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Conferenza Episcopale Italiana
Aggiornato: 18 min 9 sec fa

Giovani pellegrini di speranza a Lourdes

Lun, 20/07/2026 - 10:48

Un pellegrinaggio per imparare a guardare la fragilità con occhi nuovi. Dal 20 al 24 luglio Lourdes ospiterà “Tutto chiede salvezza. Giovani pellegrini di speranza”, l’iniziativa promossa dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute e dal Servizio Nazionale per la pastorale giovanile. Cinque giorni di preghiera, formazione e condivisione che mettono al centro il rapporto tra giovani, salute, fede e servizio, offrendo agli operatori pastorali un’occasione di confronto e di crescita.

“È un’esperienza che nasce dal desiderio di imparare ad avvicinarci alla malattia e alla sofferenza: la fragilità non deve farci paura. Quando impariamo a conoscerla, ad avvicinarla e ad accompagnarla, scopriamo che è un luogo capace di educare il cuore”, afferma don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute, sottolineando che “Lourdes ci aiuta a superare l’idea che la fragilità sia soltanto una condizione devastante. Ci insegna, invece, che proprio nella fragilità si rivela il volto più autentico della cura. Una cura che qui è concreta, visibile, si lascia toccare con mano e diventa esperienza di prossimità, di speranza e, infine, di salvezza”.

“Quando si parla di giovani, spesso si associa la loro esperienza alla fragilità, soprattutto emotiva e psicologica”, osserva don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della CEI. “L’obiettivo di questo incontro è offrire alcune chiavi di lettura, riconoscendo anzitutto la differenza tra fragilità e vulnerabilità. Lourdes è un luogo in cui corpo, salute e salvezza dialogano tra loro attraverso esperienze concrete di fede, di cura e di speranza. I nostri oratori, le parrocchie e le comunità possono diventare luoghi in cui la fragilità del giovane non viene stigmatizzata, ma accompagnata. Sarà anche un’occasione per valorizzare il volontariato, che rappresenta la restituzione di un bene ricevuto, espressione concreta di una carità che genera altra carità”.

Il programma prenderà il via lunedì 20 luglio, nel pomeriggio, con la celebrazione dei Vespri e della Messa. Nei giorni successivi si alterneranno momenti di preghiera e incontri di approfondimento, tra cui quello con padre Nicola Ventriglia, coordinatore della pastorale italiana a Lourdes, e con il direttore del Bureau des constatations médicales. Sono inoltre previsti la visita alla Città dei giovani e alla Cité Saint-Pierre, il Rosario alla Grotta e la tradizionale processione “aux flambeaux”.

Mercoledì 22 luglio i partecipanti prenderanno parte alla Messa internazionale nella Basilica di San Pio X, mentre giovedì 23 luglio si terranno gli interventi di don Angelelli e don Pincerato. Il confronto proseguirà con un incontro su giovani, volontariato e Ministero straordinario della Comunione, arricchito dalle testimonianze di un ministro straordinario della Comunione e di un volontario ospedaliero.

Il pellegrinaggio si concluderà venerdì 24 luglio.

Al via il Corso di alta formazione “Familiae Cura”

Ven, 10/07/2026 - 11:34

Dal 9 al 18 luglio si tiene a La Thuile (AO) il Corso di alta formazione “Familiae Cura”, promosso dall’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, per preparare operatori capaci di accompagnare le famiglie nel loro cammino umano e spirituale.
“In un tempo segnato da profondi cambiamenti sociali e culturali, la famiglia continua a rappresentare un punto di riferimento essenziale per la crescita della persona e della comunità. Tuttavia, le fragilità emergenti richiedono nuove competenze, sensibilità e strumenti pastorali”, spiega don Enzo Bottacini, direttore dell’Ufficio CEI, sottolineando che proprio “in questo contesto si inserisce l’iniziativa, pensata come un percorso di alta formazione volto a educare e accompagnare alla cura, intesa come attenzione autentica alla persona, alle relazioni e alle dinamiche familiari”.
“Familiae Cura” è rivolto a operatori di pastorale familiare (coppie di sposi, sacerdoti e religiosi) che abbiano già maturato esperienza nell’animazione e nell’accompagnamento di gruppi di famiglie e di coppie con un forte radicamento nel proprio territorio diocesano o che collaborano attivamente con associazioni e realtà ecclesiali. “Attraverso momenti formativi, laboratori e spazi di confronto, il corso mira a sviluppare competenze relazionali, capacità di ascolto e discernimento, oltre a fornire strumenti concreti per affrontare le sfide pastorali contemporanee”, aggiunge don Bottacini. “L’approccio proposto – evidenzia – integra dimensione spirituale, antropologica e pastorale, nella consapevolezza che prendersi cura delle famiglie significa anche prendersi cura della Chiesa e della società”.
Durante lo svolgimento della sessione residenziale, i figli dei partecipanti sono coinvolti nel progetto “AnimaTema di famiglia” che permette loro di riflettere sui temi affrontati dai genitori.

Il 26 luglio Colletta nazionale per le popolazioni del Venezuela

Gio, 09/07/2026 - 12:01

La Presidenza della CEI, profondamente vicina alle sofferenze della popolazione venezuelana colpita il 24 giugno da terremoti di vaste proporzioni, ha deciso di indire attraverso Caritas Italiana una Colletta nazionale in tutte le chiese italiane domenica 26 luglio. “È un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto, piange i propri cari, è sfollato, ferito o vive in condizioni di grande precarietà. Sarà anche un momento per esprimere, nella preghiera comune, la nostra vicinanza alle persone provate dalla tragedia”, sottolinea il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.
Attualmente molte abitazioni risultano distrutte, lesionate o non sicure e a questo si aggiungono i danni a infrastrutture, scuole, strutture sanitarie e servizi essenziali. In diversi territori l’accesso all’acqua potabile, all’igiene, all’alimentazione e alle cure mediche resta difficile. L’emergenza si inserisce in un contesto già segnato da fragilità economiche e sociali, con bisogni umanitari diffusi e una rete di servizi pubblici spesso sotto pressione.

“Per rispondere ai bisogni materiali e spirituali, le offerte vanno convogliate attraverso i canali sicuri già attivati da Caritas Italiana, che è in contatto diretto con Caritas Venezuela per la risposta umanitaria e il coordinamento degli aiuti”, ricorda don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, annunciando che, “nelle prossime settimane, una nostra delegazione si recherà nel Paese per rafforzare tutte le forme di collaborazione già avviate”. “La presenza capillare della Chiesa locale – evidenzia Pagniello – consente oggi di raggiungere anche comunità difficili da intercettare, accompagnando le persone con aiuti concreti e con una prossimità che è parte essenziale della risposta”. Gli interventi si concentrano in particolare sulla distribuzione di acqua potabile, beni alimentari, kit igienici, materiali di prima necessità, medicinali, supporto sanitario, psicosociale e spirituale. Particolare attenzione viene riservata agli sfollati, alle famiglie con bambini, agli anziani, a quanti hanno patologie croniche e si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità.

Nel ricordare che in questa fase è importante evitare iniziative isolate, comprese raccolte di beni materiali in Italia, la Presidenza della CEI invita dunque a partecipare alla Colletta del 26 luglio: quanto raccolto sarà destinato a far fronte alle emergenze presenti e future. E sarà un gesto unitario che esprime l’abbraccio della Chiesa italiana a quella venezuelana.

Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.

 

 

Accanto ai migranti

Gio, 02/07/2026 - 11:49

Papa Leone XIV sabato 4 luglio si recherà in visita pastorale a Lampedusa. Lì incontrerà alcuni piccoli migranti diventati simbolo delle traversate e dell’accoglienza italiana e intitolerà ufficialmente il Molo Favaloro a Papa Francesco che l’8 luglio di 13 anni fa raggiunse l’isola siciliana, nel primo viaggio del suo pontificato, e denunciò con forza la “globalizzazione dell’indifferenza” e “l’anestesia del cuore”. Un appello contro l’insensibilità alle grida degli altri che Papa Leone XIV ha ripreso più volte. “Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza”, ha detto lo scorso 20 giugno in occasione della 75ª Giornata Mondiale del Rifugiato.

