Dal Centro Nazionale
Un NATALE in SICUREZZA:
Carissime e carissimi segretari diocesani del Movimento lavoratori
con l’avvicinarsi dell’Avvento e del tempo di Natale, come Segreteria MLAC desideriamo riproporre a tutta l’associazione e ai territori un forte momento di animazione comunitaria e di testimonianza civile: il Mese della Sicurezza sul Lavoro.
I dati provvisori di quest’ anno ci parlano di un realtà drammatica: nei primi otto mesi dell’anno sono stati 701 le persone morte al lavoro , e le malattie professionali registrano un preoccupante incremento del +16,3%. Di fronte a questi numeri, che nascondono storie, famiglie e volti spezzati, non possiamo rimanere indifferenti. Riaffermiamo con forza che: nessun profitto vale più di una vita e che l’incolumità psicofisica della persona deve essere la premessa inderogabile di ogni attività economica.
Per dare un segno visibile e concreto a questa mobilitazione, vi invitiamo a mettere al centro delle vostre iniziative l’opera “Segui la stella, illumina la sicurezza“, nata dalla collaborazione con lo scultore contemporaneo Cosimo Allera.
“Segui la stella, illumina la sicurezza”L’opera, come vedete nelle foto, trasforma la tradizionale stella natalizia in un forte simbolo di denuncia e di speranza cristiana attraverso alcuni simboli come:
Il richiamo alle istituzioni: La stella evoca l’emblema della Repubblica Italiana, fondata sul lavoro.
L’assenza di un volto: In quel casco e in quella tuta vuota c’è il posto di ognuno di noi: un padre, una madre, un figlio, un collega. È la sedia vuota che potrebbe restare a tavola la sera.
Gli strumenti del lavoro quotidiano (gilet ad alta visibilità, casco, guanti e scarpe antinfortunistiche ecc..)
La luce che orienta: che vuole accendere un’ attenzione sulle norme, sulla formazione e sulla prevenzione per proteggere la vita e la dignità dei lavoratori per evitare che la fretta prevalga sulla prudenza.
L’opera è stata pensata per essere facilmente replicabile a livello locale con materiali semplici o DPI dismessi messi a disposizione dalle imprese del territorio. Vi invitiamo a costruire questa stella e a installarla nei luoghi più significativi delle vostre realtà: sui sagrati delle chiese, nelle piazze centrali, negli atri dei municipi o agli ingressi delle aree industriali e artigianali, seguendo i punti che trovate nel vademecum di istallazione.
Realizzazione dell’opera: Coinvolgete i gruppi parrocchiali, i giovani e le aziende edili locali per recuperare DPI dismessi e costruire insieme la stella, installandola in luoghi significativi come piazze, sagrati, atri dei municipi o ingressi delle zone industriali.
Animazione e riflessione: Organizzate tavole rotonde con sindacati, istituzioni, medici del lavoro e associazioni di categoria per analizzare lo stato della sicurezza nel vostro territorio, unendo momenti di preghiera e meditazioni bibliche sul valore del lavoro custodito.
Il momento inaugurale: Programmate un momento pubblico di accensione delle luci della stella, culminante con una benedizione speciale per tutte le lavoratrici e i lavoratori della comunità.
Seguire la stella, in questo Natale, significa tradurre la nostra fede in responsabilità e la responsabilità in gesti concreti di cura. Facciamo sì che il lavoro torni a essere pienamente umano, e che tutti possano farlo in sicurezza.
Naturalmente vi chiediamo di porre a fianco di ogni istallazione realizzata il titolo dell’opera e il nome dell’autore.
Nel vademecum trovate oltre alla presentazione dell’opera, una riflessione di don Luigi Caravella, le istruzioni per il montaggio, delle schede di approfondimento, la biografia di Cosimo Allera, che ringraziamo per la sua disponibilità
Per saperne di più e scaricare tutto il materiale visitate la pagina
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Vino nuovo in otri nuovi
Vino nuovo in otri nuovi” è il sussidio personale che accompagnerà tutti gli adulti di Azione Cattolica a pregare ogni settimana il Vangelo della domenica e delle grandi feste liturgiche.
Il titolo del testo è un richiamo all’icona biblica dell’anno incentrato sul generare.
Anche quest’anno ci siamo lasciati guidare dalle indicazioni della biblista Rosalba Manes e ogni brano del Vangelo sarà diviso in tre momenti diversi:
Verità, che ci sollecita a cogliere il punto focale di ogni vangelo.
