della Pontificia Commissione può emanare ordinanze, decreti e altre disposizioni, in attuazione di norme legislative o regolamentari.
2. In casi di urgente necessità, il Presidente può emanare decreti aventi forza di legge, i quali, tuttavia, perdono efficacia se non sono convertiti in legge dalla Pontificia Commissione entro novanta giorni dalla pubblicazione.
Articolo 12
1. Il Consigliere Generale e i Consiglieri dello Stato sono nominati dal Sommo Pontefice per un quinquennio e costituiscono un Collegio. Possono svolgere, anche individualmente, funzioni consultive nell’elaborazione delle leggi e degli altri atti normativi e funzioni esecutive.
2. Il Consigliere Generale organizza l’attività e presiede le riunioni del Collegio dei Consiglieri dello Stato.
3. Al Collegio può essere sottoposta, dal Presidente del Governatorato, la richiesta di parere per un dubbio di diritto che non richiede un’interpretazione autentica. Tali pareri possono assumere la forma di dichiarazioni o note esplicative.
Articolo 13
1. La Pontificia Commissione, in conformità alle regole di contabilità, delibera annualmente, con atti aventi forza di legge, il bilancio preventivo e il consuntivo; inoltre delibera il piano finanziario triennale. Sottopone questi atti direttamente all’approvazione del Sommo Pontefice.
2. Il bilancio assicura l’equilibrio delle entrate e delle uscite e si ispira ai principi di chiarezza, di trasparenza e di correttezza.
3. In caso di necessità, il Presidente può disporre con decreto spostamenti di risorse tra i capitoli di bilancio, mantenendo l’equilibrio dei saldi e tenendo conto della sostenibilità nel tempo.
Articolo 14
Il bilancio è sottoposto al controllo e alla verifica contabile di un Collegio, composto da tre membri, nominati per un triennio dalla Pontificia Commissione, alla quale riferisce.
Titolo III
Funzione Esecutiva
Articolo 15
1. Il Presidente della Pontificia Commissione è il Presidente del Governatorato ed esercita la funzione esecutiva in conformità alle leggi e alle altre disposizioni normative.
2. Il Presidente si avvale del Governatorato, i cui organi di governo e organismi concorrono all’esercizio della funzione esecutiva dello Stato, che si esercita negli ambiti previsti dall’art. 4.
3. Le questioni di maggiore importanza sono sottoposte dal Presidente, a seconda del loro rilievo, al Sommo Pontefice o all’esame della Pontificia Commissione.
Articolo 16
1. Il Presidente del Governatorato assicura il governo dello Stato, sovrintende alla funzione esecutiva e attuativa delle leggi e degli altri atti normativi, impartisce le direttive necessarie per l’organizzazione generale dello Stato, definisce gli indirizzi dell’amministrazione e per la gestione del personale e coordina gli organismi del Governatorato.
2. Il Presidente, che è coadiuvato dal Segretario Generale e, ove nominato, dal Vice Segretario Generale, può delegare alcune funzioni esecutive proprie al Segretario Generale e al Vice Segretario Generale.
Articolo 17
1. Il Segretario Generale è nominato dal Sommo Pontefice, su proposta del Presidente del Governatorato, per un quinquennio.
2. Il Segretario Generale coadiuva il Presidente nell’esercizio delle sue funzioni, attua le direttive e le disposizioni del Presidente e adotta i provvedimenti conseguenti, sostituisce il Presidente in caso di assenza o impedimento eccetto per quanto riguarda l’emanazione di disposizioni aventi forza di legge e l’adozione di altri atti normativi, cura la custodia e appone il sigillo ufficiale dello Stato di cui all’art. 20, comma 3.
3. Per l’esercizio delle sue funzioni, il Segretario Generale si avvale della Segreteria Generale e, ove nominato, del Vice Segretario Generale.
Articolo 18
Il Vice Segretario Generale, ove nominato, collabora con il Presidente e il Segretario Generale, svolge le altre funzioni a lui attribuite, sovraintende alla preparazione e alla redazione degli atti e della corrispondenza. Sostituisce il Segretario Generale in caso di sua assenza o impedimento o per delega dello stesso.
Articolo 19
1. È competenza propria ed esclusiva dello Stato assicurare le dotazioni, le infrastrutture, i servizi e le forniture, avendo a riferimento l’art. 6 del Trattato lateranense, per le necessità proprie e della Santa Sede.
2. Il Governatorato provvede alla loro acquisizione, distribuzione ed erogazione alle istituzioni dello Stato e della Santa Sede.
Articolo 20
1. L’organizzazione e le funzioni del Governatorato sono disciplinate dalla Legge sul Governo e da regolamenti adottati dalla Pontificia Commissione o dal suo Presidente.
2. Il Governatorato, con la propria struttura amministrativa, provvede, come compito proprio ed esclusivo che esercita negli ambiti previsti all’art. 4:
a) alla sicurezza, all’ordine pubblico e alla protezione civile;
b) alla tutela della salute, della sanità, dell’igiene pubblica, dell’ambiente e dell’ecologia;
c) alle attività economiche, ai servizi postali, filatelici e doganali;
d) ad ogni infrastruttura di connettività e di rete, all’attività edilizia, agli impianti tecnici, idraulici, elettrici e alla loro vigilanza e manutenzione;
e) alla conservazione, alla valorizzazione e alla fruizione del complesso artistico dei Musei Vaticani, nonché alla sovraintendenza sui beni dell’intero patrimonio artistico, storico, archeologico ed etnografico;
f) ad ogni altra funzione prevista dalla legge o da altre disposizioni normative.
