Dalla CEI
È morto Mons. Superbo
È morto, all’età di 86 anni, Mons. Agostino Superbo, Arcivescovo emerito di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. Le esequie saranno celebrate martedì, 4 agosto, alle 10.30 nella cattedrale Santa Maria Assunta di Minervino Murge (Bt).
“Ha servito la Chiesa con intelligenza, mitezza e instancabile dedizione. Nel suo lungo ministero episcopale ha saputo unire la fermezza della fede alla delicatezza dell’ascolto, accompagnando il popolo di Dio con discrezione, equilibrio e profondo senso ecclesiale. La sua parola, sempre radicata nel Vangelo, ha incoraggiato sacerdoti, consacrati e laici a camminare nella speranza e nella comunione”, ha affermato il suo successore, l’Arcivescovo Davide Carbonaro.
Nato a Minervino Murge nel 1940 e ordinato sacerdote nel 1963 per la diocesi di Andria, ha dedicato i primi anni del suo ministero alla formazione delle nuove generazioni: educatore, docente, rettore del Seminario e guida di tanti giovani nell’Azione Cattolica. Nel 1991 san Giovanni Paolo II lo chiamò all’episcopato affidandogli la Diocesi di Sessa Aurunca. Tre anni dopo fu trasferito alla Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e, nel 1996, venne scelto come Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana. Il 9 gennaio 2001 fu chiamato alla guida dell’Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. Dal 2007 al 2012 è stato Vice Presidente della CEI per l’area Sud.
Il 12 dicembre Papa Leone XIV incontra il clero italiano
Sabato 12 dicembre, Papa Leone XIV incontrerà il clero italiano. L’udienza sarà preceduta, nel pomeriggio di venerdì 11 da un momento di riflessione e da una Veglia di preghiera. Il doppio appuntamento si terrà nei giorni del primo anniversario della Lettera apostolica “Una fedeltà che genera futuro”, pubblicata in occasione del 60° anniversario dei Decreti conciliari “Optatam totius” e “Presbyterorum Ordinis”. Sarà pertanto, sottolinea il Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI in una prima lettera inviata oggi ai Vescovi italiani, “un’occasione preziosa di comunione, preghiera e fraternità”, per “rinnovare la nostra adesione a Cristo e la disponibilità a servirlo nella Chiesa e nelle persone che ci sono affidate”.
“Il Papa ci ricorda che la fedeltà non è immobilità né ripetizione stanca, ma grazia da accogliere e cammino quotidiano di conversione”, ricorda il Cardinale Presidente evidenziando che i due Decreti conciliari, nel conservare “tutta la loro attualità”, aiutano “a custodire il ministero presbiterale nel legame vivo con Cristo e con la Chiesa, nella comunione con il Vescovo, nella fraternità del presbiterio e nel servizio al Popolo di Dio”. “Non siamo chiamati soltanto a ricordare, ma – rileva – ad accogliere una consegna per il presente e per il futuro”.
Nella lettera, il Card. Zuppi riconosce “la generosità dei nostri sacerdoti e la fedeltà umile con cui, ogni giorno, annunciano la Parola, celebrano l’Eucaristia, accompagnano le persone e custodiscono le comunità”, ma anche “le fatiche, la solitudine, lo scoraggiamento e il peso di responsabilità crescenti”. “Non vogliamo nascondere queste fatiche, ma nemmeno lasciare che abbiano l’ultima parola. Proprio per questo abbiamo bisogno di pregare insieme, di sostenerci e di ritrovare la gioia della chiamata”, osserva il Presidente della CEI, certo che “l’incontro con il Papa ci aiuterà a sentirci confermati nella fede, incoraggiati nella missione e più uniti nella comunione”. “Nessun Pastore – conclude – vive e serve da solo: abbiamo bisogno gli uni degli altri, della preghiera comune, dell’ascolto e di una fraternità concreta che sostenga la fedeltà e generi futuro”.