Invito che ci esorta alla conversione personale.
Promessa che ci aiutano a capire in che modo la verità annunciata dal Vangelo può diventare testimonianza di vita.
Nel testo di quest’anno, all’inizio di ogni tempo liturgico, si troverà un Q-r code per scaricare una musica di sottofondo da ascoltare durante la lettura e la meditazione del Vangelo e, dopo ogni immagine, un breve commento di Veronica Rossi, storica dell’arte, introdurrà alla comprensione dell’opera d’arte scelta.
Chiuderanno i commenti alcune suggestioni prese dal mondo della cultura: testi letterari, poesie, musica, cinema ed arte.
Vicino al titolo invece saranno indicate anche le letture di ogni domenica e delle feste liturgiche perché la Parola di Dio si legge sempre alla luce della Parola stessa.
Compagni di questo cammino saranno due maestri nella fede:
Vittorio Bachelet, del quale ricordiamo i 100 anni dalla nascita.
Madeleine Delbrel, mistica francese che ha testimoniato il vangelo soprattutto stando accanto alla gente comune e ai poveri, nelle periferie urbane e nella vita semplice di ogni giorno.
Scopri il sussidio e camminiamo insieme nella luce di Cristo, perché il Vangelo insegni a guardare il mondo e l’umanità che lo abita con gli occhi di Dio.
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Dalla polvere alla speranza: alleanze che illuminano il futuro
Celebrare questa giornata significa guardare all’occupazione, al lavoro mettendo al centro la persona umana.
Il lavoro non può essere visto solo come un mezzo di guadagno, o una necessità economica, ma è sempre più un terreno di “frontiera” cruciale e decisivo, dove si giocano la dignità della persona e la giustizia sociale all’interno delle nostre comunità .
Quest’anno il Mlac ha scelto di celebrare la Giornata mondiale del lavoro dignitoso sabato 17 ottobre a Casale Monferrato luogo simbolo della tragedia causata dall’inquinamento da amianto organizzando un evento nazionale:
“Dalla polvere alla speranza: alleanze che illuminano il futuro”
che prevede una mattinata dedicata agli studenti delle scuole superiori del territorio e un incontro pomeridiano aperto alla cittadinanza.
Programma Programma_31Download Note tecniche Note tecnicheDownloadThe post Dalla polvere alla speranza: alleanze che illuminano il futuro appeared first on Azione Cattolica Italiana.
“Tessitori di Speranza”: fine settimana con la Fraternità Charles de Foucauld di Spello. Ricordo di Carretto nell’anniversario della morte
Si svolge nei giorni domenica 4 e lunedì 5 ottobre l’iniziativa “Tessitori di Speranza” promossa dalla Fraternità Charles de Foucauld di Spello, dal Comune di Spello e dall’Azione cattolica italiana. L’iniziativa è promossa nel sessantesimo anniversario della Fraternità di Spello e nella memoria di fratel Carlo Carretto nella ricorrenza del trentottesimo anniversario della morte. Il programma prevede domenica 4 ottobre alle ore 18 la Celebrazione eucaristica nel chiostro di San Girolamo, alle ore 19 i saluti dei rappresentanti di Casa San Girolamo e presentazione del “Progetto Spello”. Alle ore 20 cena insieme. Lunedì 5 ottobre alle ore 9 inizierà il pellegrinaggio a piedi verso San Girolamo, con punti di partenza dalla Porta di Spello e dall’Eremo di Santa Chiara. Alle 10 ritrovo all’inizio di via San Girolamo, idealmente capace di congiungere città ed Eremo; a seguire momento di preghiera sulla tomba di fratel Carlo Carretto. Alle 11 saluto delle istituzioni con interventi dei referenti dell’Azione cattolica e gli aderenti alla Fraternità secolare Charles de Foucauld, alla Fraternità sacerdotale Jesus Caritas e testimonianze. Dopo la pausa pranzo rientro all’Eremo di Santa Chiara e alle ore 16 Adorazione eucaristica.