Articolo 21
Il Presidente del Governatorato, oltre ad avvalersi del Corpo della Gendarmeria, ai fini della sicurezza e della polizia può richiedere l’assistenza della Guardia Svizzera Pontificia.
Titolo IV
Funzione Giudiziaria
Articolo 22
1. La funzione giudiziaria è esercitata, in nome del Sommo Pontefice, per le funzioni giudicanti dal Tribunale, dalla Corte d'Appello e dalla Corte di Cassazione; per le funzioni inquirenti e requirenti, dall'ufficio del Promotore di giustizia. Il regime giuridico degli organi giudiziari è stabilito dalla Legge sull'ordinamento giudiziario.
2. Il Sommo Pontefice, in qualunque causa civile o penale e in qualsiasi stato della medesima, può deferirne l’istruttoria e la decisione ad una particolare istanza con esclusione di ogni altro gravame.
3. Nell’applicare la legge, il giudice si ispira al principio di equità, opera per il ristabilimento della giustizia e favorisce la conciliazione tra le parti. Nelle cause penali, inoltre, il giudice commina la pena in funzione della riabilitazione del colpevole, del suo reinserimento e del ripristino dell’ordine giuridico violato.
4. In ogni processo è garantita l’imparzialità del giudice, il diritto di difesa e il contraddittorio tra le parti.
Articolo 23
È riservata al Sommo Pontefice la facoltà di concedere l’amnistia, l’indulto, il condono, la grazia e di commutare le pene.
Titolo V
Disposizioni finali
Articolo 24
1. La bandiera dello Stato della Città del Vaticano è costituita da due campi divisi verticalmente, uno giallo aderente all’asta e l’altro bianco, e porta in quest'ultimo la tiara con le chiavi, il tutto secondo il modello che forma l’allegato A della presente Legge.
2. Lo stemma è costituito dalla tiara con le chiavi secondo il modello che forma l’allegato B della presente Legge.
3. Il sigillo dello Stato porta nel centro la tiara con le chiavi e intorno le parole "Stato della Città del Vaticano" secondo il modello che forma l’allegato C della presente Legge.
Articolo 25
1. La presente Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano sostituisce integralmente la precedente del 13 maggio 2023.
2. Parimenti sono abrogate tutte le leggi, le disposizioni, i privilegi e le consuetudini, anche degni di speciale e singolare menzione, in contrasto con la presente Legge.
3. La Legge fondamentale entra in vigore immediatamente.
Comando che l'originale della presente Legge, munita del sigillo dello Stato, sia depositata nell’Archivio delle Leggi dello Stato della Città del Vaticano e che il testo corrispondente sia pubblicato dapprima nel quotidiano L’Osservatore Romano, quindi nel Supplemento degli Acta Apostolicae Sedis, mandandosi a chiunque spetti di osservarla e farla osservare.
Dal Vaticano, il 31 luglio 2026, Memoria di S. Ignazio di Loyola, anno II del mio Pontificato.
LEONE XIV
Incontro di preghiera e fraternità "Cantico di pace" (29 luglio 2026)
Cari amici,
cari giovani dell’Uganda, della Terra Santa e dell’Italia,
benvenuti! Sono molto felice che siate qui con noi oggi. È una gioia condividere questi momenti. Ringrazio tutti i membri del coro per il vostro duro lavoro di preparazione e faccio i miei complimenti ai direttori dei cori.
Abbiamo appena ascoltato il vostro bellissimo canto. La musica ha la straordinaria capacità di unire voci diverse in un’armonia, dove ciascuna contribuisce con qualcosa di unico all’insieme. In questo senso, il coro diventa simbolo di concordia e cooperazione.
È significativo che le Sacre Scritture e la Liturgia della Chiesa parlino di “cori di angeli e santi” quando descrivono la gioia del cielo, non perché cantino letteralmente tutto il tempo, ma perché uniti nell’amore contemplano Dio insieme e trovano in Lui la pienezza della felicità.
Miei cari giovani amici, cantando avete notato come la musica ci abbia tutti coinvolti in un’esperienza nuova, qualcosa che era più grande di quello che ciascuno di noi avrebbe potuto creare da solo? Questa è l’esperienza della bellezza. Ci apre un nuovo orizzonte e risveglia in noi il desiderio di andarvi incontro. Quando ci dirigiamo verso quell’orizzonte, scopriamo non semplicemente qualcosa, ma Qualcuno. Incontriamo Dio, il nostro Creatore. Proprio come possiamo seguire un ruscello fino alla sua sorgente, così la bellezza della musica ci invita a incontrare colui che è la Bellezza stessa. A questo proposito, continuate a coltivare i doni che Dio vi ha dato e lasciate che vi guidino verso di Lui.
Il Signore è tutto ciò che cerchiamo nella vita, Colui che solo può dare pace ai nostri cuori inquieti. Ricordate che siete stati fatti per cose grandi e che il mondo intero non basta a saziare la vostra sete di senso e felicità. Sappiate anche che il Santo Padre vi ama e prega per voi, per le vostre famiglie e per i vostri Paesi.