Online il sito italiano dedicato alla GMG di Seul
A un anno dall’appuntamento che riunirà in Corea del Sud i ragazzi di tutto il mondo con il Papa, è online gmg.chiesacattolica.it, il sito ufficiale italiano dedicato alla GMG di Seul. Si tratta di uno spazio pensato per raccontare il cammino dei giovani verso la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, dove trovare aggiornamenti, informazioni e materiali utili.
“Il desiderio è che chi apre questo sito, un giovane, un educatore, un parroco – sottolinea don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile – si accorga di non essere lasciato solo a organizzare tutto. Qui trova materiali, tappe, informazioni, ma soprattutto la conferma di appartenere a un cammino più grande della propria Diocesi o del proprio gruppo. Il percorso verso Seul è lungo e passa dalla vita di ogni giorno: avere un luogo dove ritrovarsi e sentirsi sostenuti fa la differenza tra un viaggio da preparare e una comunità che si prepara insieme”.
Il portale, che oltre alle notizie ospita documenti, sussidi e una gallery foto-video, propone approfondimenti, curiosità sulla città di Seul, schede, news organizzative e numerosi contenuti per accompagnare giovani, educatori e operatori della comunicazione nel percorso verso la GMG 2027. A breve saranno disponibili anche tutte le indicazioni per le iscrizioni.
Formazione estiva per gli under35 sulla Dottrina sociale della Chiesa
Offrire ai giovani strumenti per leggere il presente alla luce della Dottrina sociale della Chiesa e approfondire le questioni relative alla giustizia, alla nonviolenza e alla pace. È questo l’obiettivo del percorso di formazione estiva sulla Dottrina sociale della Chiesa dal titolo “Giustizia e pace si baceranno. Costruttori di pace, operatori di giustizia con la DSC”.
Promossa dall’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, con il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile e Caritas Italiana, l’iniziativa si svolge dal 23 al 26 luglio ad Assisi, presso la Domus Pacis, ed è rivolta agli under 35. “‘Giustizia e pace si baceranno’: questo versetto del Salmo 85 fa da sfondo alle giornate di riflessione di Assisi»”, spiega don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio CEI per i problemi sociali e il lavoro. “I giovani si confrontano sulla Dottrina sociale della Chiesa a partire dai temi della giustizia e della pace. La Magnifica humanitas di Papa Leone e la Nota pastorale della CEI Educare a una pace disarmata e disarmante fanno da guida perché ognuno si senta artigiano di pace. Il futuro passa dalla coscienza di giovani formati alla pace e alla nonviolenza”.
Il percorso ha preso il via con una lectio della biblista Emanuela Buccioni e con un’introduzione alla Dottrina sociale della Chiesa affidata a Caterina Floris, seguita dall’intervento di don Bignami. Venerdì 24 luglio sono previsti la lectio a cura di suor Mariarosaria Imperatore, suora francescana alcantarina, la riflessione del teologo don Sergio Massironi a partire dalla Dilexi te di Papa Leone XIV; nel pomeriggio spazio al docufilm Ho imparato la speranza e a un laboratorio guidato dal regista Giovanni Panozzo.
Il programma prosegue, sabato 25, con la lectio di don Marco Ulto, coordinatore del Progetto Policoro, con un contributo sulla giustizia riparativa affidato a Salvo Leotta, dirigente penitenziario, e con la testimonianza della psicologa Micaela Furiosi sul tavolo lecchese per la giustizia restorativa. A seguire, la teologa Donata Horak proporrà una lettura della Nota pastorale della CEI Educare a una pace disarmata e disarmante, mentre don Fabio Corazzina, di Pax Christi Brescia, guiderà un approfondimento sul passaggio “dalla parola ai fatti”. Il percorso si conclude domenica 26 luglio con la Celebrazione eucaristica e le riflessioni finali.
Reti di solidarietà con gli ultimi
“In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri. E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità”. Con queste parole Papa Leone XIV nell’Omelia per l’inizio del suo ministero il 18 maggio 2025, ha indicato una strada per la Chiesa: camminare insieme, accanto ai più fragili, valorizzando le energie presenti nei territori e costruendo reti capaci di generare speranza là dove i bisogni sono più grandi.