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Amici bresciani tornano a San Girolamo. “Quelle esperienze formative a Spello hanno segnato la nostra crescita”
«Siamo un gruppo di amici bresciani. Diversi di noi in gioventù hanno frequentato a lungo Spello, gli eremi sul Subasio e in particolare ad Armenzano, per poi un giorno alla settimana scendere a San Girolamo per seguire le riflessioni di Carlo Carretto, le catechesi di Giuseppe Florio e gli accompagnamenti musicali di Pierangelo Comi». Si presentano così gli amici che hanno fatto tappa a San Girolamo mercoledì 16 settembre. «Quelle esperienze di settimane formative a Spello hanno segnato la nostra crescita. Per cui quest’ anno, dopo avere percorso negli anni scorsi il cammino di San Benedetto, abbiamo pensato ad un cammino sulle strade di Francesco e sui sentieri e i luoghi della nostra gioventù. Da Gubbio a Valfabbrica, da Valfabbrica a Biscina, da Biscina a Armenzano, da Armenzano a Spello, da Spello ad Assisi e infine a Rivotorto e Santa Maria degli Angeli». A Spello «siamo stati accolti in modo squisito da Luigi e Rosanna Giusto di Varazze». Poi, su nostra richiesta, si presentano: «Questo il nostro gruppo: Mario Pelizzari e sua moglie Lucia, don Piero Pochetti, Cristina, Anselmo Palini e sua moglie Alessandra, Roberto Pozzi e sua moglie Santina, Alberto Bugatti e sua moglie Laura, Fabrizio Tanghetti e sua moglie Betty, Sandro Gagliandi e sua moglie Patrizia». Grazie per aver condiviso con Casa San Girolamo il vostro percorso di amicizia e di fede!
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Conversazioni di Spello: l’Ac mette al centro il futuro dei territori più fragili
«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». Le parole di Cesare Pavese ne La luna e i falò sembrano scritte apposta per le aree interne italiane, dove il rischio, oggi, non è tanto quello di restare, quanto quello di non avere più un posto da cui andarsene e a cui tornare. C’è infatti un’Italia che rischia di desertificarsi, non tanto per i cambiamenti climatici, quanto per il progressivo abbandono del territorio. È un processo involutivo rapidissimo, che riguarda le cosiddette “aree interne” e che si allarga ormai a fette sempre più vaste del Paese. L’allarme è stato rilanciato sabato 12 settembre dall’Azione cattolica italiana nelle Conversazioni di Spello, organizzate insieme alla rivista culturale Dialoghi e interamente dedicate a questo tema, che la Cei sta ponendo al centro dell’attenzione ecclesiale. Ad aprire la riflessione è stato mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi e componente della nuova Commissione ad hoc istituita dalla Conferenza episcopale: bisogna prendere atto, ha detto, della crescita abnorme delle aree urbane a scapito di quelle più decentrate, un problema aggravato dalla denatalità che colpisce soprattutto le zone meno popolate. Di fronte a una presenza abitativa sempre più esigua, occorre superare gli inutili campanilismi e imparare a fare sistema; e servono, dall’altra parte, politiche che diano finalmente priorità alle periferie e non solo al centro. Articolato l’intervento del sen. Guido Castelli, commissario del Governo alla ricostruzione dei territori colpiti dal terremoto del 2016. Riprendendo le tre parole-chiave scelte per l’incontro (restare, abitare, sperare), Castelli ha rimarcato che la scelta di permanere in un luogo dev’essere libera; ma perché lo sia davvero servono servizi, lavoro, mobilità efficiente, connettività. C’è poi l’aspetto della sicurezza, con la ricostruzione adeguata di case, scuole, chiese ed edifici pubblici: quanto si sta facendo nelle zone colpite dal sisma di dieci anni fa può diventare un modello per tutte le aree interne, per restituire opportunità e fiducia alla gente. Perché la questione non riguarda solo la ricostruzione fisica dei luoghi colpiti da calamità naturali o segnati dall’abbandono, ma la salvaguardia di un tessuto umano che permetta al territorio di tornare davvero a vivere. Un buon esempio, in questo senso, è quello di Fabriano, nelle Marche, dove la buona gestione del post-terremoto del 1997 ha permesso alla città di reggere bene l’urto del sisma del 2016: lo ha raccontato il musicista Diego Trivellini, che con la sua fisarmonica elettronica ha fatto da colonna sonora all’appuntamento. Più che di un “diritto a restare”, ha suggerito nella sua testimonianza Gaetano Gatì, bisognerebbe parlare