In particolare, prego che la pace possa regnare nelle vostre case e in tutti quei luoghi nel mondo che continuano a soffrire a causa della violenza.
Vorrei infine ringraziare la Fondazione Andrea Bocelli per il lavoro che svolge a favore dei giovani, che affrontano svantaggi educativi e sociali. Attraverso la forza della musica, state contribuendo alla missione della Chiesa di promuovere lo sviluppo integrale di ogni persona, a servizio del bene comune. Che Dio benedica i vostri sforzi.
Cari amici, grazie ancora per essere venuti ad allietare i nostri cuori con la vostra bellissima musica. Affidandovi all'intercessione di Maria, nostra Madre, su ciascuno imparto con piacere la mia affettuosa benedizione.
Grazie.
Angelus, 26 luglio 2026
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Al centro dell’insegnamento di Gesù c’è il mistero del Regno di Dio, che il Vangelo di oggi paragona a una perla e a un tesoro (cfr Mt 13,44-52). Le parabole lasciano intendere la sorpresa di chi trova ciò che non poteva neanche sperare, al punto che vendere o lasciare tutto non appare ormai una rinuncia, ma un guadagno. In effetti, sin dalle prime pagine, gli evangelisti descrivono la chiamata di Gesù a seguirlo come irresistibile: libera, certo, ma urgente e capace di suscitare una risposta pronta e mossa dal desiderio. È questo un primo aspetto importante del modo in cui Dio è vicino e si fa trovare: l’incontro col suo Regno è una svolta che non restringe, ma allarga la vita. Se qualcosa deve ora cambiare, è per un di più di possibilità, non per un di meno.
Vi è un secondo aspetto, cui Gesù sembra dare molta importanza: a trovare il tesoro nascosto nel campo è probabilmente un contadino; la perla, invece, è riconosciuta di grande valore da un mercante, forse un viaggiatore. Seguono altre due parabole in cui i protagonisti sono dei pescatori e uno scriba esperto di cose antiche e nuove. Ve ne sono altre, poi, in cui il Regno si lascia scorgere in una donna che impasta la farina, in un’altra che riordina la casa, in un re che pianifica la guerra, in un uomo che progetta una torre, in amministratori che gestiscono pagamenti o investimenti, in pastori e agricoltori. Insomma, il Regno di Dio rivela la sua inestimabile bellezza su strade diverse, ma chiama tutti – uomini e donne, giovani e anziani, poveri e ricchi – a un profondo rinnovamento. Tutti lo possono comprendere e ne sono attratti.
Anche oggi la Chiesa è comunione di persone diverse per origine, per cultura, per competenze, per livello di responsabilità, ma tutte chiamate a riconoscersi “uno” in Gesù Cristo: è Lui il tesoro nascosto, la perla preziosa, la rete che raccoglie chi è disperso. Dal principio, infatti, Gesù ha chiamato e radunato attorno a sé persone che, altrimenti, non si sarebbero mai frequentate. Proprio così ha mostrato che Dio non fa preferenza di persone e che la sua elezione è predilezione, specialmente per chi è piccolo e scartato.
Fratelli e sorelle, non ci resta che chiedere un dono, lo stesso invocato dal giovane re Salomone (cfr 1Re 3,5.7-12). È il dono di distinguere la perla di grande valore, di saper riconoscere il tesoro per cui vale la pena di vendere tutto. Mentre l’industria dei consumi ci modifica il palato, suscitando sempre nuovi bisogni per poi venderci risposte che non saziano e talvolta avvelenano il cuore, dobbiamo imparare a cogliere ciò che conta davvero, il tesoro della relazione con Dio che ci apre alla gioia e ci aiuta a vivere al meglio le relazioni tra di noi.
L’intercessione di Maria, Sede della Sapienza, orienti a Gesù il nostro desiderio di vita, perché si realizzi in pienezza.
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Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
ieri, in Libano, è stato beatificato Elia Hoayek, Patriarca di Antiochia dei Maroniti dal 1899 al 1931 e Fondatore della Congregazione delle Suore Maronite della Santa Famiglia. Ha guidato per più di trent’anni la Chiesa Maronita con grande dedizione e sensibilità pastorale. Uomo di dialogo e di speranza, è stato un luminoso punto di riferimento ecclesiale, sociale e politico, tanto da essere chiamato “Padre del Grande Libano”. La preghiera e l’intercessione del nuovo Beato, accompagnino sempre i fedeli Maroniti in tutto il mondo e ottengano il dono della pace per l’intero popolo del Libano, a me tanto caro.
Seguo con apprensione il perdurare e l’inasprirsi della violenza in Terra Santa, di cui ultimamente sono state vittime anche molti civili, in Cisgiordania e a Gaza. Rivolgo un accorato appello affinché si torni a negoziare un’equa soluzione politica, fondata sulla pari dignità e gli uguali diritti di ogni persona umana, e a rigettare nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi di ogni fede religiosa.
Rinnovo altresì il mio appello circa la situazione in tutto il Medio Oriente, dove un intensificarsi delle operazioni militari ha riportato violenza e distruzione, mettendo gravemente a rischio la vita di numerosi civili e aggravando la carenza di acqua potabile ed elettricità. Dal profondo del cuore esorto tutte le parti coinvolte a sospendere gli attacchi e a riaprire con urgenza spazi di dialogo e diplomazia, per giungere quanto prima alla pace, tanto desiderata per tutta la regione.