È il filo rosso che accomuna molte delle iniziative sostenute in tutto il mondo dalla solidarietà della Chiesa italiana grazie ai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Nella riunione del 16 e 17 luglio il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione quasi 11 milioni di euro (10.995.819). Complessivamente sono stati 67 i progetti approvati: 32 in Africa (€ 5.344.801), 19 in Asia (€ 3.167.167), 12 in America Latina (€ 2.094.078), 2 in Medio Oriente (€ 90.531), 1 in Europa (€ 268.000), 1 in Oceania (€ 31.242).
Progetti diversi per contesto e destinatari, ma uniti dalla convinzione che nessuno si salva da solo e che il cambiamento nasce dall’incontro tra competenze, comunità e responsabilità condivise
In Kenya, il progetto “Sharing Paths and Practices” sceglie di investire non in nuove attività sul campo, ma nella valorizzazione delle esperienze maturate da organizzazioni già impegnate nell’ambito della mobilità umana e dell’inclusione delle persone con disabilità. Una decina di organizzazioni non governative saranno accompagnate in un percorso di conoscenza reciproca, confronto metodologico e sistematizzazione delle buone pratiche, fino alla realizzazione di un vademecum condiviso. L’obiettivo è trasformare un patrimonio disperso di competenze in una rete stabile di apprendimento e collaborazione, capace di migliorare la qualità degli interventi futuri e di mettere a disposizione della Chiesa strumenti replicabili in altri contesti.
In Tripura, nel nord-est dell’India, la Diocesi di Agartala affronta una delle fragilità più insidiose che colpiscono adolescenti e giovani: la dipendenza da alcol, tabacco e sostanze stupefacenti. Il progetto coinvolgerà dieci scuole, oltre 3.000 ragazzi, insegnanti, famiglie e comunità locali in un percorso di prevenzione che unisce formazione, sviluppo delle life skills, educazione tra pari, attività sportive e culturali, accompagnamento psicosociale e sostegno alle situazioni più vulnerabili. La risposta non è affidata a un singolo servizio, ma alla costruzione di una comunità educante capace di riconoscere precocemente il disagio e di accompagnare i giovani verso scelte di vita sane e responsabili.
Sempre in India, nello Stato dell’Uttar Pradesh, il progetto “Inclusive Horizons”, promosso dall’Agra Bishop’s Council, mette al centro bambini, giovani e adulti con disabilità, spesso tra gli ultimi degli ultimi. Attraverso campagne di sensibilizzazione, screening precoci, riabilitazione, terapie specialistiche, formazione di operatori, sostegno alle famiglie e percorsi di inclusione sociale ed economica, l’iniziativa raggiungerà oltre 2.200 beneficiari diretti. Particolare attenzione viene riservata all’identificazione precoce delle disabilità e alla costruzione di percorsi personalizzati che restituiscano dignità, diritti e opportunità a persone frequentemente escluse dall’accesso ai servizi essenziali. Lo racconta anche una madre coinvolta nel progetto: “Per anni mia figlia è rimasta chiusa in casa perché nessuno sapeva come aiutarla. Grazie agli screening, alle terapie e al sostegno ricevuto, oggi frequenta la scuola e ha iniziato a relazionarsi con gli altri bambini. Non è cambiata solo la sua vita: è cambiato il modo in cui tutta la comunità guarda alla disabilità”.