Il fenomeno migratorio è entrato in una fase diversa, sicuramente più complessa, eppure non meno capace di interpellare la Chiesa. Secondo gli ultimi dati dell’UNHCR, oltre 117 milioni di persone vivono una condizione di fuga forzata, mentre i rifugiati sono più di 41 milioni e quasi il 40% sono proprio bambini e bambine. Lo scenario migratorio attuale propone nuove sfide che necessitano di risposte urgenti ed efficaci. Molti Stati stanno restringendo le possibilità di accesso a percorsi legali e sicuri per ottenere protezione internazionale. Allo stesso tempo, aumentano i controlli alle frontiere, si rendono più rigide le procedure di asilo e cresce il numero di rimpatri forzati verso Paesi segnati da conflitti e povertà. “In tale contesto – sottolinea Amaya Valcarcel, International Advocacy Officer del Jesuit Refugee Service – chi fugge da persecuzioni e violenze si trova privo di reali alternative. Diventa quindi fondamentale ampliare i canali di ingresso legali e sicuri, rafforzare i sistemi di tutela, adottare politiche migratorie integrate e rispettose della dignità umana e, soprattutto, garantire un accesso effettivo a forme adeguate di assistenza e protezione legale”. Il JRS, grazie anche al sostegno dei fondi 8xmille della Chiesa cattolica, continua ad essere presente anche in zone dove il conflitto moltiplica le sofferenze, come avviene in Libano. Qui solo una parte degli sfollati ha trovato accoglienza nei centri del governo. La grande maggioranza, invece, è rimasta senza un riparo stabile. A Beirut la rete ecclesiale offre una delle poche risposte concrete all’emergenza: la chiesa gesuita di San Giuseppe accoglie circa 150 sfollati, quasi il doppio della capienza prevista, grazie all’impegno del JRS e dell’Arrupe Migrants Center. Trasformata la cripta in dormitorio e potenziati i servizi, la struttura ospita migranti e rifugiati da diversi Paesi, spesso vittime di abusi. Oltre al riparo, vengono garantiti assistenza legale, supporto psicologico e attività educative.

“La Chiesa è il luogo in cui molti si rifugiano quando tutto crolla”, afferma Michael Petro, responsabile del Centro migranti della parrocchia dei Gesuiti di Beirut. Una missione impegnativa, segnata dalla fatica di ascoltare tante sofferenze, aggravate anche dai tagli agli aiuti umanitari. “Eppure – aggiunge – in mezzo alla crisi, non mancano segni di speranza. Volontari della parrocchia, studenti universitari e persone di diverse religioni e nazionalità si prodigano senza sosta. Un segno che, anche nel buio più totale, il Libano può continuare a parlare al mondo di fraternità e pace”.

Così come il Sudan. “Quando vedi una foresta da lontano, ti sembra impenetrabile. Solo quando ti avvicini scopri che c’è un passaggio”. Con questa immagine Tairab descrive la riapertura della scuola dei comboniani a Omdurman, città gemella di Khartoum sulla sponda ovest del Nilo. Tutti gli dicevano: “lascia stare, è troppo presto per tornare a Khartoum…”, eppure lui è partito. Lasciando al Cairo moglie e figli, è tornato nella “sua” parrocchia di Masalma. E ha aperto la strada al rientro dei missionari comboniani. Ha radunato una decina di maestre – cristiane e musulmane – e ha accolto 120 bambini e bambine. Dove una volta c’erano 2.000 studenti adesso c’è uno sparuto “resto di Giacobbe”. Ma la speranza è come il granello di senape: parte piccolo, ma sogna in grande. “Non cerchiamo uno stipendio per noi – dicono con fierezza le maestre – ci basta lavorare e sapere che i nostri bambini vanno a scuola”.  Sette milioni di bambini in Sudan, l’80% del totale, non vanno più a scuola da quando la guerra è scoppiata, nell’aprile del 2023. Per molti altri il ritorno a Khartoum, o ad una vita normale, sarà ancora lungo. Ma questi bambini intanto aprono la strada alla speranza.

Non si tratta di discutere su numeri o su percentuali, perché “anche uno solo” è un valore sommo. Così si legge nella nota della Sala stampa della Santa Sede che ha annunciato il tema del Messaggio per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del prossimo 29 settembre “Anche uno solo di questi bambini”. Una scelta con cui Papa Leone XIV conferma la sollecitudine verso i minori coinvolti direttamente nell’esperienza migratoria, richiamando il dovere di accogliere ciascuno di loro come ci insegna il Vangelo.

Corso di formazione per gli economi diocesani

Mer, 01/07/2026 - 18:05

Un corso base intensivo, in presenza, per acquisire strumenti utili a svolgere un ruolo sempre più complesso: quaranta economi diocesani di recente nomina, provenienti da tutta Italia, sono riuniti a Roma, fino a venerdì 3 luglio, per un’attività di formazione sui vari aspetti del servizio che sono chiamati a svolgere. “È una risposta concreta a un’esigenza arrivata direttamente dal territorio: è una proposta strutturata, replicabile, che alterna relazioni frontali a momenti laboratoriali che affrontano, ad esempio, aspetti canonici, giuridici, amministrativi, contabili, relativi al bilancio, alla rendicontazione dell’8xmille e alla eventuale gestione del personale”, spiega don Claudio Francesconi, economo della CEI.
Si tratta, aggiunge, di una “cassetta degli attrezzi” che permette di “avere degli strumenti utili, aprendo finestre su dimensioni che interessano il compito dell’economo e che possono essere poi ulteriormente approfondite”.
Tra le tematiche al centro della tre giorni anche la gestione finanziaria e il patrimonio immobiliare, la digitalizzazione e gli strumenti informatici, gli enti ecclesiastici, il ramo ETS e Impresa sociale, l’Istruzione in Materia Amministrativa.

“La Fede senza filtri”: online la nuova puntata

Mer, 01/07/2026 - 16:18

Ci sono dei “no” che sembrano chiudere una porta e altri che, solo con il tempo, si rivelano l’inizio di un cammino inatteso. È il filo conduttore del nuovo episodio di La Fede senza filtri, il podcast del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile (Snpg), disponibile su Spreaker, Spotify e Amazon Music/Audible.

Nel dialogo tra Lorena, don Salvatore Corvino, del Snpg, e il pedagogista Matteo Pasqual ci si sofferma infatti su alcuni dei “no” più difficili da affrontare: quelli di un fallimento, di una relazione che si spezza, di un progetto che sfuma o di quel senso di smarrimento che lascia senza una direzione. In una società che spesso identifica il valore della persona con i risultati raggiunti, il limite rischia di essere vissuto come una sconfitta. Da qui l’invito a riscoprire il significato autentico della resilienza, che non consiste nel nascondere il dolore, ma nel riconoscerlo, attraversarlo e trovare il coraggio di ripartire.

La riflessione si apre poi alla dimensione della fede, che non viene proposta come una scorciatoia per evitare la sofferenza. “La fede non elimina il ‘no’, non lo cancella, non lo spiega, non lo rende indolore. È la possibilità di non restare soli dentro il ‘no’”, afferma don Corvino, sottolineando che “Dio non elimina i ‘no’, ma li attraversa con noi. E spesso è proprio là, dove pensavamo fosse la fine, che inizia qualcosa di più vero”. Ciò che sembra una porta chiusa può rivelarsi così una soglia da attraversare: nella relazione, nell’accompagnamento e nella condivisione anche i “no” della vita possono aprire la strada a un “sì” più autentico.

Oratori: Protocollo d’intesa per la riqualificazione nelle aree degradate

Mer, 01/07/2026 - 15:34

È stato sottoscritto oggi, 1° luglio, il Protocollo d’intesa tra il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Matteo Maria Zuppi, per promuovere la realizzazione e la riqualificazione di spazi dedicati allo sport negli oratori situati nelle aree urbane caratterizzate da maggiori fragilità sociali e educative. A seguito dell’assegnazione di 50 milioni di euro a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027 destinati agli oratori, con questa intesa si vogliono definire le modalità di cooperazione per la realizzazione di questi spazi. Le risorse, infatti, saranno impiegate per la realizzazione di nuovi playground, la riqualificazione di impianti sportivi esistenti e l’allestimento di spazi polifunzionali destinati alle attività sportive, ludiche e ricreative all’interno degli oratori ubicati nelle aree più svantaggiate. I beneficiari contribuiranno con una quota minima di cofinanziamento pari al 15%.

L’intesa rafforza, quindi, la collaborazione tra le istituzioni con l’obiettivo di valorizzare gli oratori quali presìdi educativi, sociali e aggregativi, riconoscendone il ruolo strategico nel contrasto alla dispersione scolastica, alla povertà educativa e al disagio giovanile, attraverso la promozione della pratica sportiva e dei corretti stili di vita. Il Protocollo prevede inoltre l’istituzione di un Tavolo tecnico permanente tra gli uffici del Ministro per lo Sport e i Giovani e la CEI, con il compito di coordinare, monitorare e accompagnare l’attuazione degli interventi, favorendo lo scambio di competenze e buone pratiche.

Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha commentato che “con questo Protocollo, per il quale ringrazio il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Matteo Zuppi, rispettiamo un altro impegno che il Governo ha assunto per contribuire al consolidamento del modello sportivo italiano, riaffermando la centralità degli oratori, autentici presìdi educativi, sociali e di comunità. Per la prima volta nella storia repubblicana destiniamo risorse così significative a questo patrimonio della nostra Nazione: ai 19,5 milioni di euro nel quadriennio (2025-2028) per sostenere le attività sportive e valorizzare la funzione educativa degli oratori, affianchiamo altri 50 milioni in un bando che verrà pubblicato entro il prossimo mese, per realizzare e riqualificare spazi sportivi nelle aree più fragili. Investire negli oratori significa investire nei bambini, negli adolescenti e nei giovani, offrendo loro luoghi sicuri e gratuiti dove crescere attraverso lo sport, costruendo relazioni e alimentando il senso di comunità. Insieme alla Conferenza Episcopale e alla rete delle Diocesi trasformiamo il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dello sport, riconosciuto dalla nostra Costituzione, in opportunità concrete per il presente e il futuro delle giovani generazioni e per la coesione nei territori”.