Continuiamo a pregare per tutti i popoli che nel mondo soffrono a causa della guerra. Possa il Signore toccare i cuori e illuminare le menti dei responsabili, perché presto si giunga alla riconciliazione e alla pace.
A fronte dei devastanti incendi che in questi giorni hanno interessato varie località della Francia e della Spagna, manifesto la mia vicinanza e invito tutti a pregare per le persone colpite e per il lavoro dei soccorritori.
Oggi si celebra la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che ha come tema le parole del Profeta Isaia: «Io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). Ringraziamo insieme il Signore per il dono che gli anziani sono per la Chiesa e per la società, e impegniamoci a rispettarne e valorizzarne il ruolo prezioso e a garantire loro, sempre, la giusta attenzione e assistenza.
Saluto con affetto tutti voi, qui presenti, residenti e provenienti da varie parti d’Italia e del mondo!
Rivolgo un particolare benvenuto ai pellegrini appartenenti all’Opera della Chiesa e ai Vescovi che li accompagnano; un benvenuto e un saluto ai bambini provenienti dalla “Casa della Misericordia” di Chortkiv, in Ucraina, ospiti presso la Parrocchia di San Michele Arcangelo di Nocera Superiore; agli adolescenti della Parrocchia di Manerbio; ai partecipanti all’Incontro Internazionale dei Giovani organizzato nel bicentenario della morte di Santa Giovanna Antida Thouret; ai giovani pellegrini del movimento di studenti cattolici Önze-Lieve-Vrouw Ster-Der-Zee di Maldegem, in Belgio, come pure agli allievi della Scuola Allievi Carabinieri di Velletri, accompagnati dal Cappellano e dai loro Officiali.
Saluto i membri della Catholic Men Association of Cameroon. Rivolgo un particolare pensiero ai partecipanti alla Sagra delle Pesche di Castel Gandolfo, che sono venuti portando i loro frutti per la Benedizione.
Stasera a Roma, sul Tevere, si terrà la processione della Madonna “fiumarola”: Maria, Madre di Gesù, ottenga ai partecipanti a questa bella tradizione e a tutti noi di vivere ogni giorno secondo gli insegnamenti del Vangelo!
E a tutti voi auguro di cuore una buona domenica!
Videomessaggio del Santo Padre in occasione del Festival "Halleluya 2026" [Fortaleza (Brasile), 22-26 luglio 2026] (26 luglio 2026)
Cari giovani,
È con gioia che partecipo, anche se a distanza, al Festival Halleluya 2026, un’iniziativa che, anno dopo anno, attraverso la musica, la lode e l’adorazione, ha toccato il cuore di tante persone, portando buoni frutti di evangelizzazione: confessioni, conversioni, vocazioni sacerdotali e religiose.
Oggi vorrei ribadire quanto sia bello stare con i giovani. Il vostro entusiasmo è contagioso e risveglia in tutti noi un rinnovato zelo apostolico. Nei miei ultimi viaggi e al Giubileo dei Giovani, ho osservato che ognuno di voi possiede un indispensabile vigore missionario per trasformare questo mondo, che ha così disperatamente bisogno del Vangelo. Non perdete mai questo zelo missionario!
È infatti questo fervore che il Signore si aspetta da tutti i battezzati nell’annuncio della Buona Novella. Ai nostri giorni, sono ancora tante le persone che hanno bisogno di sapere che è Gesù a rispondere ai loro desideri più profondi, rivelando all’umanità la verità su se stessa. Proclamate dunque con coraggio che una vita senza Cristo è una vita senza grazia! Egli è la Via, la Verità e la Vita (cfr. Gv 14, 6); è Lui che dà senso all’esistenza e a tutte le cose. Questa è la fede che ci muove e che vale la pena condividere con chi amiamo e con chi ne ha più bisogno.
È possibile, tuttavia, che con il tempo l’entusiasmo vissuto durante la festa si affievolisca. Per mantenere viva la fiamma della fede e per testimoniare la Risurrezione ai nostri amici e a quanti incontriamo, è necessario rimanere nella presenza di Dio, attraverso la preghiera. Un autentico rapporto con il Signore richiede costanza, perseveranza e la ferma certezza che il Padre Celeste non ci abbandona mai, ma al contrario, viene incontro a noi nel Figlio. Non abbiate dunque paura di Cristo! Egli non toglie nulla, dona tutto (cfr. Benedetto XVI, Santa Messa per l’inizio del Ministero Petrino, 24 aprile 2005). Chi si affida al Salvatore riceve cento volte tanto (cfr. Mc 10, 29-30) e ne esce sempre vincitore. Nello sport vediamo la gioia di chi vince, ma anche la tristezza di chi perde. Con Cristo, vinciamo sempre (cfr. Rom 8, 37)! I santi ne sono la prova.
Lasciamoci ispirare dall’esempio di san Carlo Acutis: egli ci mostra come tenere sempre Cristo al centro, anche nell’uso della tecnologia. Prendendolo come modello, vi consiglio di usare i social network e l’intelligenza artificiale con moderazione e disciplina, perché possono proiettarci in un mondo irreale, in cui l’effimero, le mere apparenze e l’inganno finiscono per prendere il posto dei veri valori e di ciò che conta davvero.