Tre progetti, un unico approccio: partire dai bisogni reali delle persone più fragili e costruire alleanze tra soggetti diversi. È la logica evocata da Papa Leone XIV quando invita la Chiesa a essere un “piccolo lievito” nella società. Proprio i contesti di maggiore vulnerabilità, dove troviamo i più poveri tra i poveri, ci ricordano una verità spesso dimenticata: non tutti i bisogni possono essere affrontati con criteri di sostenibilità economica o di autosufficienza. L’accompagnamento delle persone con disabilità, la prevenzione delle dipendenze tra i giovani, il sostegno ai migranti e alle comunità più fragili richiedono risorse, tempo e una solidarietà che va oltre il beneficio immediatamente misurabile. Per questo tali interventi vivono grazie a una corresponsabilità più ampia, che coinvolge comunità ecclesiali, istituzioni, benefattori e cittadini. È questa rete di fraternità a rendere possibile ciò che da soli i più poveri non potrebbero sostenere. La Chiesa continua così a camminare accanto agli ultimi, seminando relazioni, fiducia e opportunità. Come il granello di senape del Vangelo, anche piccoli interventi possono generare frutti inattesi quando sono sostenuti da una solidarietà condivisa e duratura.
Un video racconta “La via italiana del dialogo”
“In un mondo sempre più diviso, così poco capace di ascoltarsi e di dialogare, vogliamo dimostrare che l’unica via per abitare la casa comune è imparare a essere fratelli. Oggi abbiamo un metodo, un luogo di incontro, un tavolo e un Patto: le difficoltà e le diverse sollecitazioni che incontreremo potranno trovare una risposta condivisa. È questa la vera importanza del percorso che abbiamo costruito”. Con queste parole del Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, si apre il video che racconta il cammino che ha portato alla sottoscrizione del Patto tra le religioni, firmato il 25 giugno all’Ara Pacis dai rappresentanti delle principali Confessioni religiose presenti in Italia al termine di tre anni di dialogo e confronto. L’obiettivo del Patto è dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.
Il documentario ripercorre un percorso nato “durante il Cammino sinodale delle Chiese in Italia con l’intuizione di ascoltare i rappresentanti delle diverse religioni e, da quell’ascolto, provare a costruire qualcosa insieme”, ricorda mons. Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo. “Questo Patto – aggiunge – è una testimonianza concreta del desiderio di vivere insieme, pur nelle differenze, che non ci spaventano, ma che riconosciamo come una grande ricchezza”. Le immagini restituiscono anche il valore della scelta dell’Ara Pacis che, come evidenzia Mustafa Cenap Aydin, direttore dell’Istituto Tevere, “rappresenta simbolicamente ciò che vogliamo annunciare: una pace concreta”.
Il video dà voce alle diverse tradizioni religiose, unite dalla volontà di contribuire al bene comune. Per S.Em. Polykarpos, metropolita della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, “questo dialogo ha un significato fondamentale soprattutto per la società italiana. Vuole testimoniare che la religione unisce e non divide”. Nader Akkad, delegato della Grande Moschea di Roma, sottolinea che il Patto “è un contributo al modello italiano del dialogo interreligioso, fondato su una fraternità condivisa”. “Firmando questo Patto – osserva Daniele Garrone, presidente della FCEI (Federazione delle Chiese evangeliche in Italia) – affermiamo che, indipendentemente da ciò che può accadere nel resto del mondo, qui in Italia vogliamo impegnarci, liberamente e con convinzione, a percorrere insieme la strada descritta nel Patto”.
Per Rav Giuseppe Momigliano, presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, “il Patto è anzitutto l’alleanza con il Signore Dio”, da cui “discende anche la responsabilità degli uomini di costruire spazi di condivisione e di impegno”. Per Yassine Baradai, presidente dell’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), “il Patto è una scelta volontaria” che risponde all’appello del Corano: “Aiutatevi nel fare il bene e non aiutatevi nell’ingiustizia e in ciò che è dannoso”. Filippo Scianna, dell’Unione Buddhista Italiana, richiama il patto che il Buddha stringe con sé stesso: “Non mi alzerò da questo sedile finché non avrò trovato una risposta alla sofferenza”; Franco Di Maria Jayendranatha, presidente dell’Unione Induista Italiana, invita a presentarsi “disarmati davanti alla verità dell’altro, pronti all’ascolto”. Livia Ottolenghi, presidente dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), evidenzia “la volontà di lavorare insieme per creare un clima di rispetto, dialogo e ascolto”; Singh Jagjit, della Sikhi Sewa Society, ricorda che “educare significa anche aiutare le persone a riconoscere chi hanno davanti, a conoscere le diverse tradizioni religiose e a rispettarle”; Cristin Cappelletti, dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia, vede nel Patto “l’opportunità di rinnovare la convinzione che il cambiamento sia sempre possibile”; Alberto Aprea, presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, indica nel “rispetto reciproco tra persone appartenenti a tradizioni differenti” uno dei frutti più significativi del percorso.