dei diritti indispensabili perché un cittadino possa davvero vivere in un determinato posto: dall’acqua alla sanità, fino agli altri servizi essenziali. Gatì è cofondatore, a Montebello di Licata, nell’Agrigentino, di un Centro studi che si batte perché i giovani possano immaginare un futuro là dove sono nati, e che ogni anno organizza il festival «Questa è la mia terra» per sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni. Dal presidente nazionale dell’Azione cattolica, Giuseppe Notarstefano, è venuta l’assicurazione che l’associazione, con la sua capillarità, continuerà a essere presenza attiva anche nelle zone che più soffrono la marginalità, impegnandosi al tempo stesso a mantenere legami e relazioni con chi è costretto a lasciare il proprio luogo d’origine. Notarstefano ha anche annunciato l’approvazione di un importante finanziamento pubblico per il restauro della chiesa quattrocentesca attigua al convento di San Girolamo di Spello, da tanti anni “casa” dell’Ac. È qui che fratel Carlo Carretto, ricordato con una cerimonia di preghiera guidata dall’assistente generale mons. Claudio Giuliodori, ha saputo irradiare, da un luogo appartato, una luce di speranza che ancora oggi illumina il cammino di tanti credenti. Una metafora perfetta per le aree interne, che nonostante l’isolamento hanno ancora tanto da offrire, e nelle quali affondano le radici del nostro essere popolo: quel “qualcosa di tuo”, per tornare a Pavese, che resta ad aspettarti anche quando sei lontano.
Enzo Romeo
(Il Chiostro)
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Sabato 12 settembre: Conversazioni a Spello. “Restare, Abitare, Sperare – Il cammino della Chiesa e dell’Ac nelle aree interne”
“Ci sono luoghi che rischiano di diventare periferia prima ancora di esserlo geograficamente. Sono i piccoli centri delle aree interne, paesi di montagna e di collina segnati dallo spopolamento, dalla partenza dei giovani, dalla progressiva perdita di servizi e dalla rarefazione delle relazioni. Luoghi nei quali la distanza non si misura soltanto in chilometri, ma nella possibilità concreta di continuare a essere comunità”. È a questa sfida che sono dedicate le Conversazioni a Spello 2026, promosse dall’Azione cattolica italiana, in collaborazione con il Comune di Spello e la rivista “Dialoghi”. L’appuntamento, giunto alla nona edizione, si terrà sabato 12 settembre, alle ore 16, a Casa San Girolamo (in via S. Girolamo 1), e avrà per titolo “Restare, abitare, sperare. Il cammino della Chiesa e dell’Ac nelle aree interne”.
Il pomeriggio di Spello si aprirà con una preghiera sulla tomba di Carlo Carretto, “quasi a sottolineare che ogni riflessione sul territorio nasce da uno sguardo spirituale sulla storia e sulla vita concreta delle persone”.
Il tema “assume un significato particolare – sottolinea l’Ac nazionale – nel decimo anniversario del terremoto del Centro Italia e sarà affrontato anche attraverso la presenza di Guido Castelli, commissario straordinario del Governo alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto 2016. “La sua partecipazione consentirà di intrecciare la questione della ricostruzione con quella più ampia della rigenerazione dei territori: non soltanto ricostruire edifici, ma creare le condizioni sociali, economiche e relazionali perché le persone possano continuare a vivere e investire nei propri luoghi”.
Al confronto prenderà parte mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, mentre i saluti introduttivi saranno affidati a Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione cattolica, e a Moreno Landrini, sindaco di Spello. Dopo il confronto è previsto un intervento musicale del fisarmonicista Diego Trivellini e una testimonianza di Gaetano Gatì, co-fondatore del Centro studi Giuseppe Gatì e del Festival “Questa è la mia terra”. A moderare l’incontro sarà Enzo Romeo, direttore di “Dialoghi”. La giornata si concluderà alle 19.30 con un momento conviviale.
La riflessione partirà da una domanda semplice e insieme decisiva: che cosa serve perché un territorio continui a essere vivo? Perché ricostruire una casa, una strada o un edificio pubblico è necessario, ma non sempre sufficiente. Quando chiude una scuola, viene meno un presidio sanitario, scompare un negozio o un giovane è costretto a partire, a impoverirsi non è soltanto l’offerta di servizi, ma la trama quotidiana attraverso cui una comunità riconosce sé stessa.