Cari giovani, lasciate che lo Spirito Santo riaccenda in voi un amore più grande, capace di trasformare la vostra giovinezza in una forza evangelizzatrice, rendendo ciascuno di voi pietra viva nella costruzione della “città della pace” che tanto aneliamo, o, come diceva Sant’Agostino, la Città di Dio presente in mezzo alla città degli uomini. Pregando Dio affinché vi fortifichi nelle prove e vi aiuti a vivere fedelmente la chiamata alla santità, impartisco la mia Benedizione Apostolica a tutti i partecipanti e gli organizzatori dell’Halleluya Festival.
Che Dio sia sempre con voi!
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 169, lunedì 27 luglio 2026, p. 3.
Videomessaggio del Santo Padre ai giovani della Prelatura di Chota e Cutervo in Perù, in occasione della seconda Giornata Diocesana della Gioventù (25 luglio 2026)
Cari giovani della Prelatura
di Chota e Cutervo,
È per me una gioia immensa rivolgermi a tutti voi, riuniti nella splendida terra di Cutervo per celebrare questa II Giornata diocesana della Gioventù. Com’è bello sapere che, dalle 18 parrocchie della Prelatura, vi siete riuniti per condividere la fede in Gesù Cristo.
Cari giovani, voi siete la gioventù di Cristo e il vostro motto di quest’anno lo dice con assoluta chiarezza: “Chiamati ad amare, inviati a servire”.
Gesù non vi vuole “giovani da divano”, assopiti o adagiati nella comodità del “si è sempre fatto così”. La Chiesa a Chota e Cutervo ha bisogno della vostra santa ribellione, della vostra energia pura, del vostro desiderio di trasformare le realtà di dolore in spazi di speranza. Ascoltate la chiamata a essere missionari nelle vostre scuole, nelle vostre università, nelle vostre strade e nelle vostre campagne. Servite con gioia, specialmente i più dimenticati, perché è lì che si trova il volto sofferente di Gesù.
Vi affido alla Vergine Maria, Nostra Signora dell’Assunzione, Patrona di Cutervo. Che vi custodisca e guidi sempre.
Buona Giornata! Che Dio vi benedica! E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 169, lunedì 27 luglio 2026, p. 3.
Videomessaggio del Santo Padre alla XII Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze dei Vescovi dell’Asia [Giacarta, 20-26 luglio 2026] (25 luglio 2026)
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
rivolgo un cordiale saluto a tutti voi che partecipate all’Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia a Jakarta. Mentre vi riunite per discutere le importanti questioni che riguardano la vita e il futuro della Chiesa cattolica in Asia, vi assicuro la mia vicinanza spirituale e prego affinché lo Spirito Santo ispiri e guidi il vostro tempo insieme.
Il tema scelto per la vostra Assemblea Plenaria trae spunto dalle parole di Gesù rivolte a Natanaele: “Vedrai cose maggiori di queste!” (Gv 1, 50). Chiamando Filippo e Natanaele a seguirlo e a diventare suoi discepoli, il Signore allude a sé stesso come all’unico mediatore tra Dio e l’umanità (cfr. Gv 1, 51).
Come suoi discepoli oggi, sappiamo che Gesù non è solo la fonte della nostra comunione con Dio, ma anche degli uni con gli altri. Infatti, nella Lettera Enciclica Magnifica humanitas, pubblicata di recente, ho scritto che la solidarietà cristiana trova la sua sorgente nel mistero di Cristo e nasce dalla nostra comunione nei sacramenti, in particolare nell’Eucaristia (cfr. n. 88). Per questo motivo, desidero incoraggiarvi a continuare a promuovere una spiritualità eucaristica nelle vostre Chiese locali, ossia una spiritualità di unità ecclesiale fondata sulla carità che scaturisce dal dono del Signore nell’Eucaristia. Auspico pertanto che i vincoli di comunione all’interno delle Chiese locali e tra di esse si rafforzino e diventino un segno sempre più grande della presenza di Dio nei vostri diversi Paesi, aiutandovi così a essere insieme costruttori di ponti in tutta l’Asia.
Cari amici, affidando tutti voi e i vostri lavori all’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, invoco di cuore su di voi i doni di sapienza e fortezza del Signore.
E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre.
Amen.
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 168, sabato 25 luglio 2026, p. 2.
Videomessaggio del Santo Padre in occasione del II Incontro "Rejoice" - Giornata Nazionale della Gioventù [Lamego (Portogallo), 24-26 luglio 2026] (25 luglio 2026)
Cari giovani,
“Rallegratevi nel Signore, sempre!” (Fil 4, 4), lì, a Lamego, e in ogni luogo: nelle vostre famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie, nei movimenti e nei diversi gruppi giovanili di cui fate parte. Rallegratevi nel Signore insieme ai vostri vescovi e ai responsabili che accompagnano voi e molti altri giovani in Portogallo. Rallegratevi con loro, che vi aiutano a crescere nella fede e ad aprire le porte del cuore a Cristo, Via, Verità e Vita.
Ho appreso con piacere che cercate di mantenere accesa la fiamma della Giornata Mondiale della Gioventù 2023. Sono stati giorni splendidi e felici, per la concordia fra tutti; per l’armonia tra lingue e culture diverse; ma, soprattutto, per l’intenso incontro con il Signore Gesù e per l’esperienza delle meraviglie che Cristo Vivente compie quando ci riuniamo nel suo nome. Egli è con noi ed è Lui la ragione della nostra gioia! È Lui la causa della nostra unità. In illo uno unum: “Noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo” (Rm 12, 5).