Il video si chiude con il saluto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che definisce la sottoscrizione del Patto “un momento di estrema importanza per il nostro Paese” e ringrazia i rappresentanti delle Confessioni religiose “per averlo studiato, elaborato e sottoscritto insieme”.
Giovani pellegrini di speranza a Lourdes
Un pellegrinaggio per imparare a guardare la fragilità con occhi nuovi. Dal 20 al 24 luglio Lourdes ospiterà “Tutto chiede salvezza. Giovani pellegrini di speranza”, l’iniziativa promossa dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute e dal Servizio Nazionale per la pastorale giovanile. Cinque giorni di preghiera, formazione e condivisione che mettono al centro il rapporto tra giovani, salute, fede e servizio, offrendo agli operatori pastorali un’occasione di confronto e di crescita.
“È un’esperienza che nasce dal desiderio di imparare ad avvicinarci alla malattia e alla sofferenza: la fragilità non deve farci paura. Quando impariamo a conoscerla, ad avvicinarla e ad accompagnarla, scopriamo che è un luogo capace di educare il cuore”, afferma don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute, sottolineando che “Lourdes ci aiuta a superare l’idea che la fragilità sia soltanto una condizione devastante. Ci insegna, invece, che proprio nella fragilità si rivela il volto più autentico della cura. Una cura che qui è concreta, visibile, si lascia toccare con mano e diventa esperienza di prossimità, di speranza e, infine, di salvezza”.
“Quando si parla di giovani, spesso si associa la loro esperienza alla fragilità, soprattutto emotiva e psicologica”, osserva don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della CEI. “L’obiettivo di questo incontro è offrire alcune chiavi di lettura, riconoscendo anzitutto la differenza tra fragilità e vulnerabilità. Lourdes è un luogo in cui corpo, salute e salvezza dialogano tra loro attraverso esperienze concrete di fede, di cura e di speranza. I nostri oratori, le parrocchie e le comunità possono diventare luoghi in cui la fragilità del giovane non viene stigmatizzata, ma accompagnata. Sarà anche un’occasione per valorizzare il volontariato, che rappresenta la restituzione di un bene ricevuto, espressione concreta di una carità che genera altra carità”.
Il programma prenderà il via lunedì 20 luglio, nel pomeriggio, con la celebrazione dei Vespri e della Messa. Nei giorni successivi si alterneranno momenti di preghiera e incontri di approfondimento, tra cui quello con padre Nicola Ventriglia, coordinatore della pastorale italiana a Lourdes, e con il direttore del Bureau des constatations médicales. Sono inoltre previsti la visita alla Città dei giovani e alla Cité Saint-Pierre, il Rosario alla Grotta e la tradizionale processione “aux flambeaux”.
Mercoledì 22 luglio i partecipanti prenderanno parte alla Messa internazionale nella Basilica di San Pio X, mentre giovedì 23 luglio si terranno gli interventi di don Angelelli e don Pincerato. Il confronto proseguirà con un incontro su giovani, volontariato e Ministero straordinario della Comunione, arricchito dalle testimonianze di un ministro straordinario della Comunione e di un volontario ospedaliero.
Il pellegrinaggio si concluderà venerdì 24 luglio.
Al via il Corso di alta formazione “Familiae Cura”
Dal 9 al 18 luglio si tiene a La Thuile (AO) il Corso di alta formazione “Familiae Cura”, promosso dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, per preparare operatori capaci di accompagnare le famiglie nel loro cammino umano e spirituale.