“La firma di questa intesa rappresenta un ulteriore segno di attenzione verso i giovani, in particolare quelli più esposti al disagio. Investire negli impianti sportivi degli oratori, soprattutto nelle periferie, significa offrire nuove e reali opportunità di crescita e contribuire a ricucire le fratture delle nostre città, nel solco di un impegno continuo delle nostre comunità ecclesiali. L’accordo esprime una collaborazione tra Chiesa e istituzioni, nel rispetto del principio di sussidiarietà e nella valorizzazione della rete degli oratori come presìdi educativi e di legalità. Insieme si promuovono spazi di incontro e di futuro, capaci di generare speranza e inclusione per le nuove generazioni. In questi mesi estivi è ancora più evidente quanto siano importanti questi luoghi, sostenuti da parroci, educatori, animatori, associazioni sportive, senza dimenticare i doposcuola. A tutti loro un sentito ringraziamento”, ha sottolineato il Cardinale Zuppi.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno del Governo per promuovere lo sport come strumento di inclusione, crescita personale e coesione sociale, riconoscendo negli oratori un punto di riferimento fondamentale per le comunità, in particolare nei contesti più vulnerabili.

Corridoi universitari per studenti del Pakistan e del Bangladesh

Mar, 30/06/2026 - 20:46

Quindici studenti provenienti dal Pakistan e dal Bangladesh potranno frequentare un corso di laurea magistrale presso le Università di Messina, di Salerno e della Calabria. Nell’ambito dell’iniziativa, promossa dalla Fondazione con il Sud, verranno rese disponibili anche specifiche borse di studio cofinanziate dalla Fondazione stessa e dalla Conferenza Episcopale Italiana insieme alla Caritas.

Il progetto prende avvio grazie a un protocollo per l’apertura di corridoi universitari verso Atenei del Sud Italia, siglato oggi al Viminale. Alla stipula hanno preso parte il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il vicepremier e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani e il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, insieme a Don Gianluca Marchetti, Sottosegretario della CEI, al presidente della Fondazione CON IL SUD Stefano Consiglio, ai rettori dell’Università di Salerno e della Calabria e al presidente del CEMI dell’Università di Messina.

L’intesa si inserisce nel quadro delle iniziative di cooperazione internazionale che mirano a promuovere la mobilità accademica ed a rafforzare i canali di ingresso nel nostro Paese per motivi di studio e formazione.

Terremoto in Venezuela: la vicinanza della Chiesa italiana; 500mila euro per le prime necessità

Ven, 26/06/2026 - 10:09

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana esprime vicinanza alla popolazione del Venezuela colpita da violente scosse di terremoto che hanno provocato vittime, feriti, distruzione e paura, in particolare nello Stato di La Guaira e nella regione centrale del Paese.

In un messaggio inviato a Mons. Jesús Andoni González de Zárate Salas, Arcivescovo di Valencia e Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana, il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, rinnova la solidarietà alla Chiesa venezuelana e alle comunità parrocchiali e religiose impegnate accanto alla popolazione. “Seguiamo con dolore e trepidazione – scrive – le notizie che arrivano dal Venezuela. In queste ore sentiamo vicini i volti di chi piange una persona cara, di chi cerca i propri familiari, di chi è rimasto senza casa, di chi soccorre e di chi attende aiuto”.

Il Presidente della CEI ricorda che “ogni sofferenza, soprattutto quella dei più poveri e fragili, riguarda tutti e chiede a tutti responsabilità, solidarietà, cura”. Nell’affidare al Signore le vittime, il Card. Zuppi invoca conforto per i feriti, per le famiglie colpite e per quanti hanno perso la casa, assicurando la preghiera per “autorità, sanitari, volontari, comunità cristiane e tutti coloro che, anche in mezzo alle macerie, custodiscono la vita”.

Per far fronte all’emergenza, la Presidenza della CEI ha disposto un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: le risorse saranno utilizzate per gli interventi di soccorso immediati, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con Caritas Venezuela e con la rete internazionale della Caritas. Particolare attenzione, fa sapere Caritas, è rivolta alle famiglie più fragili, ai quartieri meno visibili e alle persone accolte nelle piazze e nei rifugi temporanei. Le priorità riguardano acqua potabile, alimenti, medicinali, kit igienici e accompagnamento delle persone rimaste senza casa o in condizioni di forte precarietà. Intanto, sottolinea Caritas Italiana rilanciando l’appello di Caritas Venezuela, è importante convogliare la solidarietà attraverso canali coordinati e sicuri, evitando iniziative isolate che potrebbero risultare inefficaci o rischiose. Si sconsigliano inoltre raccolte di beni materiali in Italia.

Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.

 

 

 

Domenica 28 giugno si celebra la Giornata per la carità del Papa

Ven, 26/06/2026 - 09:31

Domenica 28 giugno si celebra la Giornata per la Carità del Papa: la Chiesa in Italia partecipa a questo tradizionale appuntamento destinando le offerte raccolte durante le Celebrazioni Eucaristiche al Santo Padre per il suo intervento generoso nelle situazioni di bisogno, personali e comunitarie. “Un’occasione propizia”, la definisce Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, “perché, attraverso il nostro piccolo contributo, la carezza del Padre possa giungere a chi soffre”.

“Siamo convinti che la fede, per essere autentica, debba infatti tradursi in un amore che non si accontenta, che non si chiude nel perimetro dei nostri bisogni, ma che ‘sovrabbonda’, arrivando a toccare le ferite del mondo intero”, scrive Mons. Baturi in una lettera inviata a tutte le parrocchie italiane insieme ad Avvenire e alla locandina dell’evento.

“Come Chiese in Italia e in comunione con le altre Chiese – conclude il Segretario Generale – rinnoviamo il nostro impegno a partecipare attivamente a questo grande disegno di amore, consapevoli che ogni nostro gesto concreto si trasforma in aiuti essenziali per tante opere caritative, in favore di persone e famiglie in difficoltà estrema, popolazioni devastate da guerre o colpite da calamità naturali, comunità che necessitano di un sostegno urgente in termini di assistenza sanitaria e di educazione”.

Patto tra le religioni

Gio, 25/06/2026 - 12:58

Il 25 giugno, a Roma, i responsabili delle religioni che sono in Italia hanno sottoscritto un Patto per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.

A siglarlo sono stati: Assemblea dei Rabbini d’Italia, Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia, Centro Islamico culturale d’Italia, Comunità Religiosa Islamica Italiana, Confederazione Islamica Italiana, Conferenza Episcopale Italiana, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Istituto Tevere, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, Sikhi Sewa Society, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Unione Buddhista Italiana, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, Unione Induista Italiana.
Nel pomeriggio, i rappresentanti delle comunità religiose verranno ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale consegneranno una copia del Patto.

“Condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post-moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana”, si legge nel Preambolo del documento che propone nove impegni e nove azioni. Tra questi, il compito di “promuovere la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società” e quello di “promuovere una cultura della pace fondata sulla giustizia, sulla compassione e sull’interdipendenza tra i popoli, riconoscendo che la famiglia umana è una sola”.

La firma del Patto rappresenta una tappa fondamentale del percorso intrapreso nell’ambito del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. A partire dal 2023, infatti, i leader delle religioni diffuse nel Paese, si sono incontrati annualmente nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, avviando una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace. Nel 2024, anche alcuni giovani, delegati dai responsabili delle religioni, si sono ritrovati periodicamente per discutere e lavorare insieme, partecipando dallo scorso anno alle riunioni ufficiali e diventando, sui territori, ambasciatori di processi di conoscenza reciproca e di sensibilizzazione. Il cammino di confronto tra i leader ha portato alla sottoscrizione del documento.

“La firma del Patto è il frutto maturo di un percorso che ha consolidato in noi la certezza che la via dell’ascolto dell’altro e della conoscenza reciproca – spogliata da pregiudizi e luoghi comuni – sia la chiave per valorizzare quel patrimonio umano e spirituale che ogni tradizione porta in sé. Consegnare questo Patto nelle mani del Presidente Mattarella ha, per le nostre Comunità e per l’intera Nazione, un valore inestimabile nel complesso contesto geopolitico che stiamo attraversando. La “Via italiana del dialogo” vuole essere un contributo serio e sperimentato, offerto a una società troppo spesso esposta a polarizzazioni ed estremismi che spingono a vedere nell’altro – diverso per fede o cultura – un nemico. Al contrario, desideriamo riflettere con apertura sui valori comuni per edificare una comunità civile che riconosca, pur nelle sue diversità, il senso di un impegno corale per una società più giusta, accogliente e inclusiva”, afferma il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.