Quello che ho vissuto a Lisbona ho potuto riviverlo un anno fa in occasione del Giubileo e anche, di recente, durante il viaggio apostolico in Spagna. È sempre speciale stare con i giovani, perché l’entusiasmo della vostra fede è contagioso! L’amore che dimostrate per Cristo è confortante! È meraviglioso, ai nostri giorni, vedere giovani — come voi! — pieni di fede e senza paura di dirlo. È bello constatare che avete una profonda sete di verità, e che la cercate con cuore sincero. È bello vedere che avete fame di giustizia e di carità, e non vi accontentate di valori effimeri. È bello osservare che amate la bellezza, in particolare quella bellezza tanto antica e tanto nuova che è il nostro Dio, il quale ci attende nel profondo del nostro essere.
Con questo saluto, vorrei quindi incoraggiarvi ad andare avanti. Una delle caratteristiche dei giovani è di essere inquieti. Non abbiate paura dell’inquietudine che avete dentro! Approfittate del suo impulso per avvicinarvi ancora di più a Cristo e per testimoniare i valori del Vangelo. Ben ancorati alla Parola di Gesù, leggendo il Vangelo ogni giorno, non smettete mai di sognare una Terra dove ci siano pace e fratellanza, di guardare al mondo con meraviglia, di affrontare il futuro con la luce della speranza. Cari giovani, non lasciate che nulla e nessuno vi rubi la speranza!
Vi incoraggio anche ad approfittare di ciò che vi inquieta per — nei momenti di preghiera e di silenzio, nel dialogo con Dio — chiederGli: Signore, che cosa vuoi che io faccia nella Chiesa e nel mondo? Qual è la mia vocazione? Mi chiami a formare una famiglia nel matrimonio? Oppure mi chiami alla vita sacerdotale? O alla vita religiosa? Sono domande che è importante farsi, senza dimenticare una certezza che dà unità alla nostra vita interiore. Dio ci chiama sempre a essere santi, e i santi sono profondamente umani. Siate, dunque, umani come lo è Cristo e, certamente, cambierete in meglio questo mondo. Che Nostra Signora di Fatima, la Madre del Buon Consiglio, vi aiuti!
Cari amici, invoco ora su di voi, su tutti i giovani del Portogallo, sui vostri pastori e sui vostri responsabili della pastorale giovanile, l’abbondanza delle grazie del Cielo. Vi benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. [Amen!].
Buon proseguimento di questo felice incontro, nella città di Lamego! E spero di vedervi nel mese di agosto del 2027 a Seoul. Grazie!
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 169, lunedì 27 luglio 2026, p. 3.
Angelus, 19 luglio 2026
Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Dopo la parabola del seminatore, Gesù continua a parlare alle folle attraverso alcune immagini: il grano buono e la zizzania, il granello di senape, il lievito nella farina (cfr Mt 13,24-43).
Si tratta di tre piccole parabole che intendono richiamare l’arrivo del Regno di Dio nella storia, il suo agire nella vita degli uomini, il modo in cui cresce, si espande e trasforma il mondo dal di dentro. Con questi racconti, Gesù ci mette in guardia dalla tentazione di pensare a Dio come a una figura potente, che si impone con la forza, che occupa lo spazio per dominare, che arriva in modo trionfante. Al contrario, Dio predilige la piccolezza, segno del suo amore discreto, che ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo, che cerca di farsi strada anche in mezzo alla zizzania, che agisce in modo nascosto e invisibile come il seme più piccolo di tutti e lievita dentro la pasta senza fare rumore.
Fratelli e sorelle, con queste parabole Gesù ci dice qualcosa di importante sul modo in cui Dio opera nella nostra vita e nella storia. A volte noi ci attendiamo qualcosa di clamoroso, desideriamo un Dio che intervenga dall’alto strappando subito la zizzania del male. Immaginiamo un Dio forte e potente e, purtroppo, a questa immagine adeguiamo anche il nostro modo di essere cristiani e di essere Chiesa. Invece, il Regno di Dio si diffonde anche in mezzo alla zizzania e ci chiede uno sguardo capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito; viene come il più piccolo tra i semi e domanda dunque la pazienza di saper accompagnare i processi, riconoscendolo nella piccolezza del quotidiano e nella semplicità della vita ordinaria; cresce in modo invisibile come il lievito nella farina e, così, ci libera dallo scoraggiamento e ci invita ad avere fiducia anche quando ci sembra che Dio sia assente. Perché in realtà Egli ci accompagna sempre e il suo amore è sempre all’opera per noi.
Questo stile di Dio deve diventare anche il modo in cui, sia come singoli sia come Chiesa, abitiamo la realtà che ci circonda. Siamo chiamati ad assumere uno stile evangelico, senza contrapporci frettolosamente con giudizi arroganti, senza imporci con il potere e con la forza, senza perdere la fiducia nell’opera di Dio. Si tratta – diceva l’allora cardinale Ratzinger – di sottometterci alla logica del seme che non è quella del successo e della grandezza, ma ci chiede di farci piccoli e di servire la vita delle persone (cfr Discorso al Convegno dei catechisti e dei docenti di religione, 10 dicembre 2000). In questo modo, noi stessi diventeremo come un piccolo seme di Vangelo che germoglia e come un lievito di amore che trasforma la pasta del mondo.