“In un tempo segnato da profondi cambiamenti sociali e culturali, la famiglia continua a rappresentare un punto di riferimento essenziale per la crescita della persona e della comunità. Tuttavia, le fragilità emergenti richiedono nuove competenze, sensibilità e strumenti pastorali”, spiega don Enzo Bottacini, direttore dell’Ufficio CEI, sottolineando che proprio “in questo contesto si inserisce l’iniziativa, pensata come un percorso di alta formazione volto a educare e accompagnare alla cura, intesa come attenzione autentica alla persona, alle relazioni e alle dinamiche familiari”.
“Familiae Cura” è rivolto a operatori di pastorale familiare (coppie di sposi, sacerdoti e religiosi) che abbiano già maturato esperienza nell’animazione e nell’accompagnamento di gruppi di famiglie e di coppie con un forte radicamento nel proprio territorio diocesano o che collaborano attivamente con associazioni e realtà ecclesiali. “Attraverso momenti formativi, laboratori e spazi di confronto, il corso mira a sviluppare competenze relazionali, capacità di ascolto e discernimento, oltre a fornire strumenti concreti per affrontare le sfide pastorali contemporanee”, aggiunge don Bottacini. “L’approccio proposto – evidenzia – integra dimensione spirituale, antropologica e pastorale, nella consapevolezza che prendersi cura delle famiglie significa anche prendersi cura della Chiesa e della società”.
Durante lo svolgimento della sessione residenziale, i figli dei partecipanti sono coinvolti nel progetto “AnimaTema di famiglia” che permette loro di riflettere sui temi affrontati dai genitori.
Il 26 luglio Colletta nazionale per le popolazioni del Venezuela
La Presidenza della CEI, profondamente vicina alle sofferenze della popolazione venezuelana colpita il 24 giugno da terremoti di vaste proporzioni, ha deciso di indire attraverso Caritas Italiana una Colletta nazionale in tutte le chiese italiane domenica 26 luglio. “È un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto, piange i propri cari, è sfollato, ferito o vive in condizioni di grande precarietà. Sarà anche un momento per esprimere, nella preghiera comune, la nostra vicinanza alle persone provate dalla tragedia”, sottolinea il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.
Attualmente molte abitazioni risultano distrutte, lesionate o non sicure e a questo si aggiungono i danni a infrastrutture, scuole, strutture sanitarie e servizi essenziali. In diversi territori l’accesso all’acqua potabile, all’igiene, all’alimentazione e alle cure mediche resta difficile. L’emergenza si inserisce in un contesto già segnato da fragilità economiche e sociali, con bisogni umanitari diffusi e una rete di servizi pubblici spesso sotto pressione.
“Per rispondere ai bisogni materiali e spirituali, le offerte vanno convogliate attraverso i canali sicuri già attivati da Caritas Italiana, che è in contatto diretto con Caritas Venezuela per la risposta umanitaria e il coordinamento degli aiuti”, ricorda don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, annunciando che, “nelle prossime settimane, una nostra delegazione si recherà nel Paese per rafforzare tutte le forme di collaborazione già avviate”. “La presenza capillare della Chiesa locale – evidenzia Pagniello – consente oggi di raggiungere anche comunità difficili da intercettare, accompagnando le persone con aiuti concreti e con una prossimità che è parte essenziale della risposta”. Gli interventi si concentrano in particolare sulla distribuzione di acqua potabile, beni alimentari, kit igienici, materiali di prima necessità, medicinali, supporto sanitario, psicosociale e spirituale. Particolare attenzione viene riservata agli sfollati, alle famiglie con bambini, agli anziani, a quanti hanno patologie croniche e si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità.
Nel ricordare che in questa fase è importante evitare iniziative isolate, comprese raccolte di beni materiali in Italia, la Presidenza della CEI invita dunque a partecipare alla Colletta del 26 luglio: quanto raccolto sarà destinato a far fronte alle emergenze presenti e future. E sarà un gesto unitario che esprime l’abbraccio della Chiesa italiana a quella venezuelana.
Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.