“L’Assemblea dei Rabbini d’Italia partecipa alla firma del Patto di intesa fra le diverse comunità religiose presenti in Italia nella convinzione che, nell’ambito di questo accordo e nel contesto concreto del Paese in cui viviamo, sia possibile riconoscere i valori etici condivisi, impegnarsi per il benessere sociale della collettività, pensare a progetti responsabili per il futuro sempre animati dalla consapevolezza che scaturisce dall’idea fondamentale dell’essere creature di D.O; ricordiamo in particolare a questo proposito, dal messaggio biblico di portata universale che definisce l’identità dell’uomo come creature che recano in sé l’immagine spirituale del Creatore, ricordiamo e riconosciamo che è parte del legame che ci unisce all’Eterno dare sviluppo al mondo , che riceviamo come dono di D.O, di fronte al quale  siamo chiamati ad essere responsabili custodi. Riteniamo inoltre che, nella situazione particolarmente difficile di cruenti conflitti in tante parti del mondo, sia importante che le comunità religiose forniscano un positivo esempio di capacità di dialogo e, laddove possibile, di collaborazione, auspicando che questo clima costruttivo possa, dalla firma di questo Patto, estendersi a tutti coloro che in questo momento siamo qui a rappresentare”, sottolinea Giuseppe Momigliano, Vice Presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia.

“Di fronte all’acuirsi delle sfide sociali, il Patto sottoscritto oggi rappresenta un segno concreto della capacità delle comunità religiose e della società nel suo insieme di unirsi attorno a ideali condivisi messi al servizio al bene comune. La consapevolezza che la diversità sia una ricchezza da valorizzare è un principio essenziale per costruire un futuro di speranza, coesione e prosperità per tutti”, evidenzia Cristin Cappelletti, Segretaria dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia.

“Sarà emozionante salutare, dopo la firma di questa mattina, il Presidente della Repubblica Mattarella al Quirinale insieme ai miei giovani colleghi indù, ebrei, buddhisti, cristiani e musulmani, tutti italiani dalla nascita e da generazioni e tutti educati alla sacralità nella vita religiosa, senza artifici e senza complessi ma con profonda fede e sensibilità spirituale. Questo è il valore della nostra società italiana e il Capo dello Stato lo ha sempre riconosciuto condannando ogni discriminazione. L’unica incompatibilità denunciata anche nel testo del Patto è la strumentalizzazione dell’odio contro i credenti per negare la nostra cittadinanza!”, rileva Amina Croce, responsabile Giovani della COREIS.

“La sottoscrizione del Patto è al tempo stesso l’approdo di un cammino a cui guardare con gratitudine e l’assunzione responsabile di un impegno al dialogo, alla ricerca della pace e della giustizia, alla preservazione del pianeta, alla tutela delle libertà di tutti gli umani, al perseguimento del bene comune. Questo impegno è tanto più urgente e prezioso nel nostro tempo che vede anche l’utilizzo di riferimenti religiosi a sostegno di conflitti e discorsi di odio. Le religioni che sono in Italia hanno intrapreso un’altra strada e intendono continuare a percorrerla con decisione e fiducia”, sottolinea Daniele Garrone, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

“Con la sottoscrizione del Patto, la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia rinnova il proprio impegno a favore del dialogo, della collaborazione e della reciproca conoscenza tra le comunità religiose e le Chiese cristiane presenti nel Paese. Questo momento rappresenta un segno concreto della volontà condivisa di contribuire, ciascuno secondo la propria identità e tradizione, alla promozione della coesione sociale, del rispetto reciproco e del bene comune”, osserva Dionisio, Vescovo di Kotyeon e Referente nazionale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia per il dialogo interculturale e interreligioso.

“Di fronte alla complessità che viviamo, l’unica strategia vincente è il dialogo fondato su uno spirito di sincera collaborazione, perché una convivenza armoniosa e pacifica si può realizzare soltanto insieme. Il Patto sottoscritto oggi rappresenta un’assunzione di responsabilità nei confronti delle generazioni future e della società intera. Condividendone pienamente gli obiettivi, ci impegniamo oggi a tradurre questi principi in azioni concrete, contribuendo a trasformare l’ambiente in cui viviamo”, dichiara Alberto Aprea, Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. 

“In un mondo segnato da divisioni e conflitti, le religioni sono chiamate a collaborare sui grandi temi dell’umanità: pace, giustizia sociale e dignità della persona. Siamo fermamente convinti che la pace nasca da un disarmo interiore fatto di ascolto senza pregiudizi e riconoscimento delle differenze: solo così è possibile costruire percorsi condivisi di solidarietà e convivenza. Come Unione Buddhista Italiana esprimiamo la nostra soddisfazione per la firma del Patto che unisce le diverse confessioni religiose in un impegno concreto di dialogo, pace e responsabilità condivisa”, osserva Filippo Scianna, Presidente dell’Unione Buddhista Italiana.

“La firma di questo Patto segna un passo importante nel percorso di dialogo e collaborazione tra le comunità religiose presenti in Italia. Il suo valore risiede soprattutto nell’impegno condiviso a continuare a incontrarsi, confrontarsi e lavorare insieme, senza procedere ciascuno per proprio conto. Vogliamo rafforzare una collaborazione stabile che favorisca la conoscenza reciproca e promuova iniziative comuni capaci di far conoscere e comprendere ai cittadini le diverse tradizioni religiose. Insieme possiamo offrire un contributo concreto alla coesione sociale, al rispetto reciproco e alla costruzione di una società sempre più inclusiva e consapevole della ricchezza del pluralismo religioso”, dichiara Livia Ottolenghi, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

 

Il 25 giugno a Roma la firma del Patto tra le religioni

Mar, 23/06/2026 - 10:11

Il 25 giugno, i responsabili delle religioni che sono in Italia, sottoscriveranno un Patto per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.

La firma del Patto, in programma a Roma, presso l’Auditorium dell’Ara Pacis, rappresenta una tappa fondamentale del percorso intrapreso nell’ambito del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. A partire dal 2023, infatti, i leader delle religioni diffuse nel Paese, si sono incontrati annualmente nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, avviando una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace. Nel 2024, anche alcuni giovani, delegati dai responsabili delle religioni, si sono ritrovati periodicamente per discutere e lavorare insieme, partecipando dallo scorso anno alle riunioni ufficiali e diventando, sui territori, ambasciatori di processi di conoscenza reciproca e di sensibilizzazione. Il cammino di confronto tra i leader ha portato alla firma del Patto.

A siglarlo saranno: Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai; Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia; Sikhi Sewa Society; Istituto Tevere; Confederazione Islamica Italiana; Comunità Religiosa Islamica Italiana; Assemblea dei Rabbini d’Italia; Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia; Centro Islamico culturale d’Italia; Unione delle Comunità Islamiche d’Italia; Unione Induista Italiana; Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Conferenza Episcopale Italiana; Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia; Unione Buddhista Italiana.

“La via italiana del dialogo interreligioso risponde a una domanda di senso: quale rilievo, quale ricaduta ha il dialogo interreligioso per la società in cui viviamo? Ciò che proponiamo è la via maestra dell’incontro con l’altro, del dialogo tra diversi accogliendo quanto dalle rispettive tradizioni può aiutare alla crescita della nostra società”, sottolinea Mons. Gaetano Castello, Vescovo ausiliare di Napoli e Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo.

“La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia accoglie con favore la sottoscrizione di questo Patto, frutto di un percorso di dialogo e confronto sviluppato negli ultimi anni tra le diverse comunità religiose e le Chiese cristiane presenti nel Paese. Si tratta di un passo significativo che conferma la volontà comune di promuovere il rispetto reciproco, la collaborazione e la coesione sociale, valorizzando il contributo che le tradizioni religiose possono offrire alla società italiana. Auspichiamo che questo percorso continui a rafforzare relazioni di fiducia e occasioni di collaborazione al servizio del bene comune”, rileva Dionisio, Vescovo di Kotyeon e Referente nazionale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia per il dialogo interculturale e interreligioso.