Preghiamo Maria Santissima, che ha saputo accogliere il seme della Parola nella piccolezza, perché ci sostenga nel cammino e interceda per noi.
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Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
mentre trascorro qualche giorno di riposo, rinnovo il mio saluto e la gratitudine a tutti voi, abitanti di Castel Gandolfo, e accolgo con gioia i pellegrini che arrivano da ogni parte del mondo!
Continuiamo a seguire con apprensione ciò che accade in diversi Paesi lacerati dalla guerra e dalla violenza. Non dimentichiamoci di chi soffre e muore a causa dei conflitti e, al generoso impegno per la pace, uniamo anche la nostra costante preghiera.
Saluto la Comunità Cenacolo di Madre Elvira, riunita a Saluzzo in occasione della Festa della Vita, il Movimento Famiglie Nuove dei Focolari radunato per la Scuola Internazionale, gli studenti messicani che partecipano all’APRA Summer School e il gruppo della Catholic Worldview Fellowship.
Estendo il mio saluto ai giovani adulti, membri di Regnum Christi, che stanno partecipando al Corso Internazionale per Formatori. Saluto anche coloro che prendono parte al “Pellegrinaggio del Leone”, accompagnati da monsignor Anthony Percy, vescovo ausiliare di Sydney, in Australia.
Saluto anche le famiglie e i bambini dell’opera delle Suore di Carità dell’Assunzione di Roma, i giovani provenienti dalla parrocchia di San Salvatore in Gerusalemme, il Gruppo Giovanissimi della parrocchia di Sant’Agostino di Bovolenta e i pellegrini dell’Accademia Liturgica di Rzeszów.
A tutto voi auguro una serena domenica!
Concerto in onore del Santo Padre Leone XIV organizzato dalla Diocesi di Albano (Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, 18 luglio 2026)
Buonasera a tutti, benvenuti!
Troppe parole in questo momento sarebbero veramente “anticlimatiche”, è meglio dire due, tre parole molto brevi, però dal cuore.
Innanzitutto un grande ringraziamento agli artisti che meritano ancora un altro applauso, veramente bravissimi, grazie, grazie! Alla diocesi di Albano che ha offerto questo concerto, questo bel dono! Grazie ai benefattori, a tutti voi qui presenti, perché veramente abbiamo potuto sperimentare in questi minuti di bellezza una cosa grande, che è proprio entrare in tanti sensi in ciò che Dio ha voluto nella Creazione, cioè proprio la bellezza. Viviamo in un mondo, oggi, dove manca la bellezza tante volte: tanti problemi, guerre, conflitti, odio, violenza, mancanza di lavoro e tante altre cose. Avere l’opportunità di radunarci per un’occasione come questa è veramente un dono grande, perché ci fa ricordare che c’è di meglio e che l’uomo e la donna, quando vogliamo, tutti insieme, possiamo donare la bellezza, che dal cuore ci aiuta a elevarci verso Dio.
Sapete che un po’ più di un mese fa ho fatto un viaggio apostolico in Spagna: il motto del viaggio era “Alzad la mirada”. Alziamo gli occhi, lo sguardo, verso il Cielo. La musica, l’arte, la bellezza sono veramente uno strumento che ci aiuta a guardare verso Dio, con un movimento che è veramente una delle parti migliori dell’essere umano. Allora, di nuovo, vi ringrazio davvero per darci questa occasione, in questa notte, di poter sperimentare la bellezza e ritrovarci veramente in ciò che Dio ha voluto donare a tutti noi.
Grazie a tutti, buona serata!
Bene, allora possiamo concludere la serata chiedendo a Dio la sua benedizione su ognuno di voi e su tutti i vostri cari, sapendo nel cuore e nello Spirito che il Signore davvero è sempre con noi.
[benedizione]
Lettera del Santo Padre in occasione del 70° anniversario della “Conference of Major Superiors of Men” negli Stati Uniti d’America (16 luglio 2026)
Al Reverendissimo Frank Donio, S.A.C.
Direttore esecutivo
della Conferenza dei Superiori maggiori degli Istituti maschili
negli Stati Uniti d’America
Ho appreso con piacere che la Conferenza dei Superiori maggiori degli Istituti maschili celebra il suo settantesimo anniversario durante l’Assemblea nazionale 2026, che si svolge a Phoenix, in Arizona, e invio cordiali auguri a tutti i partecipanti.
Nel celebrare settant’anni di promozione della collaborazione tra i religiosi negli Stati Uniti d’America, è opportuno rendere grazie a Dio per le grazie ricevute nel corso di questi anni. Nel vostro impegno nell’offrire uno spazio di dialogo e nel sostenere la leadership delle comunità che fanno parte della Conferenza, avete contribuito a rafforzare la testimonianza pubblica dei consacrati che dedicano la propria vita al servizio del Vangelo.