La prospettiva proposta dalle Conversazioni interpella direttamente anche la Chiesa e l’Azione cattolica. Le aree interne, infatti, non sono soltanto una questione demografica, urbanistica o economica. Sono una questione di legami e di prossimità. La Chiesa è chiamata a non sostituirsi alle istituzioni, ma a custodire e generare comunità, tenere aperti spazi di incontro e partecipazione, accompagnare le persone e contribuire a costruire reti. Per l’Azione cattolica significa interrogarsi su come passare da una logica di semplice presidio di ciò che resta a una capacità di rigenerare comunità, valorizzando le esperienze già presenti e mettendo in relazione istituzioni, realtà sociali, ecclesiali e cittadini.
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Weekend in musica! A ritmo dell’anima, un bene da restituire
Un weekend che sa ancora d’estate quello dal 4 al 6 settembre, che ha visto svolgersi a Casa San Girolamo un incontro sul rapporto tra musica, spiritualità e vita. La pace del chiostro è stata l’ambiente ideale che ha favorito il “lasciare spazio” all’ascolto, di sé stessi e delle armonie che portano verso l’alto. Un’opportunità per ascoltare la brezza leggera che, ad ognuno con la sua misura, riporta alla capacità di creare silenzi capaci di trasformarsi in melodie, le melodie attraverso cui ogni opera di Dio, a suo modo, “canta ciò che Dio è in essa”. Ma cos’è davvero la musica, se non un mezzo privilegiato attraverso cui esprimere la propria interiorità? E l’interiorità di ciascuno di noi diventa anche spiritualità quando si dispone la propria anima al dialogo con Dio. Un dialogo che, nell’arte e in particolare nella musica, diventa un atto creativo e creatore perché rende l’uomo partecipe della creazione, come artefice, dal momento che non crea qualcosa di nuovo, bensì fa nascere bellezza con ciò che è già di per sé creatura. Così, da ciò che “era cosa buona”, nasce ciò che è bello.
È bello poter prendersi del tempo per rileggere la propria vita e scoprirla parte di un grande sparito: la strofa di un canto, forse all’apparenza intricato e composto da elementi che possono sembrare dissonanti tra loro, ma che visto nell’insieme rivela la bellezza e l’armonia che nasce dall’unione di tanti elementi diversi. Elementi combinati all’interno, uniti ai tanti contributi che arrivano e arricchiscono da fuori. La musica che aiuta ad esprimere una spiritualità che si incarna nella vita e si traduce in bellezza. E la bellezza, il bene, va restituito, messo in circolo. Solo così ci si può ritrovare negli altri per guadagnare appieno se stessi. “Di fronte alla sacralità della vita e dell’essere umano, di fronte alle meraviglie dell’universo, l’unico atteggiamento adeguato è quello dello stupore. Da qui, dallo stupore, potrà scaturire l’entusiasmo di cui hanno bisogno gli uomini di oggi e di domani per affrontare e superare le sfide cruciali che si annunciano all’orizzonte. Grazie ad esso l’umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e riprendere il suo cammino. In questo senso è stato detto con profonda intuizione che ‘la bellezza salverà il mondo’”.
Giulia & Lucia Lucentini
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Da Pollone (Biella), luogo caro a Piergiorgio Frassati, la visita di una rappresentanza parrocchiale
Il 1° settembre, Giornata per la cura del Creato, a Casa San Girolamo abbiamo accolto un gruppo della parrocchia di Pollone, in provincia di Biella, guidato dal parroco don Luca Bertelli. Lì san Piergiorgio Frassati amava trascorrere le vacanze con la famiglia percorrendo i sentieri e scalando le sue amate montagne. Con il gruppo era presente anche una piccola rappresentanza dell’Acr di Biella in visita ad Assisi, manifestando la voglia e il piacere di conoscere la vita di Carlo Carretto. Santi di ieri e santi di oggi, ma tutti con la bellezza di non essere isolati dal mondo ma, attingendo a una forte spiritualità, hanno saputo incarnare il vangelo nella propria vita a servizio di tutti. Un vero dono per la vita personale e comunitaria di ognuno di noi.