“La sottoscrizione di questo Patto rappresenta un passaggio di grande valore per il dialogo interreligioso. Il percorso condiviso in questi anni ha dimostrato che, pur nella diversità delle nostre tradizioni e sensibilità, è possibile costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco, sulla responsabilità comune e sull’impegno per il bene della società. Rendere ufficiale l’esperienza de ‘La via italiana del dialogo’ significa dare continuità a un lavoro concreto che vede le religioni protagoniste nella promozione della coesione sociale, della pace e della cittadinanza responsabile. Particolarmente significativa è la partecipazione dei giovani, che con il loro entusiasmo e la loro capacità di incontro contribuiscono a rendere questo cammino una realtà viva e proiettata verso il futuro. Ringraziamo Noemi Di Segni, già Presidente UCEI, e il Rav Giuseppe Momigliano per averci fatto strada in questo cammino”, evidenzia Livia Ottolenghi, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

“L’Italia è ormai da tempo una società multireligiosa, composta da un ricco mosaico di fedi e di spiritualità. Il cammino che ha portato al Patto è il segno di un desiderio di conoscenza, dialogo e condivisione che unisce le comunità firmatarie sia nei loro rapporti reciproci sia nel loro interagire con l’intera società italiana”, osserva Daniele Garrone, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

“La COREIS interpreta il Patto come un provvidenziale aggiornamento promosso dalla CEI e da altre rappresentanze religiose di una dinamica spirituale, storica e sociale sviluppata dall’incontro delle autorità religiose per la Pace ad Assisi nel 1986 al quale ha partecipato anche il nostro fondatore. Vogliamo interpretare questo Patto come il riflesso di un accordo di Principio che rispetti la dignità sacrale delle identità religiose in Italia, senza sincretismi e senza relativismi, ma nella comune responsabilità di testimoniare il ricordo di Dio e la ricerca di una Conoscenza Santa per il bene dei credenti e dei cittadini in Italia”, dichiara Abu Bakr Moretta, Presidente della COREIS.

“Come Unione Buddhista Italiana accogliamo con grande soddisfazione la firma del Patto, frutto di un percorso di dialogo e collaborazione tra le diverse confessioni religiose. Questo traguardo conferma che, attraverso l’ascolto reciproco e il rispetto delle differenze, le religioni possono contribuire concretamente alla costruzione di una società più giusta, pacifica e inclusiva”, afferma Filippo Scianna, Presidente dell’Unione Buddhista Italiana.

“Questo Patto è il frutto di un cammino condiviso durato tre anni, nel quale comunità religiose diverse hanno scelto di costruire fiducia e responsabilità reciproca, dando concreta espressione al principio buddista dell’interdipendenza, secondo cui il bene di ciascuno è inseparabile dal bene di tutti”, sottolinea Alberto Aprea, Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

“La firma del Patto è il culmine di un processo iniziato tre anni fa, che dimostra il desiderio di ogni comunità religiosa di contribuire alla coesione sociale del Paese, richiamandosi a quei valori costituzionali che riconoscono la volontà e l’impegno di ogni individuo e comunità di concorrere al progresso materiale e spirituale della società”, rileva Cristin Cappelletti, Segretaria dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia.

“In quest’epoca che vede prevalere ideologie divisive e valori mistificanti come individualismi esasperati, incapacità di mutua assistenza ed insensibilità al dolore altrui, sorge la necessità di una visione umanista costruita su principi culturali ed etici comuni, una antropologia della reciprocità. Ma soprattutto, è essenziale ritrovare i valori della solidarietà, della condivisione e della responsabilità; riscoprire la consapevolezza dell’interdipendenza degli esseri, di ogni specie; ritrovare la propria legittima aspirazione spirituale alla completezza, che è possibile nella realizzazione dell’unità. Le religioni sono come tanti fiumi ognuno nel suo percorso calmo o tumultuoso, ma, quando arrivano al mare, si fondono in esso perdendo la loro individualità. Per ritrovare ciò che si è dimenticato, il primo passo è il risveglio alla consapevolezza che tutto, il cosmo, ogni essere, ogni specie, costituisce una sola famiglia: Vasudhaiva kutumbakam”, osserva Paramahamsa Svami Yogananda Ghiri, fondatore dell’Unione Induista Italiana.

Messaggio della Presidenza della CEI in occasione della morte del Cardinale Camillo Ruini

Mer, 17/06/2026 - 15:19

La Presidenza della CEI, riunita oggi 17 giugno nella sede di Circonvallazione Aurelia 50, ha pregato per il Cardinale Camillo Ruini, scomparso all’età di 95 anni, ricordandone la sua figura e il servizio svolto a favore della Chiesa e, in particolare, della Conferenza Episcopale Italiana. Di seguito il Messaggio di cordoglio approvato a conclusione della riunione.

La Presidenza si è poi recata alla camera allestita nella Cappella della Madonna della Perseveranza del Pontificio Seminario Romano Minore per rendergli omaggio.

 

«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli;
conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»
(Gv 8,31-32)

 

In queste ore di commozione e di preghiera, interpretando i sentimenti dell’Episcopato italiano e dell’intera comunità ecclesiale del nostro Paese, rendiamo grazie al Signore per il Cardinale Camillo Ruini, affidandolo alla sua misericordia. Per lunghi anni ha servito la Chiesa in Italia con intelligenza vivace, vigore pastorale e profonda dedizione. Esprimiamo, dunque, gratitudine per il servizio che ha reso alla Chiesa e per l’impegno con cui ha accompagnato un tratto importante della vita ecclesiale italiana.

Il Cardinale Ruini è stato un testimone fedele del Vangelo, attento alla comunione e al rapporto tra fede, cultura e vita, nella Chiesa e nel Paese. Il suo pensiero offre idee preziose per il nostro cammino, in un contesto sociale in rapido cambiamento. Tra gli aspetti più significativi resta centrale il richiamo al primato dell’evangelizzazione e della testimonianza. Come più volte da lui sottolineato, la missione della Chiesa è annunciare Cristo e rendere visibile la sua presenza nella vita delle comunità cristiane e nella storia degli uomini. Di fronte alle fatiche quotidiane e al rischio di vivere come se Dio non fosse decisivo per l’esistenza, rimane valido il suo invito a riconoscere in Cristo la luce che illumina la verità dell’uomo. Il Cardinale Ruini ha richiamato con forza la necessità di non separare la fede dalla vita, l’annuncio dalla cultura, la verità dalla libertà, nella convinzione che solo l’incontro con il Signore apre pienamente l’uomo alla propria dignità e alla propria vocazione. Questo primato spirituale si è tradotto anche in una forte attenzione alla persona umana e alla sua dignità inviolabile.

In un tempo segnato da visioni frammentate dell’uomo, il suo insegnamento ricorda l’importanza di custodire una concezione integrale della persona, radicata nell’antropologia cristiana e orientata alla ragione, alla responsabilità e al bene comune. Con altrettanta chiarezza, il Cardinale Ruini ha compreso l’importanza della cultura come luogo nel quale la fede è chiamata a incarnarsi e a dialogare con le domande reali dell’uomo contemporaneo. È questa la via per annunciare il Vangelo dentro le trasformazioni della storia, con fiducia nella forza della verità cristiana e nella capacità della ragione di aprirsi a Dio.

In questa prospettiva si colloca anche il suo costante richiamo alla comunione ecclesiale e alla carità come dimensioni essenziali della missione. I Convegni Ecclesiali Nazionali di Palermo (1995) e Verona (2006) hanno espresso pienamente questo orizzonte, che unisce fede, comunione e servizio alla società. Il Vangelo della carità, non come semplice assistenza, ma come criterio di rinnovamento ecclesiale e civile, risuona quale appello per la vita del Paese.

Affidiamo l’anima del Cardinale Camillo Ruini al Signore e, come lui amava ripetere, all’intercessione di Maria Santissima, Madre della Chiesa, di san Giuseppe e dei santi patroni d’Italia. Nella fede nella Risurrezione, preghiamo perché il Signore lo accolga nella pace del suo Regno.

A quanti lo hanno conosciuto, stimato e amato, rivolgiamo di cuore una benedizione colma di speranza cristiana.

La Presidenza
della Conferenza Episcopale Italiana

Il Cardinale Ruini è tornato alla Casa del Padre: dichiarazione del Card. Zuppi

Mar, 16/06/2026 - 22:49

Ci raccogliamo in preghiera e affidiamo alla misericordia del Padre il Cardinale Camillo Ruini, che il Signore ha chiamato a sé. Lo ricordiamo con riconoscenza per la vita spesa al servizio del Vangelo, della Chiesa di Roma e della Conferenza Episcopale Italiana.

Presidente della CEI e Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il Cardinale Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, passione pastorale e profondo senso ecclesiale. Ha svolto il suo ministero con la consapevolezza che la fede non è mai estranea alla storia. L’annuncio cristiano, ha sempre sostenuto, deve incontrare le domande reali dell’uomo, della società e della cultura.

In questo impegno ha aiutato la Chiesa in Italia a pensare, discernere, parlare e camminare nel proprio tempo, custodendo il legame vivo con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale. Il suo motto episcopale, “Veritas liberabit nos”, resta una consegna per tutti: cercare la verità che è Cristo, perché solo essa rende liberi e capaci di amare. Quella verità non è un’idea astratta, ma il volto del Signore che illumina la vita, sostiene la speranza, apre alla comunione e chiama a servire ogni persona, soprattutto quando la storia si fa più difficile e incerta.

Ci stringiamo con affetto ai familiari, alla Diocesi di Roma e a quanti lo hanno conosciuto, stimato e seguito nel suo lungo ministero. Il Signore Risorto lo accolga nella sua pace.