Riflettendo sul tema dell’incontro di quest’anno, “Uno in Cristo: la vita comunitaria oggi”, desidero incoraggiarvi a considerare la vita comunitaria «come luogo di santificazione e fonte di ispirazione, testimonianza e forza nell’apostolato» (Discorso a quattro Istituti religiosi, 18 settembre 2025). Infatti, è proprio attraverso la condivisione di ogni cosa, compresi i beni materiali, le esperienze spirituali, gli ideali apostolici e il servizio caritativo, che la presenza nascosta del Signore risorto si manifesta in mezzo a voi (cfr. San Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata, n. 42). Confido che questi giorni di riflessione, dialogo e preghiera vi consentano di discernere modi per approfondire la comunione fraterna, sia all’interno dei vostri Istituti sia tra di essi, così da poter continuare a offrire una testimonianza unita, gioiosa e autentica di Cristo nelle diverse comunità e nei vari apostolati in cui prestate servizio.
Con questi sentimenti, vi assicuro della mia vicinanza spirituale e affido l’Assemblea Nazionale all’amorevole intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. A tutti i presenti imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica, che estendo volentieri a tutti i membri delle Congregazioni che rappresentate.
Dal Vaticano, 16 luglio 2026.
LEONE PP. XIV
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 165, mercoledì 22 luglio 2026, p. 2.
Angelus, 12 luglio 2026
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buona domenica!
Oggi, nella liturgia, l’Evangelista Matteo ci presenta la Parabola del seminatore (cfr Mt 13,1-23), che descrive la generosità e la fiducia con cui Dio sparge la sua Parola nel nostro cuore e la sua potenza in noi.
Gesù stesso, il Verbo fatto uomo, che ha dato la vita per la nostra salvezza, è il seme che il Padre continua a spargere nel mondo perché, morendo, porti molto frutto (cfr Gv 12,24). È vero, a volte incontra in noi un terreno duro e insensibile, altre volte distratto, simile al suolo battuto dei sentieri, al terreno sassoso, ai cespugli dei rovi; ma ci sono momenti in cui trova una terra ricettiva e feconda, e allora si innescano miracoli d’amore capaci di cambiare tutto il resto, come certamente abbiamo sperimentato anche noi nella nostra vita. Per questo il Padre non smette di seminare, perché sa che la potenza del suo amore è più forte della nostra debolezza (cfr 2Cor 12,9-10).
San Giovanni Crisostomo, riferendosi alla “semente” della Parola di Dio, afferma: «Come può essere ragionevole seminare sulle spine, sul terreno sassoso, sulla strada? Nel caso dei semi e della terra non sarebbe ragionevole, mentre nel caso delle anime e degli insegnamenti ciò è molto lodevole» (Omelie sul Vangelo di Matteo, 44, 3), perché nelle mani di Dio è possibile che «il luogo sassoso si trasformi e diventi terra fertile, che la strada non sia più calpestata e non sia esposta a tutti i passanti, ma sia terreno pingue, che le spine siano eliminate e i semi godano di una situazione di grande sicurezza» (ibid.).
La generosità di Dio nei nostri confronti non è ingenua, ma sapiente, e sa cogliere in noi la possibilità di un bene di cui a volte nemmeno noi ci rendiamo conto. Per questo il Signore, che conosce bene il terreno del nostro cuore, meglio di quanto noi stessi lo conosciamo, non smette di credere in noi, in quello che siamo e in quello che possiamo diventare, giorno per giorno, se con fede ci abbandoniamo a Lui.
Così, dalla gratuità e dalla fiducia con cui il seme è sparso e dall’umiltà e dalla disponibilità con cui è ricevuto, crescono in noi e si diffondono i frutti dello Spirito Santo, che sono, come insegna San Paolo: «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Quanto il nostro mondo ha bisogno di questi frutti: di esserne riempito e trasformato!
Impegniamoci, allora, specialmente in questi giorni di ferie, a dare spazio all’ascolto, alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio, coltivando, assieme al riposo e al sano divertimento, anche momenti significativi di silenzio e di preghiera. Ritorneremo alle nostre occupazioni abituali rinnovati nel corpo e nello spirito, pronti ad annunciare la Buona Notizia del Vangelo e sempre più capaci di cooperare alla crescita del Regno di Dio.
Ci aiuti in questo Maria, Regina degli Apostoli e Stella dell’evangelizzazione.
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Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
saluto gli abitanti di questo bel borgo, Castel Gandolfo, nel quale sto trascorrendo alcuni giorni di ristoro, e accolgo con gioia tutti voi, pellegrini da ogni parte del mondo!
Tornano purtroppo a soffiare i venti della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in numerose altre parti del mondo, seminando violenza, terrore e morte e colpendo, ancora una volta, tanti innocenti. Non lasciamo che questi venti spengano la fiammella della speranza e della pace, anche quando essa sembra fragile e vacillante.
Rinnovo il mio auspicio affinché si percorra con perseveranza la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia, unico cammino capace di condurre a una pace giusta e duratura, nella quale i popoli possano vivere riconciliati, nella sicurezza reciproca e nel rispetto della dignità di ogni persona.
Oggi ricorre la “Domenica del Mare”. Il mio pensiero va a tutti i marittimi, i pescatori e i lavoratori portuali del mondo che, segnati dalla lontananza dei propri cari e talvolta dalla paura per i conflitti che attraversano le vie del mare, sostengono con un lavoro paziente e silenzioso il commercio e la vita di molti popoli.
Infine, mi unisco nella preghiera ai numerosi fedeli polacchi, riuniti nell’annuale Pellegrinaggio davanti all’icona di Jasna Góra, perché, come “discepoli missionari”, siano testimoni gioiosi del Vangelo. Buona domenica a tutti!