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Bellezza, mitezza, politica, speranza: a Spello una rilettura originale del Cantico delle Creature
Nella suggestiva cornice di una piazzetta medievale che richiama il tempo di san Francesco si è svolta, mercoledì 26 agosto, la presentazione del libro Dalla Terra la Vita. Ecologia integrale e mitezza nel Cantico delle Creature di san Francesco. Un dialogo tra l’autore del testo, Francesco Del Pizzo, e Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, intervistati dalla giornalista Fabiola Gentili. Circondati dalla bellezza, si è sottolineato come il valore del Cantico delle Creature non può essere relegato alla sua valenza letteraria, di primo testo in volgare, ma nella sua capacità di essere un testo altamente “politico”, perché efficace chiave di lettura per l’oggi sociale, ambientale, civile. Per questo è stata ribadita la necessità di abbandonare una visione “sentimentale ” del Cantico e della figura di Francesco stesso, preferendo un approccio che possa essere, nei diversi ambiti di vita, anche nelle scuole, una lettura etico-sociale che aiuti ciascuno a porsi le domande giuste di fronte alle sfide contemporanee dell’ecologia integrale.
Come è stato sottolineato da entrambi i relatori, Francesco è stato pienamente un uomo del suo tempo in forma radicale ed esigente, ma mite. “Mitezza” è la parola che più ha risuonato nella conversazione perché è la sfida della politica oggi, ma è una sfida per ciascuno di noi. Mitezza non è essere arrendevoli, ma essere capaci di compiere delle scelte, di impegnarsi in ciò che si fa, di incontrare, dialogare e mediare con l’altro, che esso sia un amico o un avversario politico. Ogni giorno ciascuno di noi è chiamato a scegliere la via della mitezza che esige anche una purificazione delle parole, in un dialogo che parte da un riconoscimento e un rispetto reciproco, come avvenne tra Francesco e il Sultano.
Dal dialogo in piazzetta emerge come la mitezza abbracci la speranza in “una via di educazione alla bellezza, al perdono e alla comunione, alla sororità e alla fraternità, all’amicizia sociale invocata da papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti”, come sottolinea la prefazione al testo. In questo contesto non si può non sottolineare la particolarità che il libro includa una versione del Cantico in lingua napoletana realizzata dai detenuti del Centro di Pastorale carceraria di Napoli, uomini che come Francesco, mentre scriveva, sono impossibilitati a vedere la bellezza delle creature che descrivono. Un esempio di attualizzazione e di significazione ancora oggi della radicalità e della potenza del messaggio francescano di ottocento anni fa.
Veronica Rossi
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Home Sweet Home: il progetto di fratel Carlo. “Una casa dove tutti possono nascere alla vita”
Ci sono persone che non abbiamo potuto conoscere direttamente. La vita per qualche ragione non ci ha permesso di incrociarci, come una gentilezza mancata: nati in epoche diverse, vissuti in luoghi differenti, cresciuti in contesti a volte opposti. Eppure, a volte avviene la grazia di incontrarsi e il merito sta nelle opere che alcune persone sanno lasciare dopo di loro, le orme che la loro vita ha impresso sulla terra che abitiamo, il pensiero che hanno affidato a testi e parole. E per puro caso ci imbattiamo in loro, come è accaduto a me con fratel Carlo Carretto.
Lui moriva e io nascevo, ma questo non ci ha impedito di essere amici, anzi fratelli. Fratelli in Spirito.
Per prima cosa ho conosciuto la sua storia nell’associazione che ci ha accomunato nella giovinezza, l’Azione cattolica. Poi ho avuto la possibilità di leggere le sue parole affidate a dei testi che ho iniziato a ritenere delle opere universali, mie pietre miliari: “Lettere dal deserto” sono il mio «Piccolo principe» dell’età adulta; “Il deserto nella città” mi ha aperto gli occhi su come vivere da laico; recentemente il testo “Io, Francesco” – da poco riedito dall’editrice Ave – ha riacceso in me un canale di spiritualità che avevo messo in stand-by.
E poi ci sono le opere, i gesti concreti, le eredità tangibili: prima tra tutte Casa San Girolamo, Spello. Carlo ci ha lasciato un luogo dove tornare, dove sentirci a casa, dove puoi dormire affacciata ad una (anzi oggi 4) tombe e non aver alcun senso di angoscia perché è come dormire nella stanza accanto di un fratello, di un padre.
Casa San Girolamo non è un monastero, non è un convento e non è neanche un centro di spiritualità. È tutto questo e molto di più, perché è la casa dove tutti possono nascere alla vita, offrendosi e condividendo quella semplicità, figlia della più autentica e testimoniata Provvidenza. Un luogo in un’epoca di non-luoghi, dove la tua storia interessa, ma puoi anche non dirla, dove puoi dare, ma certamente riceverai più di quello che pensavi di donare.