 

 

“Costruire ponti per la pace, la giustizia e la dignità umana”: appello al G7

Ven, 12/06/2026 - 14:01
Appello dei Presidenti delle Conferenze Episcopali cattoliche di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti, con il sostegno del Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, in occasione del Vertice del G7

In occasione del Vertice del G7 che nel 2026 si riunisce in Francia, noi, Presidenti delle Conferenze Episcopali dei Paesi membri del G7, con il sostegno del Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, rivolgiamo ai Capi di Stato e di Governo un messaggio comune ispirato dal Vangelo e dalla dottrina sociale della Chiesa. In un contesto segnato da conflitti armati, fratture geopolitiche, erosione del multilateralismo, aumento delle disuguaglianze, sconvolgimenti climatici e rapide trasformazioni tecnologiche, ricordiamo che il presupposto fondamentale di qualsiasi governance politica ed economica deve essere sempre la dignità di ogni persona umana. Il G7 ha una responsabilità particolare nei confronti del bene comune mondiale. Le decisioni prese dai suoi Stati membri hanno pertanto conseguenze dirette sui popoli, sulla stabilità internazionale e sul futuro delle giovani generazioni.

Con questo appello, noi, Presidenti delle Conferenze Episcopali dei Paesi membri del G7, pastori delle nostre Chiese e discepoli di Gesù Cristo, desideriamo mettere al servizio della pace e della comunità internazionale la capacità delle nostre Chiese di dialogo, di mediazione e di accompagnamento dei più vulnerabili.

1.Riaffermare il multilateralismo e il primato del diritto internazionale

Di fronte all’intensificarsi delle tensioni geopolitiche e al progressivo indebolimento dell’ordine internazionale, chiediamo agli Stati del G7 di riaffermare il loro impegno a favore di un multilateralismo autentico, fondato sul diritto internazionale, sulla cooperazione tra le nazioni e sul rispetto della dignità umana.

Una pace duratura non può essere garantita solo dalla logica del potere, dalla corsa agli armamenti o dai rapporti di forza. Le istituzioni internazionali restano indispensabili per prevenire i conflitti, proteggere le popolazioni civili e promuovere la giustizia tra i popoli. Gli Stati del G7 devono dunque contribuire al consolidamento di tali istituzioni affinché siano maggiormente in grado di servire il bene comune mondiale.

Chiediamo ai Paesi membri del G7 di indicare la via della riconciliazione tra i popoli attraverso il dialogo, i negoziati e il mutuo rispetto. I conflitti che oggi colpiscono l’Ucraina, la Terra Santa, il Sudan, il Sud Sudan, l’est della Repubblica Democratica del Congo, il Sahel e tante altre regioni del mondo ricordano l’urgenza di rinnovare l’impegno a favore della pace.

Ribadiamo inoltre quanto siano importanti il rispetto del diritto internazionale umanitario, la tutela delle popolazioni civili, la libertà religiosa e il rispetto della dignità dei prigionieri di guerra e degli sfollati. I bambini, le famiglie e le minoranze religiose sono spesso le prime vittime dei conflitti: la loro protezione deve essere una priorità assoluta.

Le Chiese e le comunità religiose possono contribuire a ricostruire la fiducia, ad accompagnare le popolazioni ferite dalla guerra e a creare le condizioni sociali e morali per una pace duratura. La Chiesa cattolica, grazie alla sua presenza locale, al suo impegno umanitario e alla sua capacità di costruire ponti tra i popoli, rimane un inter- locutore credibile al servizio della pace e del dialogo.

2. Porre la persona umana al centro dello sviluppo e della solidarietà internazionale

Destano viva preoccupazione i recenti tagli agli aiuti pubblici allo sviluppo in diversi Paesi del G7. Mentre aumentano in tutto il mondo i bisogni umanitari, milioni di persone vedono diminuire le loro possibilità di accedere a cibo, salute, istruzione e protezione. Chiediamo agli Stati del G7 di rinnovare il loro impegno a favore della solidarietà internazionale e di un partenariato equo con i Paesi del Sud. Le politiche di sviluppo devono avere come scopo prioritario la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare, l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, nonché la tutela delle persone più vulnerabili.

Incoraggiamo inoltre i popoli a un ascolto vicendevole più attento, poiché la costruzione della pace, della giusti- zia e della fraternità internazionale dipende dalla capacità di sviluppare processi concreti, forme di dialogo e di partecipazione che rendano possibile una vera cultura dell’incontro.

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite devono rimanere un punto di riferimento comune. Sproniamo i Paesi industrializzati a mantenere il finanziamento allo sviluppo all’altezza degli impegni internazionali e a non far gravare sulle popolazioni più fragili il costo delle nuove priorità strategiche.

Il commercio internazionale e i partenariati economici, in particolare nel settore dei minerali critici e delle risorse naturali, devono fondarsi sull’equità, sul rispetto dei diritti delle popolazioni locali, su condizioni di lavoro dignitose e sulla tutela dell’ambiente. Non si può costruire lo sviluppo sullo sfruttamento umano o sull’erosione irreversibile della nostra casa comune.

Chiediamo inoltre di rafforzare la cooperazione internazionale nella lotta contro la criminalità organizzata, la tratta di esseri umani, i traffici illeciti, la corruzione e i flussi finanziari illegali che indeboliscono le società e alimentano la violenza.

In questo ambito, ricordiamo che non può essere sufficiente una risposta esclusivamente repressiva. La lotta contro il narcotraffico e le reti criminali richiede sistemi giudiziari efficaci, equi e rispettosi della dignità umana, nonché una presa di coscienza delle responsabilità collettive, anche nelle società di consumo.

3. Proteggere i bambini e i giovani nell’era digitale

Le trasformazioni tecnologiche e il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale aprono nuove possibilità per l’istruzione, la salute e la condivisione delle conoscenze. Queste innovazioni comportano però anche rischi impor- tanti, in particolare per i bambini e i giovani.

Chiediamo ai leader del G7 e alle aziende tecnologiche di stabilire regole internazionali chiare affinché le nuove tecnologie siano poste al servizio della persona umana e del bene comune.

L’esigenza di una governance umana e democratica dell’intelligenza artificiale rimanda all’insegnamento di papa Leone XIV. Come scrive nella sua Enciclica: “Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita. Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale” (Magnifica humanitas, n.110).

Tale riflessione ci invita a considerare l’intelligenza artificiale non solo come un insieme di strumenti da regolamentare, ma anche come un ambiente che già plasma le relazioni umane, l’accesso al sapere, l’esercizio delle libertà e la partecipazione democratica. La sua governance deve pertanto essere orientata al bene comune, alla giustizia, alla trasparenza e all’inclusione.

L’intelligenza artificiale deve rimanere sotto il controllo umano ed essere governata da chiari principi etici. Le innovazioni tecnologiche non devono mai portare a una disumanizzazione delle relazioni sociali o a un’automatizzazione delle decisioni che minacciano la vita umana. Sosteniamo gli appelli della Santa Sede a favore di una governance etica dell’intelligenza artificiale e di una particolare vigilanza riguardo agli usi militari dei sistemi autonomi.

Incoraggiamo inoltre gli Stati del G7 a promuovere un’educazione al dialogo, al rispetto delle differenze religiose e culturali, nonché una pedagogia della memoria felice, fermento di un futuro di pace.

4. Assumere una responsabilità comune nei confronti del creato e delle persone sfollate

La crisi ecologica mondiale colpisce in modo sproporzionato le popolazioni più povere e le generazioni future. Le catastrofi climatiche, il degrado degli ecosistemi, la carenza idrica e l’insicurezza alimentare accrescono le tensioni sociali e gli sfollamenti forzati.

Chiediamo agli Stati del G7 di adottare misure coraggiose e verificabili per accelerare una transizione eco- logica giusta, ridurre le emissioni di gas a effetto serra, sviluppare le energie rinnovabili e sostenere i Paesi più vulnerabili di fronte alle conseguenze del cambiamento climatico.

La cura della nostra casa comune non è solo una necessità ambientale, ma anche un’esigenza di giustizia. La responsabilità incombe in particolare ai Paesi più industrializzati, a causa del loro livello di consumo di risorse e del loro contributo storico al riscaldamento globale.

Ricordiamo inoltre che i migranti e i rifugiati devono sempre essere accolti con dignità, pur riconoscendo la legittima responsabilità degli Stati di preservare il bene comune. Le persone costrette a fuggire dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla miseria o dalle catastrofi climatiche non possono essere considerate una minaccia. Sono fratelli e sorelle nell’umanità.

Card. Jean-Marc Aveline, Arcivescovo di Marsiglia,
Presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia Card. Tarcisio Isao Kikuchi, Arcivescovo di Tokyo,
Presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici del Giappone Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna,
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Mons. Paul Coakley, Arcivescovo di Oklahoma City,
Presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti Mons. Richard Moth, Arcivescovo di Westminster,
Presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici d’Inghilterra e Galles Mons. Pierre Goudreault, Vescovo di Sainte-Anne-de-la-Pocatière,
Presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici del Canada Mons. John Keenan, Vescovo di Paisley,
Presidente della Conferenza dei Vescovi di Scozia Mons. Heiner Wilmer, Vescovo di Hildesheim,
Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca Con il sostegno di
Mons. Mariano Crociata,
Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno (Italia),
Presidente della Commissione
delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea

“La Fede senza filtri”: disponibile la nuova puntata

Ven, 12/06/2026 - 11:25

“Posso fidarmi di chi mi guida?”. È questa la domanda al centro del nuovo episodio di La Fede senza filtri, il podcast del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile (Snpg), disponibile su Spreaker, Spotify e Amazon Music/Audible.

Nel dialogo tra Giorgia e don Salvatore Corvino, del Snpg, vengono affrontati alcuni temi particolarmente sentiti dai giovani: la fiducia nelle figure ecclesiali, il ruolo degli educatori, il bisogno di autenticità. “La fiducia non si chiede, si guadagna col tempo, con la capacità di stare accanto senza giudicare e camminando al tuo stesso passo”, afferma don Corvino. Questo chiede di andare oltre formule e risposte preconfezionate. Molti giovani, infatti, prima ancora di chiedersi che cosa credere, si domandano se esista davvero un posto per loro e qualcuno capace di accoglierli senza giudicarli. “I giovani, quando immaginano l’educatore ideale, non cercano l’esperto senza ferite né fragilità, ma – sottolinea il sacerdote – un peccatore perdonato che cammini insieme, che sappia ascoltare e proporre mete alte. Queste sono le uniche credenziali che contano davvero”.

Lo sguardo si allarga poi alla Chiesa che, nonostante fragilità e contraddizioni, è capace di generare bene, accoglienza e speranza attraverso volti, storie e gesti concreti. Da qui la convinzione condivisa che la distanza tra giovani e Chiesa non si colma con slogan o strategie, ma attraverso relazioni autentiche e il coraggio di mettersi in cammino insieme. “La Chiesa – spiega don Corvino – non è un museo di gente perfetta. È una carovana di persone che, pur inciampando, non smettono di camminare insieme. Non guardare il fango sulle scarpe di chi cammina male, guarda dove stanno andando quelli che hanno il passo fermo. E questo perché la Chiesa ha una missione radicale: essere segno di contraddizione nel mondo, dire la Verità su Dio, sull’essere umano e sulla storia. Anche quando quella Verità non è comoda. Proprio per questo la sua bellezza non si spiega, si mostra, condividendola”.

 

Iniziazione cristiana e identità dei padrini e delle madrine

Ven, 12/06/2026 - 11:16

Sono disponibili le Linee fondamentali sull’iniziazione alla vita cristiana nella prima età della vita e l’identità dei padrini e madrine, il documento approvato dal Consiglio Episcopale Permanente il 24 marzo 2026 e ora inviato alle Conferenze Episcopali Regionali per la ricezione a livello locale. Il testo, alla luce dei cambiamenti in atto, propone un ripensamento dell’educazione alla fede delle nuove generazioni e del ruolo dei padrini e delle madrine, chiamati a essere “ponte” e “raccordo” tra famiglia e comunità, nel cammino di trasmissione dell’umano e di crescita della vita cristiana. Si tratta di superare una visione limitata alla sola preparazione ai sacramenti, favorendo invece un percorso che introduca alla vita cristiana attraverso l’esperienza concreta della fede e della comunità. In quest’ottica, padrini e madrine, lungi dall’essere solo presenze rituali, possono diventare accompagnatori dei ragazzi lungo tutto il percorso dell’iniziazione cristiana, dal Battesimo alla Cresima. Il documento auspica che diventino “presenze di continuità” capaci di sostenere la crescita umana e spirituale dei più piccoli.

Il documento è arricchito da una Traccia per un itinerario pastorale condiviso che possa favorire l’adattamento ai diversi contesti locali. L’indicazione principale è quella di costruire una “grammatica comune”, evitando soluzioni troppo diverse da Diocesi a Diocesi. La Traccia suggerisce di accompagnare gradualmente il passaggio da una concezione del padrino come scelta esclusiva della famiglia a una figura riconosciuta dalla comunità come autentico “testimone della fede”. Tra le indicazioni operative vi sono la scelta dei padrini fin dal Battesimo e la loro permanenza lungo l’intero percorso di crescita, il coinvolgimento di laici, associazioni e movimenti ecclesiali come possibili accompagnatori spirituali, la formazione specifica dei padrini e delle madrine e una maggiore collaborazione tra famiglie, catechisti e comunità parrocchiali, così che la trasmissione della fede non sia affidata solo alla famiglia, ma costituisca una responsabilità condivisa dell’intera comunità cristiana.

“Radicati e costruiti in Cristo”. Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale

Mer, 10/06/2026 - 11:37

È disponibile “Radicati e costruiti in Cristo”. Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, il documento approvato dall’82ª Assemblea Generale per il prossimo quinquennio.
Nel testo sono indicate alcune priorità, riconosciute dai Vescovi italiani a partire da una rilettura globale del Documento di sintesi del Cammino sinodale, nel processo di recezione del Documento finale della Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In questo senso, “Radicati e costruiti in Cristo” non sostituisce in alcun modo il Documento di sintesi né si sovrappone al discernimento delle Chiese locali, delle Metropolie e/o delle Conferenze Episcopali Regionali.
Si articola in introduzione, quattro capitoli e conclusione. A fare da cornice un passo della lettera ai Colossesi nel quale si evidenzia come solo il radicamento vitale e costante dei cristiani in Cristo permette alla Chiesa di essere realmente missionaria: nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo.
Le linee di orientamento presentate sono quattro: la prima riguarda la necessità di riconnettere vita e Vangelo, prendendo atto che la fede e la sua trasmissione non possono più essere date per scontate. La seconda, strettamente connessa alla prima, concerne la vita comunitaria che può rappresentare una testimonianza concreta della fede a patto che ci sia un serio ripensamento della Chiesa nel territorio affinché le comunità cristiane siano vitali e attrattive. La terza linea tratta della “corresponsabilità differenziata”, con attenzione alla presenza missionaria dei laici, agli organismi di partecipazione e all’attivazione di ministeri battesimali. La quarta chiede di verificare l’adeguatezza delle strutture per la trasmissione della fede: comunità parrocchiali o interparrocchiali, Conferenze Episcopali Regionali e alcuni aspetti della struttura della CEI.
“Occorre avviare processi, tanto più necessari in un tempo nel quale la trasmissione della fede cristiana non può più essere presupposta né affidata a dinamismi spontanei. È questa la consegna – si legge nel testo – che raccogliamo e che vogliamo assumere con realismo e fiducia. Avviare processi significa accettare che il rinnovamento ecclesiale richiede tempo, pazienza, discernimento, conversione e perseveranza; significa non cedere alla tentazione di cercare soluzioni immediate o assetti soltanto funzionali; significa generare dinamismi, capaci di incidere realmente nella vita delle comunità, di formare coscienze credenti, di rendere più evangeliche le relazioni ecclesiali, di favorire una presenza cristiana più viva nei contesti quotidiani. In questa prospettiva, le priorità indicate in questo testo vogliono essere un orientamento per il cammino, non un punto di arrivo”.

Presentate a Milano le “Linee Guida in materia di investimenti etici e sostenibili”

Mar, 09/06/2026 - 15:20

“Se la finanza è solo per la finanza e perde di vista quello che deve avere al centro, ovvero la persona, tutto ciò è pericoloso anche per la finanza stessa”. È il monito lanciato dal Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, durante la presentazione delle “Linee Guida in materia di investimenti etici e sostenibili”, che si è svolta il 9 giugno nella sede di Borsa Italiana a Milano.

Il documento, approvato dal Consiglio Permanente il 24 marzo scorso, aggiorna le indicazioni del 2020 offrendo criteri e orientamenti per una gestione delle risorse economiche coerente con la Dottrina sociale della Chiesa. Un aggiornamento reso necessario dai profondi cambiamenti che negli ultimi anni hanno interessato il mondo finanziario, tra la diffusione delle criptovalute, l’affermarsi dell’intelligenza artificiale, l’attenzione ai criteri ambientali, sociali e di governance, le istanze emerse dal Sinodo dei Vescovi e dal Cammino sinodale.