Sono grata a tutti coloro che nella più totale fedeltà al progetto di fratel Carlo ancora, tutti gli anni, aprono quel portone e quelle camere e quella cucina e dicono «Sì, certo, venite vi aspettiamo!». Dove sei prezioso, perché, come una vera casa, fa fiorire i suoi abitanti! E lì spesso sto. Insieme al mio caro Fratel Carlo, che oramai penso di conoscere come uno di famiglia, davanti alla cui tomba ho passato le mie serate ad annaffiare orti e imprecare contro zanzare. Che anche questo fa parte della vita vera che si respira lì.
Alessandra (Avigliano)
[foto Stefè Grassi]
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Caporalato e traffici della malavita, il MLAC affronta ferite e antidoti presenti nei Paesi del Mediterraneo
Dalle tante ferite del Mediterraneo possono generarsi percorsi di memoria e di giustizia. È la tematica scelta dal Movimento Lavoratori di AC (MLAC) nella giornata di “Orizzonti Mediterranei” dedicata ai singoli settori, all’ACR e ai Movimenti. Accompagnati nella riflessione dall’ex magistrato Marco Dinapoli della DDA di Bari, da Davide Pati di LIBERA e dal già direttore della Caritas diocesana di Bari-Bitonto Bruno Mitrugno, nella plenaria ci si è soffermati dapprima sulla drammatica piaga del caporalato, che tante lacrime, sudore e sangue comporta nei braccianti, a vantaggio dei “caporali” e di quegli imprenditori malviventi che si arricchiscono, approfittandosi di un bisogno di lavoro delle persone. Uno sciacallaggio sulla pelle dei più deboli e invisibili, agevolato e amplificato dall’immigrazione clandestina. Uno sciacallaggio che favorisce l’illegalità del lavoro nero e sottopagato, in condizioni disumane inaccettabili che mettono in pericolo la vita dei lavoratori. “I braccianti – ha spiegato l’ex giudice – mi descrivevano tutto in udienze che finivano a notte fonda. Ai braccianti che chiedevano un po’ d’ombra per ripararsi dal sole durante la raccolta delle olive, il barone rispose di no perché non voleva sacrificare gli alberi di ulivo per dare sollievo ai lavoratori. Tanto da dire che le piante di ulivo avevano più valore delle persone umane”.
Oltre che di lavoro dignitoso e di sicurezza sul lavoro, s’è parlato anche delle organizzazioni criminali, con i loro tanti traffici (in droga, armi e persone), di beni confiscati alle mafie, della devastazione ambientale e dell’economia che uccide. Affiancando a questa denuncia, come ricordava il vescovo di Bari-Bitonto mons. Giuseppe Satriano, anche l’annuncio di speranza, dato dagli esempi della cooperativa sociale “Pietra di scarto” di Cerignola (nata come gesto concreto del Progetto Policoro su un bene confiscato), della legge Rognoni-Pio La Torre sul riutilizzo sociale dei beni confiscati e dell’accoglienza fraterna che, a Bari e Brindisi, gli abitanti del posto diedero nei primi anni ’90 agli albanesi sbarcati nei porti. E proprio pensando ai migranti che si sono riversati in massa a Ceuta, lo storico direttore della Caritas diocesana barese racconta che l’emozione è sempre la stessa, anche se sono passati tanti anni. Anzi, nonostante gli anni che sono passati e le motivazioni che cambiano, ci sono persone che scappano da persecuzioni, povertà e fame. “In quel tempo il popolo albanese scappava da un regime comunista che l’opprimeva e che non dava speranza. Adesso i giovani del Marocco e di tante altre nazioni africane cercano soluzioni di vita migliori”. L’incontro è stato moderato dalla segretaria della Delegazione regionale dell’AC Puglia Livia Paola Addante.
Nel pomeriggio una simulazione di un laboratorio di progettazione sociale su un ipotetico terreno lasciato in eredità ad una parrocchia ha fatto non solo esercitare i partecipanti con questo strumento, ma ha anche rilanciato il contest “PARROCCHIE ECOLOGICHE 2026”, che vedrà come scadenza per la presentazione dei progetti domenica 8 novembre. Per info e iscrizioni è possibile consultare il sito web contest.azionecattolica.it
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