“La giornata di oggi ratifica un impegno, che prendiamo di fronte alla Chiesa e alla società civile. È un impegno di scelte, perché l’etica non è a intermittenza o a convenienza”, ha affermato il Card. Zuppi sottolineando che si tratta di “un impegno che prendiamo per noi stessi, ma che offriamo anche come applicazione della Dottrina sociale della Chiesa che mette al centro la persona”. Al centro del documento c’è infatti la consapevolezza che la gestione del denaro non è mai neutrale, ma comporta sempre una responsabilità morale e sociale. “Quando la finanza diventa un assoluto e perde di vista l’obiettivo che orienta le scelte allora diventa pericolosa per la finanza stessa”, ha evidenziato il presidente della CEI ricordando che “i rischi di stordimento dalla finanza ci sono”. “È uno strumento indispensabile ma – ha spiegato – da maneggiare con parecchia cura. Di per sé con la finanza si possono fare cose straordinarie anche con poco. Papa Francesco diceva che l’Occidente si trova a vivere dentro una bolla di sapone. Non c’è una condanna della finanza, ma certo è uno strumento che può avere conseguenze che si pagano anche non nell’immediato, come negare lo sviluppo a interi Paesi contribuendo alle disuguaglianze. Però, ben utilizzata, la finanza può essere uno strumento importantissimo”. Secondo il Card. Zuppi, “il bene comune è un acceleratore che ci fa investire con più saggezza, perché dobbiamo lasciare qualcosa. Ma se si è catturati da una logica speculativa, prestazionale, non va bene. Per questo il nodo è: per chi lo fai? Il rischio richiede la responsabilità, l’azzardo è un’altra cosa”.

Per Stefano Caselli, Dean della SDA Bocconi School of Management, “investire in modo consapevole o inconsapevole, contribuire a un impatto o meno è una sfida e una scelta collettiva”. “La finanza oggi deve cercare non solo di fare attenzione ai gap ma di riempirli, invertendo la rotta su ciò che mette in discussione il nostro modo di essere, anche nella ricerca di rendimento. Poi certo ci sono ostacoli, tra cui il fatto che il concetto di Esg può diventare solo burocrazia (pensiamo al greenwashing), c’è il tema della finanza per la finanza, e poi delle aree grigie che sono irrisolvibili”, ha aggiunto Caselli evidenziando che “chi ha la responsabilità di investire deve mettersi continuamente in discussione”.

Il testo, presentato a Milano, nasce in risposta ai profondi mutamenti del panorama finanziario degli ultimi anni, segnato dalla diffusione di strumenti innovativi come ETF, mercati privati e criptovalute. A questi si affiancano sfide etiche sempre più complesse, che toccano temi cruciali come la dignità della vita umana, la giustizia e la pace. Di qui l’invito a enti religiosi, fedeli e “uomini di buona volontà” a una riflessione più matura sulla destinazione delle risorse economiche. La gestione delle risorse finanziarie oggi rappresenta un ambito cruciale di esercizio della corresponsabilità ecclesiale: non si tratta solo di amministrare beni, ma di avviare una vera conversione delle strutture, fondata su trasparenza, rendicontazione e competenza tecnica. Ogni scelta economica, sottolinea il documento, deve essere finalizzata alla missione e alla carità. In quest’ottica, “la Chiesa riconosce il ruolo positivo che la finanza può svolgere nel­la promozione di un’economia giusta e solidale, a condizione che essa sia animata da un autentico desiderio di contribuire al bene comune”.

Le Linee Guida indicano criteri chiari per una gestione finanziaria pro­fessionale, trasparente e responsabile, in cui la prima applicazione dell’etica consiste proprio nella prudenza e nella competenza con cui si amministrano i beni. A guidare questa visione sono i principi della Dottrina Sociale della Chiesa. Nel solco del magistero di Papa Leone XIV, attento alla giustizia sociale, alla dignità del lavoro umano, alla solidarietà tra i popoli, la CEI offre così un quadro di riferimento per orientare gli investimenti secondo criteri coerenti con i valori evangelici.

Il documento si articola a partire dai principi morale dell’agire economico, alla luce del magistero della Chiesa, per poi approfondire le implicazioni operative della gestione finanziaria. Il testo individua i destinatari e sviluppa una riflessione concreta sulla gestione del patrimonio, includendo aspetti come orizzonte temporale, liquidità, gestione del rischio e trasparenza. Ampio spazio è dedicato agli investimenti ESG, analizzati sia sotto il profilo definitorio sia nelle criticità e negli strumenti disponibili. Una parte specifica presenta le linee operative che, ispirate ai valori della Dottrina Sociale della Chiesa, definiscono criteri di inclusione (sociali, ecologici ed equitativi) ed esclusione, con particolare attenzione alla tutela della vita, alla promozione della pace, della dignità umana, della giustizia economica e della sostenibilità ambientale.

Con i fondi dell’8xmille cure e assistenza sanitaria per i più fragili

Ven, 05/06/2026 - 16:10

Complessivamente, nella riunione del 28 e 29 maggio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione dai fondi 8xmille 11.326.020 euro per 64 progetti: 39 in Africa (€  7.268.083), 16 in Asia (€ 2.756.186), 6 in America Latina (€ 791.062), 2 in Europa (€ 330.197), 1 in Medio Oriente (€ 180.492) .

È lievito che fa crescere e aiuta contesti e comunità a potenziare e moltiplicare talenti, avviando o rafforzando processi. Ogni intervento è una goccia che cade su terreni dove quotidianamente sacerdoti, religiose e religiosi, laici, volontari, professionisti, si impegnano nelle periferie sociali e geografiche, promuovendo incontro, dialogo e solidarietà al di là di ogni divisione. È quanto avviene in India, Paese segnato da forti contrasti, dove convivono una formidabile crescita con una fragilità che impressiona. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, è la più grande democrazia del mondo e un mosaico di culture, lingue e religioni. Accanto allo sviluppo nei settori tecnologico e digitale, persistono profonde disuguaglianze, povertà diffusa e forti divari tra città e campagne. Il sistema delle caste, sebbene formalmente abolito, continua a incidere soprattutto su “dalit” – i fuoricasta – e comunità tribali. I cristiani, pur minoranza, svolgono un ruolo significativo nell’educazione, nella sanità e nell’assistenza ai più poveri. In questo contesto, le donne — spesso ancora limitate da stereotipi — emergono come potenti agenti di compassione, cura, educazione e trasformazione sociale. In particolare, nella sanità diventano spesso il volto della cura, dell’accompagnamento, della difesa della dignità umana.  Uno degli aspetti più straordinari è proprio il contributo delle religiose cattoliche nella sanità. Circa 1000 religiose-medico, 25000 suore-infermiere e un esercito di religiosi che lavorano nell’ambito della salute, di cui l’80% opera in regioni remote, rappresentano spesso l’unico riferimento sanitario per molte comunità. Attraverso una rete di oltre 3.500 istituzioni, la Catholic Health Association of India raggiunge più di 21 milioni di persone ogni anno, garantendo cure e assistenza anche nelle zone più povere e marginalizzate.

“Nei corridoi dell’ospedale vedo due Indie che convivono: una moderna e tutelata, l’altra fragile, fatta di migranti e lavoratori senza assicurazione, costretti a rimandare le cure finché anche una malattia lieve diventa grave. L’ospedale diventa uno specchio del Paese”, spiega suor Beena Madhavat Devasia, religiosa orsolina, una delle 1000 religiose-medico, che dirige l’Holy Family Hospital di Mumbai.

Se poi dalle metropoli come Mumbai ci si sposta nelle aree più svantaggiate dell’India, i contrasti sociali si fanno ancora più evidenti. Nella diocesi di Guntur, nello Stato dell’Andhra Pradesh, centinaia di baraccopoli ospitano una popolazione segnata da estrema povertà, carenza di infrastrutture e precarietà lavorativa. In questo contesto, una rete di 106 parrocchie mobilita ogni giorno sacerdoti, religiose e volontari per sostenere lo sviluppo comunitario e assistere i più fragili.

Con il contributo di professionisti e delle Suore Francescane Clarisse, impegnate nell’assistenza infermieristica e nel sostegno alle famiglie, uno dei progetti approvati a maggio dal Comitato, si andrà a creare un centro dedicato ai bambini affetti da talassemia. La struttura sarà dotata di una banca del sangue specializzata e di un reparto per trasfusioni diurne, per garantire cure salvavita a piccoli pazienti costretti a sottoporsi a trasfusioni ogni tre o quattro settimane. Nella regione sono parecchi i bambini affetti da questa malattia a fronte di pochi centri specializzati: molte famiglie devono percorrere oltre 400 chilometri per accedere alle cure. Il nuovo polo sanitario offrirà raccolta e conservazione del sangue, trasfusioni periodiche, campagne di donazione, programmi di prevenzione e supporto psicologico. È previsto anche un ambulatorio mobile per raggiungere le aree rurali più isolate.

Il centro potrà assistere ogni anno tra 200 e 300 bambini, con fino a 4.000 trasfusioni, riducendo drasticamente i viaggi e migliorando la continuità delle cure.  Portare le cure più vicino alle comunità non significherà solo salvare vite, ma anche restituire dignità e speranza a centinaia di famiglie. “La Chiesa – come ha ricordato Papa Leone XIV ricevendo i membri dell’associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA) – sente molto il valore di questo stare vicino: di affiancare le persone, là dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate”.

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